I no ottengono il 50.7 percento dei voti, i si il 49.3. Astensione altissima
Il primo bollettino emesso dal Consiglio Nazionale Elettorale parla chiaro: i
no hanno prevalso, seppur di poco, sui sì. Ma la tendenza non sembra più poter
propendere a favore di Chavez. Le proposte referendarie sono state così rifiutate
dalla
maggioranza della popolazione.
I fatti. La differenza è strettissima. Il no nel blocco A del referendum, quello che
conteneva le richieste più polemiche, come l'eleggibilità a vita per il presidente
e la fine dell'autonomia della banca centrale del Venezuela, ha ottenuto il 50,7
percento dei voti, quello del si il 49,3.
Ma anche nel blocco referendario B, quello per intenderci in cui si chiedeva
l'abbassamento dell'orario di lavoro, hanno vinto i no 50,7 contro 48,9
Dati quasi certi dopo lo scrutinio del 97 percento dei seggi. “Analizzando i
dati possiamo dire che c'è una tendenza alla vittoria dei no che sembra ormai
irreversibile” ha detto la presidente del Consiglio Nazionale, Tibisay Lucena
che ha aggiunto: “Adesso chiediamo a tutti i protagonisti della vita politica
venezuelana che rispettino i risultati del referendum perchè questa è la volontà
sovrana del popolo del Venezuela”. E pensare che dalle prime proiezioni sembrava
che la vittoria per il fronte del si fosse scontata anche se non schiacciante.
Comunque il dato è significativo: è la prima volta in otto anni che il presidente
perde una tornata elettorale. Forse anche i fedelissimi di Chavez avevano intuito
la possibilità di una sconfitta tanto che nei giorni precedenti alle votazioni
si erano affrettati a dire che avrebbero accettato il risultato del referendum
qualunque fosse stato. Ma c'è da giurarlo, a Chavez questa sconfitta brucia più
di ogni altra cosa. Era stato proprio lui a volere queste modifiche alla Costituzione
e a dire al mondo con enfasi nei giorni della campagna elettorale che il referendum
del 2 dicembre era importantissimo e che avrebbe spianato la strada all'avanzare
del Socialismo del XXI secolo. Da oggi la strada sembra solo un po' più in salita.
L'opposizione. Il presidente che perde è un'assoluta novità. E da qui si aprono alcune, diverse
interpretazioni. La prima: questa è una vittoria del popolo venezuelano e dell'opposizione
politica a Chavez
che è riuscita a far risalire la sua popolarità soprattutto negli ultimi giorni
di campagna elettorale. Una vittoria che ridona linfa vitale ad una parte politica,
quella avversa a Chavez, che da anni era sfasciata, senza un leader vero e proprio
e sfiduciata anche nella partecipazione alla vita politica. Forse anche perchè
è anche la prima volta che l'opposizione si presenta compatta ad una tornata
elettorale con l'appoggio del movimento studentesco e quello immancabile della
conferenza episcopale.
La seconda interpretazione è sulla forte astensione alla tornata referendaria:
le notizie che arrivano dal Venezuela parlano addirittura del 40percento. E non
sono certo gli oppositori, questavolta, che non sono andati a votare. Cosa accade,
allora, a sinistra di Chavez o nelle fila dei bolivariani convinti?
Adesso le cose sembrano essere cambiate e pare che, nonostante l'assenza dalle
aule parlamentari, interamente occupate dagli onorevoli della coalizione di Chavez,
anche gli oppositori potranno trovare spazio politico nel Paese. E Chavez a questo
punto non si può più permettere di non tenere in considerazione la volontà di
una così alta fetta della popolazione, anzi della maggioranza dei cittadini venezuelani.
Inoltre, Chavez si è complimentato con i vincitori e gli augurato di saper gestire
al meglio questa vittoria. Ma non si è fermato a questo. La corsa verso il socialismo,
secondo il leader bolivariano, non si fermerà e continuerà a portare avanti la
richiesta di cambiare parte della Costituzione. “Nel passato siamo riusciti a
trasformare delle sconfitte in vittorie morali che solo in un secondo momento
si sono trasformate in vittorie elettorali – ha detto Chavez - continueremo come
abbiano fatto finora, lottando e lavorando. Faremo il massimo sforzo possibile
per ottenere per tutti la massima partecipazione sociale e l'uguaglianza come
principio di sistema. Troveremo la maniera di farlo”.