28/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Annapolis, la stretta di mano tra Olmert e Abu Mazen c'è stata, il resto è tutto da trattare
A partire dal prossimo 12 dicembre una commisione di lavoro, composta da israeliani e palestinesi, riprenderà le trattative sulla base della Road Map, per raggiungere un accordo di pace entro il 2008. É questo il contenuto della prima dichiarazione congiunta del verice di Annapolis che, come annunciato, punta soprattutto a riprendere la via del dialogo e del negoziato tra israeliani e palestinesi, con l'esclusione di Hamas.

La stretta di ManoLa dichiarazione di oggi prevede anche l'istituzione di una commissione di supervisione, gestita da israeliani e palestinesi assieme, con il compito di delineare il percorso dei negoziati e di supervisionare i colloqui. La commissione si riunirà per la prima volta il prossimo 12 dicembre. Il traguardo, ha dichiarato Bush, è “la creazione di due stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco nella pace e nella sicurezza”. Possibilmente prima della scadenza del mandato del presidente Usa.

A pochi chilometri da Washington i toni del conflitto suonano soffusi, Olmert ha detto di essere pronto a fare dolorose concessioni e anche Abbas è parso conciliante, “L'era della violenza e del terrorismo è terminata“ ha dichiarato il presidente palestinese, ribadendo poi la necessità che nessuno dei temi chiave della crisi israelo-palestinese rimanga un tabù: “Domani - ha concluso - dovremo iniziare negoziati profondi e completi su tutti gli argomenti dello status finale, compreso Gerusalemme, i profughi, le frontiere, gli insediamenti, l'acqua, la sicurezza, e tutto il resto”. La novità in queste dichiarazioni non è tanto la retorica di circostanza, quanto il fatto che prefigurano la ripresa di negoziati diretti tra le parti.

Polizia palestinese in azioneNel frattempo nei territori palestinesi ci sono state manifestazioni di protesta contro l'esclusione del partito islamico e contro un vertice che, per molti, non porterà nulla di buono. La polizia palestinese è dovuta intervenire a Ramallah per disperdere una manifestazione, mentre a Hebron uno dei manifestanti è rimasto ucciso dalle stesse forze di sicurezza locali. Imponenti proteste hanno sfilato anche per le strade di Gaza, dove nelle ultime 24 ore l'esercito israeliano ha ucciso sette persone. Nella serata di lunedì, in Israele, anche il movimento dei rabbini si era mobilitato per opporsi al vertice: ”La Bibbia -si legge nel documento da loro divulgato- vieta di consegnare a stranieri lembi della terra d'Israele. Nessun leader di nessuna generazione avrà mai diritto di farlo”.

La situazione dei due leader è per certi aspetti simile: entrambi hanno necessità di portare a casa dei risultati per accreditarsi rispetto alla propria gente, eppure nessuno dei due può permettersi di fare davvero le dolorose concessioni di cui parla Olmert, a meno di compromettere la propria carriera politica. Un esempio per tutti è quello dei profughi palestinesi, cinque milioni di persone sparse tra Cisgiordania, Gaza, Libano, Siria e Giordania, il cui diritto al ritorno, secondo la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, è insindacabile e soggettivo. In altre parole nessuno può rinunciare per loro. Alla conferenza, la voce dei profughi è stata portata da Karen Abu Zayd, commissario generale dell'Agenzia delle nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, Unrwa, che ha ricordato le drammatiche condizioni in cui gran parte di loro deve vivere.

Abu Mazen si stopiccia gli occhiSul tavolo delle trattative di Annapolis la questione dei profughi non verrà risolta, ma dovrà per forza essere argomento di discussione della commissione che inizierà il lavoro il 12 dicembre. I delegati israeliani e palestinesi si dovranno confrontare anche sui confini: i palestinesi chiedono il ritiro entro quelli del 1967, mentre Iraele non vuole rinunciare alle colonie principali in Cisgiordania e propone degli scambi di territorio. Sullo status di Gerusalemme Est, occupata da Israele nel 1967, che i palestinesi rivendicano come capitale, e sull'uso delle risorse idriche, visto che un terzo dell'acqua usata da Israele proviene dalla Cisgiordania.
 

Naoki Tomasini

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