La partecipazione della Siria alla conferenza di Annapolis, voluta dagli Stati
Uniti per avviare un “processo di pace” tra Olmert e l'Autorità Nazionale Palestinese
(Anp) sembra essere stata premiata dall'amministrazione di Washington con concessioni
ad Assad sul Libano. Sembra che la candidatura del comandante in capo dell'esercito
libanese, il generale Michel Sleimane, come nuovo presidente della Repubblica
sia ormai quasi ufficiale. Una candidatura appoggiata sia dalla maggioranza che
dall'opposizione, con il sostegno di Vaticano, Stati Uniti e Arabia Saudita. Le
elezioni presidenziali dovrebbero tenersi domani dopo cinque giorni dalla fine
del mandato di Emile Lahoud, scaduto lo scorso venerdi. (mentre scriviamo a Beirut
pare si stia per annunciare un sesto rinvio).

“E' un uomo indipendente” scrive Michel Nawfal, editorialista del quotidiano
al Mustaqbal, di proprietà della famiglia Hariri. “Non come Emile Lahoud che doveva
tutto a Damasco. Sleimane ha buoni rapporti con tutti, con la Siria in primo luogo,
ma anche con l'Egitto. L'esercito libanese, di cui lui ha saputo mantenere l'unità,
non è più un'estensione di Damasco. C'è stato un lavoro molto profondo fatto da
Washington”. Anche il deputato Saad Hariri, figlio dell'ex premier assassinato
nel febbraio 2005, ha esternato dalle colonne del quotidiano As Safir il suo appoggio
a Sleimane. Mentre il candidato in corsa alle presidenziali, Butros Harb, ha “condannato
l'appoggio a Sleimane di alcuni leader del 14 marzo”, in un'intervista alla televisione
Nbn, di proprietà di Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese e leader
sciita di opposizione. Michel Sleimane è visto da molti come una figura neutrale
e molti libanesi gli sono riconoscenti per aver saputo mantenere l'unità dell'esercito
nei vari momenti di crisi dal febbraio 2005 fino ad oggi. La sua elezione a presidente
della repubblica necessiterebbe però di emendare la costituzione che, nell'articolo
49, vieta “l'elezione degli alti funzionari statali in servizio alla carica di
presidente della Repubblica”, carica che in Libano spetta a un cristiano maronita.

La maggioranza dei membri del 14 marzo si è espressa a favore di un emendamento
costituzionale, anche perchè la considerano l'ultima soluzione alla crisi presidenziale.
“Emendare la costituzione è una delle opzioni per uscire dalla crisi presidenziale”,
ha dichiarato Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi, citato oggi dal quotidiano
An Nahar, “Stiamo facendo enormi sforzi per riempire il vuoto presidenziale”,
ha aggiunto Geagea. Dal canto suo, Nabih Berri si è dichiarato pronto all'emendamento,
mentre fonti vicine a Hezbollah fanno sapere che “non accettano nessun emendamento
della costituzione in quanto l'attuale governo di Siniora, essendo anticostituzionale,
non può avviare nessuna modifica. Dargli questo potere significherebbe riconoscere
la sua costituzionalità”. Hezbollah ha inoltre richiesto le dimissioni dell'attuale
governo, privo di tutti i cinque ministri sciiti e di un greco ortodosso dal novembre
2006. Michel Sleimane fu nominato a capo dell'esercito nel 1998, quando l'esercito
appariva come un'estensione delle forze siriane. Fu dunque designato con l'avallo
di Damasco, dove lui stesso si è formato. Il governo siriano ha fatto sapere tramite
l'agenzia ufficiale Sana che “dà il benvenuto alla scelta di candidare il capo
dell'esercito Michel Sleimane come presidente della Repubblica”. Sembra che la
Siria, soprattutto dopo la telefonata di Sarkozy a Assad, sia passata da “posta
in gioco” a giocatore.