06/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Per Human Rights Watch non bisogna più fare affari col regime. Non tutti la pensano così
scritto da gianluca Ursini
 
Per la Ong Human rights Watch “il Consiglio di sicurezza Onu dovrebbe proibire ogni investimento su gas e petrolio birmani, e bloccare i pagamenti dalle aziende petrolifere al regime militare”. Secondo Euro Burma, agenzia pro-democrazia Ue, “non è necessario arrivare a misure così drastiche: le sanzioni finanziarie degli Usa si sono dimostrate efficaci contro la Corea Nord”, come riferisce a PeaceReporter il presidente, anch'egli esule birmano.
 
chevron fa affari col MyanmarNessun contatto. Secondo la Ong Usa, vicina al governo, i paesi Asean (organismo economico regionale), nonché Cina, India e Ue devono sospendere i rapporti con il regime colpevole della repressione violenta dell'opposizione. Nessun contratto va concluso sugli idrocarburi “perché da lì i militari traggono sostentamento per andare avanti”. Hrw ha proposto anche sanzioni ad hoc per evitare che le società statali di sfruttamento di gas e petrolio possano disporre dei proventi.
 
Molti affari In un rapporto di Hrw si legge che 27 società di 13 Paesi intrattengono rapporti economici con Myanmar. Tredici tra esse sono a partecipazione o controllo statale, e vengono affidati loro 20 dei 30 progetti in corso. Hrw ha chiesto anche a queste società di pubblicare i loro conti e la destinazione finale. Quale banca e in quale paese. Ai militari il gas ha reso nel 2006 un miliardo di dollari in più rispetto al 2005. E i proventi triplicheranno dal 2010, quando partirà il consorzio di sfr uttamento della zona off shore denominata Progetto Shwe, al quale partecipa anche la francese Total. La lista dei Paesi che fanno affari con Myanmar include: Australia, Usa, Cina, India, Francia, Gi appone, Malesia, Olanda, Russia, Corea del sud, Thailandia e Stati uniti, nonostante le sanzioni del presidente G. W. Bus total non vuole smettere i suoi rapporti birmanih. A utilizzare le risorse birmane sono soprattutto le multinazionali: Chevron, U sa, che sfrutta i giacimenti di Yadana; la statale Nippon Oil, attiva nei campi di Yetagun; la statale Ptt Public thailandese che compra metà del gas birmano; ha versato 2,6 miliardi di dollari nel 2006 ai militari. La francese Total, a Yadana, e la Daewoo sudcoreana, che conduce il progetto di Shwe.

Continuiamo così. “L'apertura democratica iniziata dal regime è un processo irreversibile, non bisogna esagerare, ma agire gradualmente”. Di diverso avviso è BoDi NawWin, che presiede Euro Burma, raggiunto da PeaceReporter. “Le sanzioni hanno già raggiunto dei risultati: considerate che le aerolinee sono state bloccate, perché non trovano nessuno disposto a collaudare i loro velivoli – ha aggiunto Bodi – vanno bene le attuali sanzioni europee e americane: anche se i settori petroliferi non sono colpiti dal Dipartimento di stato di Washington e dalla Commissione di Bruxelles, come dimostrano gli affari di Total e Chevron; e non abbiamo intenzione di far soffrire il popolo birmano per gli errori dei generali. Guardate la Cina: non possono più fare finta di niente di fronte al mondo, e stanno cercando di portare al dialogo i loro alleati”. 
 
Parole chiave: Human rights Watch, Euro Burma, Ursini
Categoria: Diritti
Luogo: Myanmar
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