Annapolis, la stretta di mano tra Olmert e Abu Mazen c'è stata, il resto è tutto da trattare
A partire dal prossimo 12 dicembre una
commisione di lavoro, composta da israeliani e palestinesi,
riprenderà le trattative sulla base della Road Map, per
raggiungere un accordo di pace entro il 2008. É questo il contenuto della
prima dichiarazione congiunta del verice di Annapolis che, come
annunciato, punta soprattutto a riprendere la via del dialogo e del
negoziato tra israeliani e palestinesi, con l'esclusione di Hamas.

La dichiarazione di oggi prevede anche
l'istituzione di una commissione di supervisione, gestita da
israeliani e palestinesi assieme, con il compito di delineare il
percorso dei negoziati e di supervisionare i colloqui. La commissione
si riunirà per la prima volta il prossimo 12 dicembre. Il
traguardo, ha dichiarato Bush, è “la creazione di due stati,
Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco nella pace e nella
sicurezza”. Possibilmente prima della scadenza del mandato del
presidente Usa.
A pochi chilometri da Washington i toni
del conflitto suonano soffusi, Olmert ha detto di essere pronto a
fare dolorose concessioni e anche Abbas è parso conciliante,
“L'era della violenza e del terrorismo è terminata“ ha
dichiarato il presidente palestinese, ribadendo poi la necessità
che nessuno dei temi chiave della crisi israelo-palestinese rimanga
un tabù: “Domani - ha concluso - dovremo iniziare negoziati
profondi e completi su tutti gli argomenti dello status finale,
compreso Gerusalemme, i profughi, le frontiere, gli insediamenti,
l'acqua, la sicurezza, e tutto il resto”. La novità in
queste dichiarazioni non è tanto la retorica di circostanza,
quanto il fatto che prefigurano la ripresa di negoziati diretti tra
le parti.

Nel frattempo nei territori palestinesi
ci sono state manifestazioni di protesta contro l'esclusione del
partito islamico e contro un vertice che, per molti, non porterà
nulla di buono. La polizia palestinese è dovuta intervenire a
Ramallah per disperdere una manifestazione, mentre a Hebron uno dei
manifestanti è rimasto ucciso dalle stesse forze di sicurezza
locali. Imponenti proteste hanno sfilato anche per le strade di Gaza,
dove nelle ultime 24 ore l'esercito israeliano ha ucciso sette
persone. Nella serata di lunedì, in Israele, anche il
movimento dei rabbini si era mobilitato per opporsi al vertice: ”La
Bibbia -si legge nel documento da loro divulgato- vieta di consegnare
a stranieri lembi della terra d'Israele. Nessun leader di nessuna
generazione avrà mai diritto di farlo”.
La situazione dei due leader è
per certi aspetti simile: entrambi hanno necessità di portare
a casa dei risultati per accreditarsi rispetto alla propria gente,
eppure nessuno dei due può permettersi di fare davvero le
dolorose concessioni di cui parla Olmert, a meno di compromettere la
propria carriera politica. Un
esempio per tutti è quello dei profughi palestinesi, cinque
milioni di persone sparse tra Cisgiordania, Gaza, Libano, Siria e
Giordania, il cui diritto al ritorno, secondo la dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo, è insindacabile e
soggettivo. In altre parole nessuno può rinunciare per loro.
Alla conferenza, la voce dei profughi è stata portata da Karen
Abu Zayd, commissario generale dell'Agenzia delle nazioni Unite per i
rifugiati palestinesi, Unrwa, che ha ricordato le drammatiche
condizioni in cui gran parte di loro deve vivere.

Sul tavolo delle
trattative di Annapolis la questione dei profughi non verrà
risolta, ma dovrà per forza essere argomento di discussione
della commissione che inizierà il lavoro il 12 dicembre. I
delegati israeliani e palestinesi si dovranno confrontare anche sui
confini: i palestinesi chiedono il ritiro entro quelli del 1967,
mentre Iraele non vuole rinunciare alle colonie principali in
Cisgiordania e propone degli scambi di territorio. Sullo status di
Gerusalemme Est, occupata da Israele nel 1967, che i palestinesi
rivendicano come capitale, e sull'uso delle risorse idriche, visto
che un terzo dell'acqua usata da Israele proviene dalla Cisgiordania.