Scritto per noi da
Meri Calvelli
Il 29 novembre 2007 è la
giornata che le Nazioni Unite dedicano alla Palestina dopo 60 anni
dalla Nakba,
la nascita dello stato di Israele. Circa 270 risoluzioni Onu sul diritto dei
palestinesi ad
avere un proprio stato indipendente. E poi ancora questione dei
profughi, Gerusalemme condivisa, ma sopratutto fine dell'occupazione.

Non capita per caso la conferenza di
Annapolis, voluta fortemente dagli americani e da quel quartetto
che, formatosi ormai due anni fa con la Road Map, intendeva tracciare
la via per una risoluzione al conflitto israelo palestinese. In
realtà, la durezza dell'occupazione militare israeliana non ha
lasciato respiro al popolo palestinese, creando in questi anni muri
invalicabili e divisioni interne difficili da riappacificare. Il
"Piano di azione per la presidenza palestinese" ha
funzionato in tutta la sua potenza distruttiva: un governo eletto e
boicottato, un colpo di stato mano militare, una divisione della
palestina in due parti: Cisgiordania e Striscia di Gaza. Una
soluzione vera alla questione palestinese stenta a definirsi, l'unico
risultato raggiunto e' il caos. Il sì ai negoziati è
stato deciso da una parte soltanto, da Abu Mazen, sconfitto in tutti
i territori palestinesi e rifiutato dal suo popolo, ma incoraggiato e
protetto da America e Israele.

Accordi bilaterali immediati per
raggiungere un risultato entro la fine del 2008 con una dichiarazione
congiunta, fatta dalle parti in causa, ma senza l'appoggio di
entrambe le popolazioni. Da una parte, quella palestinese, con un
intero popolo in rivolta, sotto embargo, chiusura, invasione e dura
repressione interna da parte dei due governi (Hamas e Anp), incapaci
di trovare soluzioni e accordi decenti per una palestina indipendente,
e dall'altra, quella israeliana, con una destra forte che minaccia la
caduta del governo. Le ''questioni chiave'' non vengono menzionate e
l'obbiettivo é solo quello di intervenire contro il dissenso e
l'ala estremista di Hamas. Le due parti stanno procedendo, proprio
come era previsto nei precedenti piani: "Creare il caos a Gaza
per far cadere il governo di Hamas" ma non solo, anche stroncare
ogni dissenso. E mentre Abu Mazen sostiene che questa è
un'opportunità di "pace", convinto che Olmert sia
pronto ad "accettare dolorosi compromessi per realizzare le
aspirazioni di pace'', migliaia di manifestanti vengono
selvaggiamente picchiati nelle piazze da quella nuova polizia che
tanto assomiglia a quella delle dittature create dagli Usa, in
passato, nei paesi latino americani. Pestaggi e arresti da parte
della polizia palestinese che tiene a bada il dissenso per compiacere
gli israeliani, ma anche chiusure e bombardamenti su Gaza, ormai
totalmente chiusa e isolata dal mondo. Malati terminali di cancro che
non riescono ad uscire dalla Striscia, luce, acqua e gas tagliati.

Questa conferenza sembra essere solo
un'operazione mediatica, con Bush che dirige la scena attento a
capire la prossima mossa, ma anche lui incerto e non sulla reale
risoluzione. Nella confusione si inserisce l'Iran che, annunciando un
incontro alternativo ad Annapolis a cui ha invitato le fazioni
palestinesi escluse, prende per la gola l'instabile situazione, ormai
paralizzata dal taglio degli aiuti da parte dell'Occidente. I più
sostengono che sarà un disastro, per chi ha puntato sulla
confrenza come operazione mediatica (l'amministrazione Bush), per chi
ci ha creduto e lo ha assecondato (Abu Mazen ), e per chi pagherà
caro per il dissenso (la popolazione palestinese). La conferma che
anche questo accordo è una farsa viene solo poche ore dopo
l'intesa, quando Israele annuncia che il processo di pace non sara
facile come annunciato, e che potrebbe non concludersi entro il 2008.
Intanto tutte le fazioni di Gaza e Cisgiordania, Fatah compresa,
percepiscono il meeting come una svendita del popolo palestinese. Non
solo di quelli che vivono nei territori occupati, ma anche di quelli
che risiedono in Israele dal '48. Nessuno sa come andrà a
finire questo paese. E' chiaro però che, come succede da
sempre, i palestinesi sono messi in mezzo dai contendenti come carne
da macello.