Un processo di cui si sa poco. Un'ampia fetta di società che finisce in carcere per un teorema senza prove. La storia della vice direttrice di Egin

L'ultima volta che ho visto Teresa Toda è stata all'hotel Londres di San Sebastian, proprio di fronte alla splendida Concha, al mare. Era davanti alla telecamera, come intervistata in qualità di giornalista, imputata e vicedirettrice del quotidiano Egin, dal basco 'fare', voce del nazionalismo indipendentista di sinistra, soprattutto un buon giornale. Egin fu chiuso per ordine del giudice Baltasar Garzon nel luglio del 1998.
Teresa Toda risponde a una domanda sulla sua incriminazione: “Perchè Egin secondo Baltasar Garzon, è ETA? Ma perché difende gli stessi obbiettivi politici di ETA. Il socialismo, l'indipendenza, perché denuncia la tortura dello Stato, le condizioni dei prigionieri”.
Teresa ricorda un teorema, quello che indica in tutto ciò che è nazionalista e rivendica autodeteminazione un legame con il 'terrorismo'. E ricorda quella notte, quando tutto il consiglio di amministrazione della società editrice, Orain, venne arrestato, come poi il direttore, Javier Salutregi. Erano gli anni del primo governo Aznar, quando la guerra a ETA era divenuta un'ottima via per svolgere la guerra la nazionalismo.
Quello che colpisce di Teresa Toda, un corpo minuto, un naso dritto e un po' all'insù, occhiali e una parlata veloce e colta, è la sua storia personale. Perché è nata a Porto Alegre, Brasile, da genitore diplomatico. Quindi un funzionario di Stato, quando al potere c'era il Caudillo. E questa notizia mi torna di fronte agli occhi ogni volta che la vedo, giornalista anti-sistema, capace di imparare la lingua basca per l'amore che nutre per quella terra, sotto processo perché la sua strada, dal Brasile e altri paesi, si è imbattuta nei Paesi baschi.
C'è un paradosso, o forse più, ascoltando la sua storia: Teresa Toda è stata anche la cronista di giudiziaria per molti quotidiani proprio a Madrid, dove lavorava in pool con quei giornalisti che dopo alcuni anni l'hanno additata come contingua a ETA.
Teresa Toda dal primo di dicembre dorme in una cella. Dalle dalle cronache che raccoglieva a Madrid è arrivata a ricoprire incarichi di responsabilità in un giornale, fino a diventarne la vice direttrice.

Dal primo di dicembre dorme in una cella, dopo otto anni da incubo e due di processo.
Ma ancora senza una sentenza. Non sa le motivazioni e, soprattutto, gli anni di carcere che sono stati comminati dai giudici di Madrid. "Per otto anni -racconta - ho vissuto una vita espropriata. Nessuna certezza per il lavoro, perché la difesa occupa tempo e per il processo abbiamo viaggiato due volte alla settimana dai Paesi baschi fino a Madrid e ritorno". Scadenze incerte, un macro-procedimento che si andava via via infoltendo di associazioni, persone, settori della società. L'unico caso in Europa dal dopoguerra ad oggi in cui la magistratura ha soffocato tre giornali, due quotidiani (Egin e Egunkaria), un mensile (Ardi Beltza) e una radio (Egin Irratia). Senza che nel Vecchio Continente ci fosse un rigurgito di protesta, di sdegno, di critica al governo spagnolo, ai metodi che intrecciano politica e giusizia.
La legge dice che l'imputato può essere arrestato già a partire dalle settantadue ore che precedono la lettura della sentenza. E in questo caso siamo già oltre: i giudici hanno scritto una bugia sulle motivazioni che hanno portato ai 46 ordini di arresto; rischio elevato di fuga. Dopo otto anni di inchiesta e due di processo non c'è stato un imputato che sia scappato, anzi negli ultimi mesi la piattaforma che riunisce gli imputati ha annunciato che avrebbe atteso a pié fermo la sentenza.
Un pagina poco dignitosa perlo Stato di diritto. Così la pensano anche i giuristi internazionali, che hanno potuto constatare la salute dell garanzie nel corso del processo. Diffuse deturpazioni del diritto alla difesa. Un caso su tutti: una ragazza che ha denunciato di essere stata torturata in commisariato ha riconosciuto in uno dei periti dell'accusa il guardia civil che l'avrebbe torturata. Ma il presidente del tribunale non ha consentito l'incidente probatorio. Un processo strano, di cui, per indignarsi, manca un dato fondamentale: l'informazione. Perchè il processo 18/98+ non esiste. Questo dovremmo scrivere, alla luce dell'informazione che è circolata in Spagna e fuori su uno dei procedimenti politico-giudiziari più complicati e scandalosi che la storia processuale che si ricordi dalla Transizione spagnola in poi.

Egin fu chiuso il 14 luglio del 1998. Teresa oggi è in cella e quando la giustizia spagnola si ricorderà di leggere la sentenza si saprà con quale pena. Per aver esercitato la vicedirezione di un quotidiano. Un giornale in cui, racconta “cercavamo di non dipendere dalle agenzie di stampa, soprattutto per gli esteri, così da essere indipendenti”. Per capire cosa sia stato il processo 18/98+ basti dire che nel caso di Egin il curatore nominato dalla procura per evitare il deterioramento delle strutture disse, durante il processo, che gli fu invece consigliato di lasciar marcire tutto. Così come avvenne. E i documenti dell'accusa sul caso Egin si sono persi, le ipotesi di reato che volevano indicare quella testata come un organo di ETA o ai servizi dell'organizzazione armata, si sono confuse negli anni, con giravolte e capitomboli indegni di un giusto processo.
La storia di Egin è solo una del grande processo: se ci guardate dentro troverete realtà normali, associazionismo politico, esponenti del sindacato, membri delle società di alfabetizzazione degli adulti, una fondazione internazionalmente apprezzata, associazioni di familiari dei prigionieri politici, o a favore dell'amnistia, la gioventù indipendentista, tutto un movimento politico... Le prove in tribunale erano le informative di polizia, che l'accusa spiegava e avvalorava grazie ai suoi periti, che erano gli stessi autori delle informative. È detto tutto. Una manifestazione, domenica 2 dicembre, ha attraversato le vie di Bilbao, decine di migliaia. Provate a cercarne notizia sui quotidiani o a giudicare quale risalto ha tutta questa storia 'invisibile' sui giornali.
“Sono rimasta a vivere qui, nei Paesi baschi per la gente, per queste persone, che mi hanno dato tutto”. Le parole di Teresa per Euskal Herria sono sempre state parole di amore per la terra, ma soprattutto per le persone che vi risiedono. Dal primo di dicembre è in una cella, senza sapere per quanto e senza sapere perchè la ritengano terrorista.ù
(Teresa Toda, alla fine, è stata condannata a dieci anni di prigione. ndr)