Padre Rutilio Sanchez, fedelissimo di Oscar Romero, racconta i cambiamenti e la situazione attuale a El Salvador
Teologo della Liberazione insieme a Monsignor Oscar Romero, padre Rutilio Sanchez
è stato protagonista della vita pubblica salvadoregna sia durante il periodo della
guerriglia, quando ha imbracciato le armi ed è andato sulle montagne a combattere
in difesa del popolo, sia oggi che si trova alla guida di un'associazione al servizio
delle comunità salvadoregne.
Lo abbiamo incontrato a Milano, “dove - racconta- ci sono molti amici che collaborano
con me”. Sguardo profondo, enormi baffi bianchi che danno al suo volto un senso di austerità.
Ma, non appena inizia a parlare, di austero ci si accorge che c'è ben poco.
Come è oggi la situazione sociale del Paese?
Per capirci dobbiamo considerare che El Salvador è il Paese più piccolo del Centro
America ed è un paese sovrappopolato. Un quarto dei cittadini salvadoregni vive
negli Stati Uniti e le rimesse quotidiane superano i tre milioni di dollari. Se
calcoliamo che all'estero vivono almeno 2,5 milioni di nostri connazionali che
lavorano e pensiamo che ognuno di loro può mandare a casa due dollari al giorno
arriveremmo addirittura a 5 milioni di dollari. Per questo possiamo dire che El
Salvador ha un'economia finanziata dall'estero.
E per quanto riguarda l'ingerenza dei paesi stranieri?
Possiamo dire che dopo la fine della guerra civile, che ha sconvolto il Paese
e ha causato molte vittime soprattutto fra i civili, nulla è cambiato. Una volta
siglati gli accordi di pace, gli Usa intervennero direttamente imponendo a modo
loro i vari governi e facendo a tutti gli effetti un esperimento di laboratorio,
come se El Salvador fosse una cavia. Allora imposero la dollarizzazione del Paese.
A loro faceva comodo per i vari scambi commerciali, ma la popolazione ne uscì
con le ossa rotte.
La popolazione come ha vissuto finora?
Diciamo che il salario minimo di un lavoratore nel nostro Paese è di 156 dollari.
Se poi pensiamo che 20 dollari al mese se ne vanno nella bolletta dell'elettricità
e altri 6 per l'acqua corrente (per i fortunati che si possono permettere di avere
l'acqua che arriva in casa) come si può pensare di vivere con 125 dollari magari
in una famiglia di 7 persone? Poi bisogna tenere conto dell'alto tasso di disoccupazione,
intorno al 60 percento. Questa percentuale di disoccupati vive grazie ad espedienti,
come lavori “sotterranei”. Si tratta di un'economia di sussistenza: piccoli commerci
per le strade ma anche prostituzione e furti. E poi c'è la realtà delle maquillas.
Sono industrie per l'assemblaggio che importano i materiali da lavorare e offrono
impiego alla nostra gente per 5 o sei mesi all'anno. Purtroppo il salario a volte
è inferiore al salario minimo nazionale e anche le condizioni di lavoro lasciano
a desiderare. Ma la prospettiva di un guadagno, anche se basso, fa in modo che
la gente preferisca lavorare a queste condizioni che andare per strada a prostituirsi,
a spacciare droga o a rubare. Certo è vero anche che le retribuzioni delle maquillas
sono come un furto.
Qual è la reazione della popolazione nei confronti del Trattato di Libero Commercio
(Tlc)?
Per quanto riguarda i vari trattati commerciali io dico questo: si sono sempre
rubati tutto, senza chiedere nulla a nessuno. Portano le nostre ricchezze in altri
paesi, però con il Tlc è il governo del Salvador a consegnare “volontariamente”
tutta la ricchezza. Prima invece, le ricchezze uscivano dal paese sotto la responsabilità
degli investitori e il governo chiudeva un occhio. Per spiegare ai non addetti
ai lavori che cosa succede con il Tlc faccio sempre un esempio. Immaginiamo un
ladro che armato di pistola fermi un uomo per la strada e dica “non fare nulla,
dammi tutto quello che hai”. E tu consegni tutto quello che hai come se stessi
facendo un'opera di carità. Ma non è così, perchè in quel preciso momento sei
sotto la minaccia di una pistola. Ecco, così è il trattato di libero commercio.
E per quanto riguarda la situazione dei soldato salvadoregni in Iraq?
Gli Usa hanno obbligato il nostro Paese a inviare militari in Iraq. El Salvador
è l'unico Paese dell'America Latina che ha i suoi militari nel paese mediorientale.
Ma la popolazione non è assolutamente d'accordo. Il nostro popolo, non dimentichiamolo,
sa bene cosa significa essere e vivere una guerra. Ma il discorso è anche economico.
Un sodato salvadoregno guadagna un salario minimo di 200 dollari. Se volontariamente
se ne va in Iraq, lo stipendio arriva a 800 dollari.
E non dimentichiamo nemmeno che le stesse armi usate in Vietnam sono state poi
sperimentate nel nostro territorio, ma non sono riusciti a sconfiggere la guerriglia.
A Fort Knox sono stati addestrati 17 mila soldati salvadoregni per combattere
contro la guerriglia nel nostro Paese. Per questo motivo sono esperti nella ricerca
di combattenti guerriglieri e per questa ragione gli Usa hanno voluto la loro
presenza in Iraq. Ma un dato è certo: i soldati non sono stati in grado di combattere
la guerriglia nel Salvador e nemmeno in Iraq. La riprova è che Bin Laden è ancora
vivo.