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I fatti. La situazione all'ombra dell'Illimani sembra non essere tornata ancora alla
normalità. Manifestazioni e incidenti, costati la vita già a tre persone, hanno
movimentato le passate settimane. La nuova Costituzione boliviana sembra proprio
non piacere alle oligarchie delle provincie più ricche: Beni, Pando, Santa Cruz,
Tarija. Tanto che almeno 170 persone hanno scelto lo sciopero della fame come
forma di protesta. Non ci sarebbe nulla di strano in questo, i boliviani ci hanno
abituato a forme di protesta bizzarre, se non che alla protesta hanno aderito
gli indigeni del Consejo Indegena Autonomista. Del Cosejo fanno parte nativi delle
etnie ayorea, guaraya, chiquitana e guaranì in gran parte residenti nella provincia
di Santa Cruz, la più ricca del Paese. Ci si chiede come mai proprio adesso che
in Bolivia un indio (aymara) è salito al potere i suoi “fratelli” manifestino
contro di lui. E' presto detto: gli indios di questa regione si sentono traditi
da Evo Morales e dal suo partito per via dell'approvazione della nuova costituzione
senza aver raggiunto un accordo nazionale. E l'attacco è stato durissimo: “Evo
Morales, come indigeno e come contadino, dovrebbe dare l'esempio e aprire al dialogo.
Così non si rispetta la democrazia”. Anche Marcial Fabricano, leader indigena,
ha fatto sapere che molte popolazioni native non sono d'accordo soprattutto con
il modo illegittimo con cui è stato approvato il testo della Costituzione.
Da Santa Cruz. “Abbiamo preso la decisione di fare lo sciopero della fame, una misura estrema,
davanti all'imposizione di una dittatura nel nostro Paese” racconta da Santa Cruz
Roberto Gutierrez, vice presidente del Comitato Civico Pro Sucre. “Inoltre, la
decisione è stata presa davanti all'imposizione di un progetto politico che non
rispetta la volontà popolare e le minoranze. La decisione di attuare lo sciopero
della fame è stata presa di fronte all'attacco alla democrazia e anche della vita
umana da parte del governo. In venti mesi l'esecutivo di Evo Morales si è reso
colpevole della morte di quasi trenta campesinos e questo ci preoccupa moltissimo. Ecco, queste sono le motivazioni che ci hanno
spinto a fare lo sciopero della fame: protestare per tutte le cose sbagliate che
sta facendo Morales contro lo stato di diritto, la libertà d'espressione, la vita
umana, le garanzie costituzionali. Tutto questo lo facciamo in difesa di una democrazia
che nel nostro Paese ha solo 25 anni di vita e che è ancora molto fragile. Siamo
anche convinti che è un processo di trasformazione dello Stato molto lungo da
ottenere e lo vogliamo ottenere in pace. Perchè la società boliviana è pacifica”.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter