stampa
invia
Fame, violenze, prigione. E' quanto attende centinaia di migliaia di profughi iracheni in fuga da un Paese martoriato dalla guerra. Più di due milioni di sfollati, in una popolazione che ne conta 25 milioni, hanno trovato rifugio in Paesi quali la Siria, la Giordania, il Libano, l'Egitto e altri. La loro condizione è spesso quella di residenti illegali, e spesso sono costretti ad affrontare la deportazione, la galera, o la fame.
Ulteriori pericoli nel loro Paese. Il rapporto di 'Human Rights Watch' dal titolo 'Marcire qui o morire là: scelte
disperate per i rifugiati iracheni in Libano', dipinge una situazione nella quale
le autorità libanesi arrestano rifugiati iracheni che non hanno documenti di soggiorno
e li imprigionano per un periodo di tempo indefinito per costringerli a tornare
in Iraq. "I rifugiati iracheni in Libano vivono nella paura costante di essere
arrestati - spiega Bill Frelick, direttore del programma per rifugiati di Human
Rights Watch -. I rifugiati arrestati si trovano di fronta la prospettiva di marcire
in prigione per un tempo indefinito prima della decisione di tornare in Iraq e
affrontare ulteriori pericoli e difficoltà nel loro Paese".
Un terzo di loro rinunciano ad un pasto per nutrire i figli. Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, in Libano ci sono 40 mila
rifugiati. I maltrattamenti subiti in Libano hanno spinto molti di loro a fuggire
in Siria, ma dal 1 ottobre non è più possibile, in quanto Damasco ha deciso di
richiedere il visto a tutti gli iracheni in ingresso. Ciononostante, anche in
Siria la situazione non è delle migliori per i rifugiati iracheni. Il World Food
Programme (Wfp) ha denunciato due giorni fa che un terzo degli iracheni presenti
in Siria sono costretti a rinunciare al pranzo o alla cena per nutrire i loro
figli. Luca Galassi