03/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ha vinto il no, ma l'astensione è il dato forse più interessante della sconfitta del presidente Chavez
Sono due le notizie che giungono dal Venezuela, all'indomani del voto referendario. La prima è che il presidente Hugo Chavez Frias ha perso, non raggiungendo l'obbiettivo di un plebiscito sul suo progetto di modifica della Costituzione. La seconda, però, è potenzialmente più forte della prima: l'astensione è stata certificata dal Consiglio elettorale nazionale di Caracas al 44,4 percento.
Questa seconda notizia merita di essere studiata e analizzata e sicuramente l'attenzione delle prossime ore sarà sull'identikit del popolo dell'astensione.
Hugo Chavez, personaggio discusso e protagonista irrefrenabile della spinta verso un socialismo del XXI secolo, ha dei precedenti invidiabili, in fatto di consultazioni popolari. Non ha mai perso un'elezione, né come presidente, né con il suo nuovo partito, Movimento Quinta Republica, a livello amministrativo. Ha sorpassato agilmente un referendum popolare, è riuscito a resistere al golpe orchestrato dalla Confindustria, parte dell'opposizione e una buona dose di aiuto statunitense, tornando al Palazzo di Miraflores.

Guardando quel 44,4 percento di astensionismo, viene da porsi più di una domanda sulla composizione sociale e politica di chi non ha voluto andare alle urne. Se le opposizioni hanno utilizzato lo strumento del disertarle, in passato, questa volta la grande manifestazione contro Chavez e per il 'no' ai quesiti referendari indicherebbe che la chiamata al voto è stata massiccia, fra i detrattori del Presidente. A rigor di logica, in attesa di un'analisi più dettagliata, in quel 44,4 percento ci sono ex sostenitori del presidente venezuelano, o militanti bolivariani che non hanno gradito la riforma costituzionale prospettata, che avrebbe permesso a Chavez di perpetuarsi presidente fino a oltre il 2030. Nel 2006, a margine di un'intervista, due intellettuali venezuelani di provata fede bolivariana, parlavano dei dubbi sul futuro. Si chiedevano se il modello di Stato e di società che è stato impiantato da Chavez possa sopravvivere anche dopo Chavez.
E, conseguentemente, se gli strati sociali più bassi conquistati al dibattito della politica saranno capaci di proseguire un'esperienza esaltata in questi anni. Insomma, c'è una parte delle menti più brillanti della sinistra bolivariana che di certo non giudica sano, per il Venezuela, vivere di certezze riposte in un progetto incarnato da un solo uomo. Forse è anche lì che si deve cercare, per dare un volto a quel 44,4 percento di astensionismo.
 

Angelo Miotto

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