Per risolvere la crisi politica che da giugno costringe il Belgio senza un governo,
il re Alberto II ha incaricato l'ex-premier, Guy Verhofstadt, di condurre una
“missione di crisi” per riportare al tavolo delle trattative fiamminghi e valloni,
ed evitare che l'impasse politica comprometta l'unità della nazione.

Al liberale fiammingo Verhofstadt, uscito perdente dalle elezioni di giugno dopo
8 anni di premierato, non verrà quindi affidato l'incarico di formare un nuovo
governo, come annunciato in precedenza. Ma il suo incarico è comunque uno scacco
per il leader cristiano democratico Yves Leterme, il vincitore delle elezioni,
che sabato scorso aveva rimesso per la seconda volta al re il proprio mandato
nell'impossibilità di formare un nuovo governo.
Fiamminghi e valloni sono infatti divisi sul programma di Leterme, che vorrebbe
dare maggiore autonomia alle Fiandre, la regione economicamente più forte del
Paese. I rappresentanti della Vallonia chiedono invece il mantenimento dell'attuale
struttura federale, anche per beneficiare dei sussidi economici inviati da Bruxelles
alle regioni meridionali più svantaggiate. I partiti fiamminghi hanno più volte
suggerito che, in mancanza di una soluzione alla crisi, le Fiandre potrebbero
separarsi dal Belgio.