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Chihulsutoon, periferia meridionale di Kabul. Nel traffico mattutino un pulmino
bianco di fabbricazione cinese, carico di soldati afgani, viene affiancato da
una
piccola auto guidata da un kamikaze. L’esplosione, potentissima, riduce il pulmino
a un rottame contorto e fumante. Otto militari rimangono uccisi assieme ad almeno
altrettanti passanti, tra cui quattro bambini. Decine i feriti gravi.
La guerra è ormai arrivata a Kabul. La capitale afgana è sempre più simile a quella irachena: gli attentati suicidi
contro le forze straniere e governative sono ormai quasi quotidiani. Negli ultimi
mesi questo fenomeno sta registrando una crescita esponenziale. La città è stata
penetrata da decine di shahid pronti a farsi saltare in aria. E, quel che più preoccupa Usa e Nato, i guerriglieri
talebani circondano ormai la capitale da tutti i lati. La guerriglia non solo
è ormai attiva in tutte le province attorno a Kabul – Vardak, Parvan, Kapisa,
Lowgar e Nangarhar – ma anche all’interno della stessa provincia capitale: i ribelli
sono ormai sulle montagne e nelle vallate che si trovano solo venti, trenta chilometri
a sud della città. Come Pagman o Musayi: zone regolarmente pattugliate dalle forze
Isaf italiane, sempre più spesso oggetto di attacchi talebani come quello del
24 novembre, costato la vita al maresciallo Daniele Paladini.
Rinforzi italiani per difendere la capitale. E’ in questo clima che domani l’Italia, già al comando del sempre più ‘caldo’
fronte occidentale con il generale di brigata Fauso Macor, prenderà sotto la sua
responsabilità anche la città di Kabul e la sua provincia. Enrico Piovesana