Per Human Rights Watch non bisogna più fare affari col regime. Non tutti la pensano così
scritto da gianluca Ursini
Per la Ong Human rights Watch “il Consiglio di sicurezza Onu dovrebbe proibire ogni investimento su gas e
petrolio birmani, e bloccare i pagamenti dalle aziende petrolifere al regime militare”.
Secondo Euro Burma, agenzia pro-democrazia Ue, “non è necessario arrivare a misure così drastiche:
le sanzioni finanziarie degli Usa si sono dimostrate efficaci contro la Corea
Nord”, come riferisce a PeaceReporter il presidente, anch'egli esule birmano.
Nessun contatto. Secondo la Ong Usa, vicina al governo, i paesi Asean (organismo economico regionale),
nonché Cina, India e Ue devono sospendere i rapporti con il regime colpevole della
repressione violenta dell'opposizione. Nessun contratto va concluso sugli idrocarburi
“perché da lì i militari traggono sostentamento per andare avanti”.
Hrw ha proposto anche sanzioni
ad hoc per evitare che le società statali di sfruttamento di gas e petrolio possano
disporre dei proventi.
Molti affari In un rapporto di
Hrw si legge che 27 società di 13 Paesi intrattengono rapporti economici con Myanmar.
Tredici tra esse sono a partecipazione o controllo statale, e vengono affidati
loro 20 dei 30 progetti in corso.
Hrw ha chiesto anche a queste società di pubblicare i loro conti e la destinazione
finale. Quale banca e in quale paese. Ai militari il gas ha reso nel 2006 un miliardo
di dollari in più rispetto al 2005. E i proventi triplicheranno dal 2010, quando
partirà il consorzio di sfr
uttamento della zona
off shore denominata
Progetto Shwe, al quale partecipa anche la francese Total. La lista dei Paesi che fanno affari
con Myanmar include: Australia, Usa, Cina, India, Francia, Gi
appone, Malesia, Olanda, Russia, Corea del sud, Thailandia e Stati uniti, nonostante
le sanzioni del presidente G. W. Bus

h. A utilizzare le risorse birmane sono soprattutto le multinazionali:
Chevron, U
sa, che sfrutta i giacimenti di Yadana; la statale
Nippon Oil, attiva nei campi di Yetagun; la statale
Ptt Public thailandese che compra metà del gas birmano; ha versato 2,6 miliardi di dollari
nel 2006 ai militari. La francese
Total, a Yadana, e la
Daewoo sudcoreana, che conduce il progetto di Shwe.
Continuiamo così. “L'apertura democratica iniziata dal regime è un processo irreversibile, non
bisogna esagerare, ma agire gradualmente”. Di diverso avviso è BoDi NawWin, che
presiede Euro Burma, raggiunto da PeaceReporter. “Le sanzioni hanno già raggiunto dei risultati: considerate che le aerolinee
sono state bloccate, perché non trovano nessuno disposto a collaudare i loro velivoli
– ha aggiunto Bodi – vanno bene le attuali sanzioni europee e americane: anche
se i settori petroliferi non sono colpiti dal Dipartimento di stato di Washington
e dalla Commissione di Bruxelles, come dimostrano gli affari di Total e Chevron; e non abbiamo intenzione di far soffrire il popolo birmano per gli errori dei
generali. Guardate la Cina: non possono più fare finta di niente di fronte al
mondo, e stanno cercando di portare al dialogo i loro alleati”.