Alla vigilia delle olimpiadi
dell'anno prossimo in Cina, Amnesty International pubblica un
rapporto sullo stato dei diritti umani, sulla pena di morte e sulla
libertà dei media nel paese. Si sostiene che Pechino stia
facendo progressi significativi, anche se non definitivi, nel
rispetto dei diritti individuali e si stia progressivamente aprendo
alla democrazia, ma non è possibile ignorare quanta strada
separa ancora il popolo cinese da una piena libertà, così
come viene intesa dalla dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo.

Le prossime olimpiadi saranno una grande vetrina
internazionale per la Cina, ma è importante che lo sport non
diventi uno strumento per ingannare l'opinione pubblica mondiale sul
reale stato dei diritti nel Paese. “Non
potrò mai dimenticare -scrive Darwin Pastorin nella prefazione
del rapporto- la vergogna dei Mondiali di calcio del 1978 in
Argentina, nel pieno della dittatura di Videla e dei suoi scherani.
In uno stadio si giocava e in un altro si torturava.
Nell’indifferenza generale, con tanti, troppi resoconti favorevoli
alle menzogne del regime, con gente che non voleva andare oltre i
gol”. Nel periodo che precede i Giochi, Amnesty International
chiede al Comitato Olimpico Internazionale di sottoporre direttamente
alle autorità cinesi le preoccupazioni e le raccomandazioni
contenute nel rapporto, allo scopo di garantire che significativi
progressi nella protezione dei diritti umani avvengano prima delle
Olimpiadi e rimangano anche dopo, come definitive eredità per
il popolo cinese.