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Così Enduring Freedom arrivò nelle Filippine. Fu durante questa crisi che Bush decise di inviare nelle filippine centinaia
di consiglieri militari e soldati delle forze soldati per combattere Al-Qaeda
nel sudest asiatico. In quei mesi, il mondo era troppo preso dall’11 settembre
e dalla guerra in Afghanistan per rendersi contro del nuovo fronte di guerra aperto
dagli Usa nelle Filippine.
Le gravi accuse dell’ex ostaggio, Gracia Burnham. Come tutto ciò che riguarda Abu Sayyaf, anche la vicenda di Dos Palmas è avvolta
da un alone di inquietanti ambiguità. Nel 2003 l’ex ostaggio statunitense Gracia
Burnham ha scritto un libro che racconta la sua lunga prigionia: in esso rivela
che i carcerieri avevano costanti contatti con l’esercito filippino che forniva
loro informazioni, armi, munizioni e viveri, e che quando parlavano di riscatto
dicevano che avrebbero fatto a metà con un generale dell’esercito filippino.
Abu Sayyaf, creatura dell’esercito. E della Cia. Secondo testimonianze recentemente raccolte da PeaceReporter nelle Filippine, Abu Sayyaf nacque nei primi anni Novanta sotto al presidenza
dell’ex cadetto dell’accademia militare Usa di West Point, Fidel Ramos. In quegli
anni era ambasciatore Usa a Manila John Negroponte, esperto di operazioni sotto
copertura. A gestire l’operazione Abu Sayyaf per il governo filippino furono i
generali Alexander Aguirre e Guillermo Ruiz e il potente governatore di Basilan
Wahab Akbar, considerato il vero capo di Abu Sayyaf. L’uomo del governo in Abu
Sayyaf era inizialmente l’agente dei servizi segreti militari Edwin Angeles, che
lavorava in stretto contatto con l’agente operativo della Cia, John Lebney. Lo
stesso Abdurajik Janjalani, leader ufficiale del gruppo, aveva combattuto per
la Cia in Afghanistan contro i sovietici. Enrico Piovesana