07/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Rizal Shahputra, indonesiano scampato per miracolo allo tsunami
Rizal Shahputra al momento del salvataggio"Quella mattina, come sempre, mi ero svegliato presto. Dopo le preghiere quotidiane mi ero recato alla moschea del villaggio, dove da qualche tempo lavoravo come muratore. Dovevo aiutare una squadra nei lavori di ristrutturazione dell’edificio. Ad un certo punto è accaduto qualcosa di strano. Ho sentito un boato proveniente dal mare".
Rizal Shahputra parla dal suo letto nell’ospedale di Banara, nella città malese di Port Klang, dove lo abbiamo raggiunto telefonicamente. La sua storia è una goccia di speranza nel mare di morte che lo tsunami ha lasciato dietro di sé. Scaraventato in acqua dalle onde che hanno investito il suo villaggio a Banda Aceh, in Indonesia, Rizal è stato per nove giorni in balia delle correnti oceaniche che lo hanno trasportato a 160 miglia dalla costa e da casa. Si è salvato per miracolo, aggrappandosi al tronco di una palma che ha trovato tra i cadaveri e le rovine galleggianti. Fino a quando, lo scorso 5 gennaio, una nave sudafricana, la Durban Bridge, non l’ha ritrovato in mezzo ai flutti, stremato e disidratato. Ma vivo.

"E’ successo tutto all’improvviso, non ho fatto in tempo ad accorgermi di quello che stava accadendo", continua Rizal, che non parla inglese ma solo la sua lingua, il Malay. "Un fiume di fango mi ha investito, trascinandomi lontano. Qualche ora dopo mi sono accorto di trovarmi in mezzo a centinaia di corpi senza vita. E’ stato uno choc, ma mi sono fatto forza. Ho trovato tre conoscenti, anche loro erano stati trasportati dalle correnti in alto mare. Ci siamo aggrappati al tronco di una palma, cercando di tornare a riva. Ma era impossibile. Per fortuna, tra le varie cose che avevo trovato in mezzo ai flutti e ai rottami c’era un temperino. Quel piccolo oggetto mi ha salvato la vita".
Per nove giorni, infatti, Rizal si è nutrito delle uniche cose trovate tra il fogliame del tronco al quale si aggrappava: delle noci di cocco, ovvero quanto bastava per restare in vita e sperare nell’impossibile.

Rizal tra i giornalisti"Dopo tre giorni i miei amici hanno deciso di provare a nuotare verso la costa. Sapevo che si trattava di un’impresa disperata. Sono rimasto aggrappato al tronco. Da allora non ho più notizie di loro. Per sei giorni sono rimasto solo. Tutt’intorno a me c’era solo acqua. Ho cominciato a pregare, credo di non aver fatto altro. Quando ti trovi intrappolato tra mare e cielo puoi solo chiedere aiuto ad Allah".

Dopo una settimana le speranze di sopravvivere all’incubo in cui era stato scaraventato sembravano scivolare via. Fino a una mattina, in cui una nave sudafricana lo ha avvistato. "Ho visto alcune imbarcazioni all’orizzonte. Ma erano tutte troppo lontane per vedermi o sentirmi. Ad un certo punto, all’alba del nono giorno, una di queste mi è passata vicino. Mi sono alzato in piedi con le ultime forze che avevo, facendo un gesto con la mano e urlando. Ero salvo".

I soccorritori l’hanno trovato in stato di choc e visibilmente provato. Le ferite alle gambe non gli permettevano di stare in piedi, il corpo era disidratato. Ma la giovane età e il fisico allenato gli hanno permesso di reggere. “Sono uno che ama lo sport, tutte le mattine vado a correre”, sorride.
 
"Non credevamo ai nostri occhi, quando l’hanno portato", racconta la dottoressa Henna, direttrice del Banara Hospital. "Quel ragazzo è stato davvero fortunato. Ed è anche forte. Appena l’abbiamo visitato abbiamo capito che ce l’avrebbe fatta. Ora gli ci vorrà del tempo per riprendersi. Temiamo che i suoi familiari siano tutti i morti, ci siamo attivati per rintracciare chiunque lo conoscesse. Anche per questo Rizal non è sicuro di voler tornare a casa, in Indonesia. Ha paura dello scenario che potrebbe trovarsi di fronte. Sarebbe un altro choc troppo grande".
 
"Da dieci giorni non ho notizie della mia famiglia", conferma Rizal, "né dei miei amici naufraghi. Spero che Dio abbia aiutato loro come ha fatto con me".

Ieri il miracolato dello tsunami ha ricevuto la visita dell’ambasciatore indonesiano, che gli ha promesso di aiutarlo a trovare un lavoro, una volta uscito dall’ospedale.
"Ho completato le scuole superiori e vorrei continuare a studiare – dice Rizal – ma un giorno mi piacerebbe arruolarmi nella polizia".
Pablo Trincia
Categoria: Ambiente
Luogo: Malesia