Ha vinto il no, ma l'astensione è il dato forse più interessante della sconfitta del presidente Chavez

Sono due le notizie che giungono dal
Venezuela, all'indomani del voto referendario. La prima è che
il presidente Hugo Chavez Frias ha perso, non raggiungendo
l'obbiettivo di un plebiscito sul suo progetto di modifica della
Costituzione. La seconda, però, è potenzialmente più
forte della prima: l'astensione è stata certificata dal
Consiglio elettorale nazionale di Caracas al 44,4 percento.
Questa seconda notizia merita di essere
studiata e analizzata e sicuramente l'attenzione delle prossime ore
sarà sull'identikit del popolo dell'astensione.
Hugo Chavez, personaggio discusso e
protagonista irrefrenabile della spinta verso un socialismo del XXI
secolo, ha dei precedenti invidiabili, in fatto di consultazioni
popolari. Non ha mai perso un'elezione, né come presidente, né
con il suo nuovo partito, Movimento Quinta Republica, a livello
amministrativo. Ha sorpassato agilmente un referendum popolare, è
riuscito a resistere al golpe orchestrato dalla Confindustria, parte
dell'opposizione e una buona dose di aiuto statunitense, tornando al
Palazzo di Miraflores.
Guardando quel 44,4 percento di
astensionismo, viene da porsi più di una domanda sulla
composizione sociale e politica di chi non ha voluto andare alle
urne. Se le opposizioni hanno utilizzato lo strumento del disertarle,
in passato, questa volta la grande manifestazione contro Chavez e per
il 'no' ai quesiti referendari indicherebbe che la chiamata al voto è
stata massiccia, fra i detrattori del Presidente. A rigor di logica,
in attesa di un'analisi più dettagliata, in quel 44,4 percento
ci sono ex sostenitori del presidente venezuelano, o militanti
bolivariani che non hanno gradito la riforma costituzionale
prospettata, che avrebbe permesso a Chavez di perpetuarsi presidente
fino a oltre il 2030. Nel 2006, a margine di un'intervista, due
intellettuali venezuelani di provata fede bolivariana, parlavano dei
dubbi sul futuro. Si chiedevano se il modello di Stato e di società
che è stato impiantato da Chavez possa sopravvivere anche dopo
Chavez.
E, conseguentemente, se gli strati
sociali più bassi conquistati al dibattito della politica
saranno capaci di proseguire un'esperienza esaltata in questi anni.
Insomma, c'è una parte delle menti più brillanti della
sinistra bolivariana che di certo non giudica sano, per il Venezuela,
vivere di certezze riposte in un progetto incarnato da un solo uomo.
Forse è anche lì che si deve cercare, per dare un volto
a quel 44,4 percento di astensionismo.