29/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il capo dell'esercito Sleimane è vicino alla presidenza, ma prima serve cambiare la costituzione
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
La partecipazione della Siria alla conferenza di Annapolis, voluta dagli Stati Uniti per avviare un “processo di pace” tra Olmert e l'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) sembra essere stata premiata dall'amministrazione di Washington con concessioni ad Assad sul Libano. Sembra che la candidatura del comandante in capo dell'esercito libanese, il generale Michel Sleimane, come nuovo presidente della Repubblica sia ormai quasi ufficiale. Una candidatura appoggiata sia dalla maggioranza che dall'opposizione, con il sostegno di Vaticano, Stati Uniti e Arabia Saudita. Le elezioni presidenziali dovrebbero tenersi domani dopo cinque giorni dalla fine del mandato di Emile Lahoud, scaduto lo scorso venerdi. (mentre scriviamo a Beirut pare si stia per annunciare un sesto rinvio).
 
Michel Sleimane“E' un uomo indipendente” scrive Michel Nawfal, editorialista del quotidiano al Mustaqbal, di proprietà della famiglia Hariri. “Non come Emile Lahoud che doveva tutto a Damasco. Sleimane ha buoni rapporti con tutti, con la Siria in primo luogo, ma anche con l'Egitto. L'esercito libanese, di cui lui ha saputo mantenere l'unità, non è più un'estensione di Damasco. C'è stato un lavoro molto profondo fatto da Washington”. Anche il deputato Saad Hariri, figlio dell'ex premier assassinato nel febbraio 2005, ha esternato dalle colonne del quotidiano As Safir il suo appoggio a Sleimane. Mentre il candidato in corsa alle presidenziali, Butros Harb, ha “condannato l'appoggio a Sleimane di alcuni leader del 14 marzo”, in un'intervista alla televisione Nbn, di proprietà di Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese e leader sciita di opposizione. Michel Sleimane è visto da molti come una figura neutrale e molti libanesi gli sono riconoscenti per aver saputo mantenere l'unità dell'esercito nei vari momenti di crisi dal febbraio 2005 fino ad oggi. La sua elezione a presidente della repubblica necessiterebbe però di emendare la costituzione che, nell'articolo 49, vieta “l'elezione degli alti funzionari statali in servizio alla carica di presidente della Repubblica”, carica che in Libano spetta a un cristiano maronita.

La maggioranza dei membri del 14 marzo si è espressa a favore di un emendamento costituzionale, anche perchè la considerano l'ultima soluzione alla crisi presidenziale. “Emendare la costituzione è una delle opzioni per uscire dalla crisi presidenziale”, ha dichiarato Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi, citato oggi dal quotidiano An Nahar, “Stiamo facendo enormi sforzi per riempire il vuoto presidenziale”, ha aggiunto Geagea. Dal canto suo, Nabih Berri si è dichiarato pronto all'emendamento, mentre fonti vicine a Hezbollah fanno sapere che “non accettano nessun emendamento della costituzione in quanto l'attuale governo di Siniora, essendo anticostituzionale, non può avviare nessuna modifica. Dargli questo potere significherebbe riconoscere la sua costituzionalità”. Hezbollah ha inoltre richiesto le dimissioni dell'attuale governo, privo di tutti i cinque ministri sciiti e di un greco ortodosso dal novembre 2006. Michel Sleimane fu nominato a capo dell'esercito nel 1998, quando l'esercito appariva come un'estensione delle forze siriane. Fu dunque designato con l'avallo di Damasco, dove lui stesso si è formato. Il governo siriano ha fatto sapere tramite l'agenzia ufficiale Sana che “dà il benvenuto alla scelta di candidare il capo dell'esercito Michel Sleimane come presidente della Repubblica”. Sembra che la Siria, soprattutto dopo la telefonata di Sarkozy a Assad, sia passata da “posta in gioco” a giocatore.
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Libano