Dopo Annapolis si torna a parlare di Road Map. Ma come stanno davvero le cose?
Al
meeting di Annapolis Olmert, Bush e Abu Mazen hanno annunciato la
ripresa delle trattative di pace sulla base della Road Map. Abbiamo
chiesto agli esperti dell'organizzazione israeliana B'tselem, che si
occupa dei diritti umani nei territori occupati, di fare il punto
sulla barriera di separazione tra i due confini e sulle colonie.
“Prima
di tutto”, racconta Sarit Michaeli, direttore della comunicazione
per Btselem, “devo dire che il testo della Road Map prevede il
blocco totale delle costruzioni negli insediamenti in Cisgiordania.
Significa che non si possono costruire nuove case nemmeno con la
scusa di assecondare la crescita naturale delle comunità di
coloni. Qualcosa che di sicuro non sta avvenendo. Infatti molti
progetti di ampliamento degli insediamenti sono già in corso,
soprattutto nei blocchi principali, ma anche nei piccoli avamposti“.
Qual'è
la differenza?
“In Israele si usa distinguere tra
insediamenti e avamposti, perché si ritiene che gli
insediamenti siano legali. Ma secondo Btselem, che considera le leggi
internazionali, tutti gli insediamenti sono illegali. Quindi per noi
non c'è alcuna differenza tra insediamenti e avamposti, nel
senso che tutti devono essere evacuati. La legge internazionale vieta
di costruire colonie su territori occupati e, una volta costruite, si
ha il dovere di smantellarle. Questo vale anche per gli avamposti,
pure quelli costruiti con l'approvazione del governo israeliano. I
media riportano la crescita costante degli insediamenti e sappiamo
che ci sono diversi casi in cui le barriere esterne delle colonie
vengono allargate per includere gli avamposti appena costruiti: sono
le cosiddette special security zones”.
Si
parla di congelamento, ma smantellare significa prima evacuare..
“Noi
sosteniamo che Israele ha il dovere di evacuare le colonie, ma non
siamo nella posizione di dire come ciò debba essere fatto. Di
certo dovrà essere un processo graduale, o perlomeno condotto
in modo da rimpatriare i coloni senza ledere quelli che sono i loro
diritti. Quello che accade sul terreno però è molto
diverso. A fronte di un paio di avamposti smantellati negli ultimi
anni, in generale nella Cisgiordania altri avamposti stanno
letteralmente fiorendo col consenso delle autorità. A Hebron
ce n'è uno che è stato creato sei o sette mesi fa, le
autorità hanno tutti i mezzi per smantellarlo legamente ma non
lo fanno. Siamo scettici insomma. Se Israele fosse determinato a
seguire la Road Map sarebbe un segnale molto positivo, ma al momento
non pare”.
Quali
sono i principali insediamenti oggi in cisgiordania? Quelli che
secondo la politica non dovrebbero essere smantellati?
I
principali sono il blocco di Modi'in Ilit, a ovest di Ramallah. il
blocco di Male Adumim, a est di Gerusalemme, quello di Gush Etzion, a
ovest di Betlemme. Ognuno di questi ospita tra 30 e e 40mila coloni.
Poi ci sono altri che penetrano più a fondo nel territorio
della Cisgiordania, come Ariel e Qedumim. In tutto la popolazione
colonica in Cisgiordania e attorno a Gerusalemme passa le 400 mila
unità.
Parliamo
del muro: che ne è del progetto di costruirlo anche a est
della Cisgiordania?
La sezione orientale è stata
fondamentalmente abbandonata. Il progetto prevedeva una barriera che
isolasse la zona centrale della Cisgiordania dalla valle del
Giordano, ma è stato fermato da un verdetto dell'Alta Corte
israeliana del 2004, che l'ha dichiarato esplicitamente illegale.
Tuttavia le restrizioni al movimento sono ancora molto forti nella
valle del Giordano. Alcuni check point sono stati rimossi, ma
attraverso i restanti è ancora molto difficile passare. La
gente non può attraversare quelle aree a piedi o con la
propria auto, ma solo con i taxi collettivi. In sostanza il muro in
quella zona non serve, perché bastano pochi check point per
controllare completamente il passaggio dalla valle del Giordano alla
parte centrale della Cisgiordania.
Quanto
al resto della barriera?
La
parte occidentale è in gran parte terminata, a parte alcune
sezioni minori ancora in costruzione e altre, bloccate per via di
problemi di finanziamento. In sostanza, però, si può
dire che il tratto nord occidentale della barriera è completo.
E
gli spostamenti del percorso ordinati dall'Alta Corte?
In
tutti i casi in cui l'Alta Corte ha ordinato la rimozione di un
tratto di muro già costruito, la situazione sul terreno non è
ancora cambiata. Ci vogliono anni per rimuovere un tratto di barriera
già costruito. Ma devo aggiungere che le due enormi enclave,
che si estendono in profondità nella Cisgiordania, Ariel e
Qeumim, sono al momento congelate, come anche la barriera di Male
Adumim nel nord. Queste in particolare sono il risultato della
presssione Usa su Israele. In questi casi i lavori in corso non
stanno creando una barriera che inglobi l'insediamento nel territorio
di Israele, ma solo un muro perimetrale attorno alla colonia.
La
commissione congiunta israelo-palestinese annunciata ad Annapolis
avrà il potere di imporre dei cambiamenti sul terreno?
Non
lo so davvero...