29/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ecuador, al via i lavori dell'Assemblea Costituente. Per il Paese si apre una nuova fase storica
dal nostro inviato
Stella Spinelli
 
 
Rafael Correa
E’ arrivato il fatidico giorno dell’Assemblea Costituente. A Montecristi, frazione di Manta, provincia di Manabi, in un assolato luogo intitolato a Eloy Alfaro - il teorico della rivoluzione liberale che ha infiammato i cuori di molte generazioni ecuadoriane, che aspiravano a un nuevo Ecuador - i 130 costituenti si sono riuniti per la prima volta nello stravagante palazzo appositamente costruito per ospitarne i lavori, che saranno inaugurati domani.
 
Nel paese si respira entusiastica aspettativa. Il fatto che i personaggi scelti per trainare l’Ecuador in una nuova era lavoreranno su progetti stilati da comissioni composte dai piu validi rappresentanti di ogni strato della societa', da’ grande speranza.
 
I mass media, ormai da giorni, sono appostati davanti a Ciudad Alfaro, in una sorta di gara a chi coprira’ meglio la diretta. Inserviste, servizi, speciali… tutto il palinsesto dell’informazione e’ monopolizzato dalla Constituyente
Persino la bella Quito, impegnata a festeggiare la tradizionale festa della fondazione - che dura una decina di giorni tra balli, parate e corida de toros - trova il tempo per lanciare occhiate attente ai tg.
 
Dominata dai rappresentanti del partito di maggioranza, Alianza Pais, che per l’occasione hanno pensato bene di cambiare simbolicamente il nome in Acuerdo Pais - a testimonianza di un futuro senza strascichi di quello che fu - l'Asamblea e’ trainata dal carismatico braccio destro di Correa, Alberto Acosta, il piu votato d’Ecuador. Peacereporter* lo ha incontrato pochi giorni fa all’universita’ andina Simon Bolivar e, alla domanda: “Cosa si aspetta da questa Costituente”, con tono deciso e postura da leader ha risposto: “Un paese nuevo, giusto, igualitario, per tutti e di tutti gli ecuatoriani. Senza impunita’ ne’ corruzione. Con un programma sociale, economico, ambientale e politico fatto dalla gente e per la gente”.
 
Ma nel mare dell’entusiasmo, nuota controcorrente una minoranza che non ha mai voluto questa Assemblea, e che ancor meno desidera lo scioglimento del Congresso e la rimessa nelle mani dei costituenti del mandato. I partiti di sinistra, infatti, insistono affinche’ ogni organo legato al consenso elettorale si dimetta, in modo da dare all’Assemblea i pieni poteri, come da Statuto. E qualcuno lo ha gia fatto. Per l’opposizione, invece, un simile accentramento di potere nelle mani di un unico gruppo dominato dall’alleanza di Correa, significherebbe la messa in gioco della democracia. C’e’ chi aleggia perfino lo spettro della dittatura: “Stiamo giocando con il futuro dell’Ecuador – urlano a gran voce – facciamo attenzione”. Per adesso, comunque, il Parlamento ha deciso che operera’ solo per questioni ordinarie e fiscali, in modo da lasciare il resto delle competenze agli uomini riuniti a Montecristi.
 
Intanto, il presidente della Repubblica ha annunciato che domani, dopo aver terminato le sue funzioni di cerimoniere di oggi, si rimettera’ alle decisioni dei costituenti: “Lascero’ mano libera all’Assemblea, che ha il diritto-dovere di decidere se confermare o meno ogni singolo mandato in base ai principi del nuevo Statuto che da oggi entra in vigore”.
 
Molti i capi di stato internazionali che hanno accettato di presenziare a Montecristi. Fra questi, il colombiano Alvaro Uribe e il venezuelano Hugo Chavez. Il fiato in sospeso e’ d’obbligo, dunque, visto il recente scontro verbale avvenuto fra i due sul tema dell’accordo umanitario con la guerriglia delle Farc. Il premier colombiano ha, infatti, tolto al leader bolivariano il ruolo di mediatore, accusandolo di averlo scavalcato minacciando la sovranita’ nazionale. Questo perche’ Chavez ha chiamato al telefono il capo delle Forze armate colombiane per discutere il da farsi. Ne e' scaturito un aspro battibecco, terminato con la decisione del Venezuela di interrompere le relazioni diplomatiche con Bogotá. Ma questa e’ un’altra storia.
Oggi e’ un giorno storico per l'Ecuador, un paese che con entusiasmo e sempre piu' coscienza cerca un equilibrio istituzionale che lo lanci nel mondo, padrone del proprio futuro e forte delle immani ricchezze natuarli e umane che possiede.  
 
Parole chiave: Stella Spinelli, pace, guerra, peacereporter
Categoria: Elezioni, Politica, Popoli
Luogo: Ecuador