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La proposta. L'idea è una proposta del generale James Conway, comandante del Corpo fiore all'occhiello
delle forze armate statunitensi. In particolare, Conway spinge per trasferire
una parte dei marines al momento dispiegati nella provincia occidentale di Anbar, una delle zone dove
in questi anni l'attività degli insorti è stata più intensa. Ma proprio Anbar
è stata spesso presa ad esempio di come le cose in Iraq siano migliorate: nell'ultimo
anno i leader sunniti locali hanno iniziato a collaborare con le forze Usa, opponendosi
alla penetrazione di al Qaeda, e le violenze sono calate sensibilmente. Per quanto
sia impossibile prevedere se questa nuova alleanza tra forze Usa e leader sunniti
reggerà, ora i Marines di stanza ad Anbar combattono meno di una volta: addestrano
l'esercito iracheno e sono impegnati in attività di ricostruzione. Per alcuni
analisti militari, è uno spreco lasciare l'élite delle forze armate a compiti
del genere: sarebbero più utili al fronte contro i sempre più aggressivi talebani,
in operazioni ad alto rischio che molti eserciti della Coalizione sono restii
a intraprendere.
I numeri. Le cifre ufficiali dei caduti in Iraq e in Afghanistan confermano le tendenze
in atto. Dal 2004 a oggi, le vittime Usa nella lotta ai talebani sono più che
raddoppiate, passando da 52 morti ai 111 dell'anno ancora in corso. Aggiungendo
i caduti della coalizione Isaf, il contrasto si nota ancora di più: in totale
quest'anno sono morti 221 soldati, contro i 58 del 2004. In Iraq, invece, dalla
scorsa primavera le violenze sono in calo: a maggio sono caduti 126 soldati, questo
mese solo 35. In Afghanistan sono presenti al momento circa 50.000 soldati stranieri,
metà dei quali sono statunitensi.
Le conseguenze politiche. Il cambio di strategia potrebbe anche avere ripercussioni politiche: per l'opinione
pubblica americana, la guerra in Afghanistan – considerata giusta e diretta conseguenza
degli attentati dell'11 settembre 2001 – è praticamente vinta. Una escalation
militare in un Paese che gli elettori credevano essere ormai sicuro non gioverebbe
di certo ai repubblicani. Anche perché i marines aggiunti non sarebbero impiegati per dare la caccia a Osama bin Laden, dovunque
esso sia, come suggerito anche dagli aspiranti candidati democratici alle prossime
presidenziali. Ma andrebbero a cercare di raddrizzare le sorti di un conflitto
che gli americani, sempre più disillusi sulla guerra in Iraq, credevano di essersi
ormai lasciati alle spalle.Alessandro Ursic
Parole chiave: iraq, afghanistan, anbar, marines, talebani