
“L’attacco all’Iraq ha aperto un nuovo fronte di guerra al terrorismo islamico
in Medio Oriente, distogliendo uomini e risorse indispensabili per prevenire un
nuovo attacco di Al-Qaeda nel cuore degli Stati Uniti”.
A parlare è il professor Jeffrey Record, docente di Strategia militare presso
il US Army War Collage, uno dei principali centri di analisi tattico-militare in Pennsylvania, negli
Stati Uniti.
Il professor Record, in un dossier diffuso dalla BBC ieri, 12 gennaio 2003, sostiene che l’attacco all’Iraq è stato un gravissimo
errore strategico aggiungendo che, la strategia militare scelta dall’amministrazione
Bush, per la guerra globale al terrorismo, è insostenibile.
“Gli Stati Uniti potrebbero riuscire a distruggere la rete di Al-Qaeda, ma non
possono liberare il mondo dal terrorismo”, aggiunge il docente, ”nella lotta alla
violenza, la guerra in Iraq non è una scelta necessaria, ma una complicazione
inutile.”
Per il professor Jeffrey, il presidente Bush concentrando obiettivi molto diversi
in una sola logica di reazione, non è in grado di raggiungere nessuno dei risultati
desiderati.
Dalla distruzione del network di Al-Qaeda alla lotta globale alla produzione
delle armi di distruzione di massa, gli elementi sono troppo complessi e numerosi
per essere semplificati in un unico piano.
Fonti ufficiali del Pentagono hanno commentato l’intervento del professor Jeffrey,
dichiarando che esso rappresenta solo il punto di vista personale di uno studioso,
non il punto di vista delle forze armate.
La presa di posizione dei generali non arriva a caso. Dopo le difficoltà che
incontravano le truppe Usa in Iraq, sui media statunitensi, si era spesso parlato
di contrasti tra i vertici militari e quelli politici sulle scelte strategiche
dell’amministrazione Bush.
Sul piano politico le polemiche fanno da contrappasso alle già dure critiche
sulle scelte militari dell’amministrazione Usa.
In questi giorni ha fatto molto discutere negli Stati Uniti l’uscita di “Il prezzo
della lealtà”, libro intervista del premio Pulitzer Ron Suskind a Paul O’Neill,
ex-segretario del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, in cui il funzionario
governativo accusa Bush di aver deciso di attaccare l’Iraq ben prima del settembre
2001.
Suskind cita "migliaia di dossier, inclusi memorandum privati al presidente
e trascrizioni delle riunioni del Consiglio di Sicurezza", fornitigli da O'Neil.
Un esempio è il documento del governo americano del maggio 2001, chiamato Progetto solido per un futuro energetico americano affidabile, realizzabile ed ecosostenibile.
Nel report del Gruppo Nazionale per la Politica Energetica e lo Sviluppo, di cui sono membri tra gli altri Dick Cheney, Colin L. Powell e Paul O’ Neill,
viene delineata una strategia per il controllo delle risorse energetiche. Le regioni
in cui sono localizzate le fonti di energia e i percorsi principali del loro trasporto,
vengono definite vitali per il dominio globale.
Il documento sostiene che le risorse dei paesi del Golfo Persico, dove tuttora
si trovano un quarto delle riserve mondiali di petrolio, è di fondamentale importanza..
“Il Golfo rimarrà il focus primario della politica energetica internazionale
degli Stati Uniti, ma il nostro impegno dovrà essere globale”, si legge nel documento.
Un altro indizio della premeditatezza dell’attacco all’Iraq, sarebbero i documenti
del «Project for a New American Century» (Pnac), un gruppo di esponenti dei neo-conservatori
e di religiosi ultra-ortodossi, da cui provengono la maggior parte dei più ascoltati
consiglieri di Bush. Una delle «lettere aperte» di questo gruppo, del gennaio
1998, indirizzata all’allora Presidente degli Stati Uniti Clinton, insiste su
una più energica politica contro l'Iraq. «La politica estera americana non può
continuare ad essere azzoppata da una fuorviante insistenza nell’ottenere l'unanimità
all’interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, prima di agire militarmente in
maniera unilaterale”, scrive il Pnac al Presidente.
La lettera fu firmata da Rumsfeld, Paul Wolfowitz e Richard Perle. Otto giorni
dopo l'undici settembre, un'altra lettera aperta fu mandata a Bush Jr. insistendo
sulla necessità di estendere la «guerra contro il terrorismo» oltre a Al Qaeda:
alla Siria, all'Iran, a Hezbollah in Libano, all'Autorità Palestinese e infine
all'Iraq.