
Dopo averlo minacciato per mesi, l’esercito turco ha compiuto oggi un’operazione
contro i ribelli separatisti curdi del Pkk in Iraq. Lo hanno annunciato le forze
armate di Ankara sul loro sito, specificando di aver inflitto “pesanti perdite”
a un gruppo di “50-60 terroristi” individuati oltreconfine a sud-est della città
turca di Cukurca, nella provincia di Hakkari. Il comunicato lascia capire che
le truppe non sono entrate in Iraq: il raid sarebbe stato compiuto, si legge nel
documento, grazie a un “fuoco intensivo sparato da strutture dispiegate vicino
alla regione”. Ankara aggiunge però che ulteriori operazioni potrebbero essere
effettuate “con altre componenti”, un possibile riferimento a una invasione via
terra.
Le autorità turche spingevano per operazioni contro il Pkk in Iraq da mesi, sotto
la pressione dell’opinione pubblica che voleva vendicarsi dall’inasprirsi delle
violenze nel sud-est del Paese e di una serie di attentati attribuiti ai separatisti
curdi. L’autorizzazione del Parlamento era arrivata lo scorso ottobre, mentre
ieri il governo aveva annunciato di aver dato il 28 novembre anche il suo nulla
osta alle forze armate. La questione ha logorato i rapporti tra Turchia e Stati
Uniti, alleati nella Nato: Washington cerca di convincere Ankara a risolvere la
questione diplomaticamente, per non gettare nel caos l’unica regione irachena
– il Kurdistan appunto, nella parte settentrionale – relativamente stabile. Il
mese scorso, anche l’Iraq aveva promesso una maggiore collaborazione nella lotta
al Pkk, per scongiurare l’eventualità di una invasione turca.
La Turchia stima che nel nord dell’Iraq abbiano le loro basi circa
3.000 guerriglieri del Pkk, che da lì partono per incursioni contro i soldati turchi. L’operazione di oggi
non è comunque la prima di questo tipo. Negli anni Novanta, quando il Kurdistan
aveva già conquistato una certa autonomia dal regime di Saddam Hussein, la Turchia
aveva effettuato decine di raid contro le postazioni del Pkk oltreconfine, senza
però mai risolvere il problema.