30/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'opposizione, a favore del no, dopo il successo della manifestazione di chiusura della campagna elettorale ha la speranza di vincere. I sondaggi, però, danno per scontata la vittoria dei si.
 
Semplicemente una croce sul sì o sul no. Un gesto facile e veloce ma pieno di significato. Prima di tutto politico. La riforma costituzionale voluta da Chavez passa dunque da una semplice crocetta posta su una scheda elettorale.

La giornata di oggi entrerà di diritto nei libri di storia del paese sudamericano. Si saprà, infatti, se la maggioranza della popolazione venezuelana è d'accordo o meno sul cambio di rotta di parte della Costituzione. Molti i punti da cambiare, rielaborare, modificare. Ma sono soprattutto due quelli che maggiormente hanno interessato l'opinione pubblica nazionale e internazionale. Il primo riguarda la rielezione indefinita del presidente, il secondo la concentrazione del potere nelle sue mani.
Argomenti che negli ultimi mesi sono stati causa d'incidenti, con feriti, fra fedeli di Chavez e suoi oppositori e hanno alimentato tensioni sociali e vecchie ruggini.
La verità arriverà solo dopo il conteggio delle schede “intorno alle 22 di stasera” dicono dalla sede del Consejo Electorla Nacional. Nel frattempo, le previsioni danno per certa una vittoria, anche se non così schiacciante, dei si.
Anche la chiesa venezuelana è intervenuta nella discussione. Invitando la popolazione alla calma, i vertici della gerarchia ecclesiastica hanno chiesto alla popolazione di partecipare in massa al referendum e di votare secondo coscienza senza aver paura di quello che potrebbe accadere.

Stalin Gonzales leader delle proteste e del movimento per il noChi vota "No". “Secondo me il fronte del no ha una buona possibilità di vittoria” dice Stalin Gonzales, leader dei giovani studenti universitari di Caracas figura carismatica e sempre in prima linea nelle manifestazioni pro-no. “La popolazione secondo me voterà no perché non è stata adeguatamente informata. La maggior parte della cittadinanza non conosce le esatte direttive del referendum. E poi voterà no perché non è stata minimamente consultata sugli articoli della costituzione da modificare. Questa riforma non è un prodotto della volontà popolare. E' solo il frutto di decisioni prese all'interno di Palazzo Miraflores. E poi mi sembra riduttivo chiamarla riforma. E' un cambio totale della Costituzione. Inoltre, al suo interno ci sono chiare lesioni dei diritti fondamentali, come ad esempio il diritto di "eleggere" che ci viene praticamente sottratto".
"Io non so se andrò a votare" dice un dirigente d'azienda di Maracaibo che chiede l'anonimato che aggiunge: "ho la strana sensazione che se voti “no” ti possa accadere qualcosa come perdere il lavoro".

Padre Vidal Atencio, teologo della Liberazione (foto Simone Manzo/PeaceReporter)Chi vota "Si". “Secondo quanto abbiamo visto nei sondaggi delle ultime ore dovrebbe vincere il si” dice padre Vidal Atencio figura di spicco della televisione statale venezuelana e dirigente del Casp (Centro Audiovisual San Pedro). "E' importante che vinca il sì, per proseguire nel processo rivoluzionario che conduce verso il Socialismo del XXI secolo. Io stesso che sono un sacerdote e promuovo la teologia della liberazione ho fatto delle proposte che il presidente ha ascoltato. Proposte che andrebbero a migliorare la Costituzione. Abbiamo molti punti di pensiero in comune io e Chavez. Ma la campagna per questo referendum è stata molto corta e di conseguenza i toni usati sono stati forti. A mio avviso l'opposizione ha sbagliato a non presentare un piano di riforma alternativo e si è limitata a fare un campagna contro il presidente. Anche molti dei giovani universitari che hanno partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi lo hanno fatto solo per andare contro Chavez. Comunque queste elezioni serviranno a tutta la popolazione".

Alessandro Grandi

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