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Le sue idee. Nato 55 anni fa a Hope, la stessa città di Bill Clinton, Huckabee si oppone all'aborto,
alle unioni omosessuali, alle limitazioni al possesso di armi, mentre è a favore
della pena di morte e dell'insegnamento del creazionismo nelle scuole. Sulle scelte
di politica estera è allineato con Bush: sì alla guerra in Iraq, all'aumento delle
truppe e alla detenzione di presunti terroristi a Guantanamo. Allergico al tabacco,
Huckabee dice di non aver mai fumato né bevuto alcolici e deve avere una volontà
di ferro, perché è riuscito a dimagrire di 50 chili in poco tempo su consiglio
di un medico. Ma non aspettatevi un sergente che intimidisce: grazie a un senso
dello humour tipico del sud degli Usa e alla capacità di parlare in modo chiaro
e informale, Huckabee è considerato “simpatico” e vicino alla gente (come Clinton
con il sassofono, lui sa suonare il basso). Cercando di sfruttare questa sua caratteristica,
ha appena realizzato uno spot elettorale vicino all'ex star dei film di azione
Chuck Norris.
Il sostegno degli evangelici. “La fede non solo mi influenza, mi definisce come persona”, dice Huckabee nello
spot. Se dovessero votare solo i conservatori più religiosi, l'ex governatore
dell'Arkansas avrebbe quindi pochi rivali. Rudy Giuliani è considerato troppo
progressista su aborto e matrimoni gay; l'outsider Mitt Romney è di fede mormone
e un leader evangelico l'ha già equiparato a Satana; John McCain non è mai stato
ben visto dai più religiosi. Il fatto che in Iowa il 40 percento dei repubblicani
che voteranno alle primarie sia evangelico spiega così la crescita dei suoi consensi
(24 percento, contro il 28 di Romney) nello stato che andrà al voto il 3 gennaio.
Ma la fetta di repubblicani che guarda più alle idee in campo economico ha iniziato
a fare le pulci al suo operato in Arkansas: in particolare, Huckabee viene messo
sotto accusa per aver aumentato le tasse e le spese pubbliche, concedendo inoltre
borse di studio agli studenti figli di immigrati non in regola. “E' un falso conservatore”,
ha scritto l'editorialista Robert Novak, una delle voci più influenti di questa
corrente interna ai repubblicani. E messo alle strette sui suoi orientamenti in
economia e politica estera, Huckabee mostra tutta la sua inesperienza.
Una presenza con cui fare i conti. Anche se non dovesse strappare la nomination, Huckabee potrebbe sparigliare la
corsa tra i repubblicani. Disponendo di meno denaro da spendere per la campagna,
sta puntando tutto sull'Iowa nella speranza di vincere lì e usare quel successo
come trampolino per il resto delle primarie, come riuscì a John Kerry nel 2004.
Per lui fa sicuramente il tifo Rudolph Giuliani, che ha dato per perso l'Iowa
scegliendo di concentrarsi sui grandi Stati. L'ex sindaco di New York, fanno notare
diversi analisti politici, considera Romney il suo rivale numero uno: un successo
di Huckabee nel primo Stato che va al voto, anche una sua sconfitta onorevole,
toglierebbe comunque a Romney quell'aura di “inevitabilità” della nomination che
tutti i candidati sognano di conquistare vincendo nelle primarie iniziali. A quel
punto, in una corsa senza un candidato già lanciato, il consenso a livello nazionale
di Giuliani tornerebbe ad avere il suo peso. Ma intanto Huckabee ci prova. D'altronde,
se sei stato governatore dell'Arkansas e sei nato ad Hope (“speranza”), qualche
chance di diventare presidente ce l'hai.Alessandro Ursic
Parole chiave: huckabee, elezioni, primarie, repubblicani, giuliani