28/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo Annapolis si torna a parlare di Road Map. Ma come stanno davvero le cose?
Al meeting di Annapolis Olmert, Bush e Abu Mazen hanno annunciato la ripresa delle trattative di pace sulla base della Road Map. Abbiamo chiesto agli esperti dell'organizzazione israeliana B'tselem, che si occupa dei diritti umani nei territori occupati, di fare il punto sulla barriera di separazione tra i due confini e sulle colonie.

“Prima di tutto”, racconta Sarit Michaeli, direttore della comunicazione per Btselem, “devo dire che il testo della Road Map prevede il blocco totale delle costruzioni negli insediamenti in Cisgiordania. Significa che non si possono costruire nuove case nemmeno con la scusa di assecondare la crescita naturale delle comunità di coloni. Qualcosa che di sicuro non sta avvenendo. Infatti molti progetti di ampliamento degli insediamenti sono già in corso, soprattutto nei blocchi principali, ma anche nei piccoli avamposti“.
 
La colonia di Gillo. Foto di Naoki TomasiniQual'è la differenza?
“In Israele si usa distinguere tra insediamenti e avamposti, perché si ritiene che gli insediamenti siano legali. Ma secondo Btselem, che considera le leggi internazionali, tutti gli insediamenti sono illegali. Quindi per noi non c'è alcuna differenza tra insediamenti e avamposti, nel senso che tutti devono essere evacuati. La legge internazionale vieta di costruire colonie su territori occupati e, una volta costruite, si ha il dovere di smantellarle. Questo vale anche per gli avamposti, pure quelli costruiti con l'approvazione del governo israeliano. I media riportano la crescita costante degli insediamenti e sappiamo che ci sono diversi casi in cui le barriere esterne delle colonie vengono allargate per includere gli avamposti appena costruiti: sono le cosiddette special security zones”.

Si parla di congelamento, ma smantellare significa prima evacuare..
“Noi sosteniamo che Israele ha il dovere di evacuare le colonie, ma non siamo nella posizione di dire come ciò debba essere fatto. Di certo dovrà essere un processo graduale, o perlomeno condotto in modo da rimpatriare i coloni senza ledere quelli che sono i loro diritti. Quello che accade sul terreno però è molto diverso. A fronte di un paio di avamposti smantellati negli ultimi anni, in generale nella Cisgiordania altri avamposti stanno letteralmente fiorendo col consenso delle autorità. A Hebron ce n'è uno che è stato creato sei o sette mesi fa, le autorità hanno tutti i mezzi per smantellarlo legamente ma non lo fanno. Siamo scettici insomma. Se Israele fosse determinato a seguire la Road Map sarebbe un segnale molto positivo, ma al momento non pare”.

Tracciato del muro che ingloba Ariel e QedumimQuali sono i principali insediamenti oggi in cisgiordania? Quelli che secondo la politica non dovrebbero essere smantellati?
I principali sono il blocco di Modi'in Ilit, a ovest di Ramallah. il blocco di Male Adumim, a est di Gerusalemme, quello di Gush Etzion, a ovest di Betlemme. Ognuno di questi ospita tra 30 e e 40mila coloni. Poi ci sono altri che penetrano più a fondo nel territorio della Cisgiordania, come Ariel e Qedumim. In tutto la popolazione colonica in Cisgiordania e attorno a Gerusalemme passa le 400 mila unità.

Parliamo del muro: che ne è del progetto di costruirlo anche a est della Cisgiordania?
La sezione orientale è stata fondamentalmente abbandonata. Il progetto prevedeva una barriera che isolasse la zona centrale della Cisgiordania dalla valle del Giordano, ma è stato fermato da un verdetto dell'Alta Corte israeliana del 2004, che l'ha dichiarato esplicitamente illegale. Tuttavia le restrizioni al movimento sono ancora molto forti nella valle del Giordano. Alcuni check point sono stati rimossi, ma attraverso i restanti è ancora molto difficile passare. La gente non può attraversare quelle aree a piedi o con la propria auto, ma solo con i taxi collettivi. In sostanza il muro in quella zona non serve, perché bastano pochi check point per controllare completamente il passaggio dalla valle del Giordano alla parte centrale della Cisgiordania.

Quanto al resto della barriera?
La parte occidentale è in gran parte terminata, a parte alcune sezioni minori ancora in costruzione e altre, bloccate per via di problemi di finanziamento. In sostanza, però, si può dire che il tratto nord occidentale della barriera è completo.

Murale di pace sul muro di separazione. Foto di Naoki TomasiniE gli spostamenti del percorso ordinati dall'Alta Corte?
In tutti i casi in cui l'Alta Corte ha ordinato la rimozione di un tratto di muro già costruito, la situazione sul terreno non è ancora cambiata. Ci vogliono anni per rimuovere un tratto di barriera già costruito. Ma devo aggiungere che le due enormi enclave, che si estendono in profondità nella Cisgiordania, Ariel e Qeumim, sono al momento congelate, come anche la barriera di Male Adumim nel nord. Queste in particolare sono il risultato della presssione Usa su Israele. In questi casi i lavori in corso non stanno creando una barriera che inglobi l'insediamento nel territorio di Israele, ma solo un muro perimetrale attorno alla colonia.

La commissione congiunta israelo-palestinese annunciata ad Annapolis avrà il potere di imporre dei cambiamenti sul terreno?
Non lo so davvero...
 

Naoki Tomasini

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