06/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime militare del Myanmar crede che dietro le proteste di settembre ci sia un complotto ordito dagli Usa
La giunta militare birmana ha bollato come “finte” le manifestazioni di protesta che hanno condotto alla repressione poliziesca a fine settembre. Secondo il portavoce del governo dittatoriale la colpa delle manifestazioni sfociate nella violenza sarebbe da attribuire ad emissari del Governo Usa pagati per sobillare dei ''finti monaci''. Il militare contemporaneamente ha annunciato a breve il rilascio di migliaia (forse 8.500) di dissidenti, giustificando i timori delle Ong straniere che parlavano di diverse migliaia di arresti. Una ong americana ha però lanciato un allarme: solo 15 di questi ultimi avrebbero partecipato alle proteste di settembre; gli altri sarebbero oppositori di lungo corso, o criminali comuni.
 
Kyo HsanSecondo il brigadiere Kin Yi alcuni “gruppi stranieri non governativi” avrebbero ordito le manifestazioni e i successivi scontri insieme con alcuni dissidenti in esilio, sotto la regia dell'ambasciata americana di Yangon. Negli scontri del 25 e 26 settembre sono morte almeno 15 persone e ne sono state incarcerate almeno duemila, secondo le dichiarazioni governative. Diverse associazioni per la protezione dei diritti umani temono questi numeri vadano moltiplicati. Le proteste pubbliche avevano coinvolto almeno 100mila persone al loro apice. Erano iniziate il 13 agosto a causa del raddoppio dei prezzi di benzina e carburante da riscaldamento. Il capo della polizia e ministro dell'informazione generale Kyo Hsan ha detto che le proteste erano il risultato di un “complotto orchestrato mirato a creare panico nel paese. Abbiamo le prove che dei monaci finti si sono aggiunti nelle proteste a gruppi di dissidenti, anche provenienti dall'estero”. Dal ministro della Giunta le manifestazioni sono state definite “non volute e non partecipate dalla maggioranza del popolo birmano”.
 
Kyo Hsan ha parlato durante una conferenza del regime organizzata per presentare il nuovo organo istituzionale designato a redigere una bozza di nuova costituzione birmana. La carta suprema del Myanmar sarà il risultato di 14 anni di lavori della Convenzione nazionale, l'assemblea elettiva che ha visto la partecipazione delle decine di etnie minoritarie nel paese, per disegnare Myanmar con una struttura multietnica. Alla convenzione non sono stati ammessi membri del principale partito d'opposizione, la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kii. Questo partito non parteciperà nemmeno alla stesura finale della Costituzione, ha detto Kyo Hsan. “Con questa mossa i militari si sono definitivamente screditati”, ha detto a PeaceReporter per telefono un giornalista dissidente birmano in esilio in Norvegia, riferendosi ai militari.
 
monaciin preghiera a Yangon“Se consideriamo inoltre che per la consegna della bozza – ha aggiunto il dissidente esiliato – non è stato fissato un tempo massimo, capiamo come questa apparenza di democrazia sia poco credibile”. Secondo il portavoce dei militari invece, ammettere le opposizioni esterne alla redazione del nuovo testo “avrebbe rimandato all'infinito il testo definitivo”. Per il giornalista “visto che le loro (dei generali) ultime trattative sui principi base sono durate ben sette anni, c'è il rischio che i militari si assicurino così altri 20 anni al comando”. Per M. A. non c'è molto da dubitare sul futuro del Myanmar: “La gente ha capito che è per adesso o mai più: bisogna dare la spallata decisiva al regime”. Un monaco accolto dal governo degli Stati Uniti in esilio, ha detto la scorsa settimana in una conferenza stampa alla presenza del presidente Usa G. W. Bush che “un nuovo scontro fisico coi militari in futuro sarà inevitabile”.
 red 
Parole chiave: Kyo Hsan, Aung San Suu Kii
Categoria: Diritti
Luogo: Myanmar