Dimitri Reider, giornalista israeliano, ci racconta da Tel Aviv il suo punto di vista sul vertice di Annapolis
Cosa
ti aspetti dal meeting di Annapolis?
Penso
che il vertice di Annapolis potrebbe diventare un disastro peggiore
del summit di Camp David del 2000. Ci sono questioni negoziali che lo
rendono difficile: lo status di Gerusalemme, il diritto al ritorno
per i profughi e le colonie. Lo farà fallire la necessità
di raggiungere un compromesso su tutti questi fronti. Il disastro si
potrebbe profilare tra qualche mese, quando i palestinesi potrebbero
trovarsi non più sotto occupazione, ma imprigionati, o
indipendenti ma sotto il controllo della Giordania. A quel punto il
risentimento della gente potrebbe avere diverse conseguenze: la
ripresa della lotta armata da parte delle milizie in Cisgiordania, o
il rovesciamento di Fatah, o la nascita di una terza forza, come i
numerosi movimenti pan-islamici che stanno crescendo dalle parti di
Nablus. Intorno alle ipotesi su Annapolis preoccupa anche quella di
uno scambio di cittadini, che si potrebbe tradurre in una specie di
pulizia etnica dei residenti arabi in Israele. In molti pensano
infatti che sia interesse di Israele liberarsi di quella parte di
popolazione, che sta diventando sempre più politicizzata.
Infine il summit sta palesemente ignorando la gravissima situazione
di Gaza. Forse per la popolazione della Cisgiordania ci potranno
essere dei piccoli cambiamenti, come la rimozione di qualche check
point, ma per chi vive nella Striscia di Gaza le cose possono solo
peggiorare. Non sono il solo a nutrire poche aspettative sul meeting,
comunque, a Tel Aviv la gente non sembra affatto interessata e per le
strade non se ne parla.
Hai
detto “non più sotto occupazione, ma imprigionati”.
L'ipotetico Stato Palestinese sarà una prigione chiusa
dall'esterno come la Striscia di Gaza?
Non
esattamente, probabilmente i palestinesi avranno una via d'uscita
attraverso la Giordania (mentre il valico di Gaza verso l'Egitto è
chiuso, ndr. ). Più in generale immagino un'entità
politica legata alla sfera di influenza del regno giordano, il che è
diverso da una reale indipendenza. In realtà anche il “non
occupati” è discutibile se si pensa che durante la guerra
civile dell'inizio estate si arrivò a un passo
dall'occupazione giordana della Cisgiordania, col consenso di
Israele.
Pensi
che questo meeting restituirà sostegno popolare a Olmert o che
il premier finirà vittima delle destre che si oppongono a ogni
compromesso?
Penso
che non hai colto il punto. Olmert è di destra, radicalmente.
Il fatto che non lo rivendichi non lo pone tra le sinistre. In
Israele c'è poca opposizione al vertice, quasi tutti si
rendono conto che per evitare che quel che è successo a Gaza
si ripeta anche nel resto della Palestina Israele deve lasciare la
Cisgiordania. Liberarla alla svelta e farlo entro una cornice
politica. In questo momento la destra ha ricevuto garanzie che i
principali insediamenti in Cisgiordania non verranno evacuati e si
discute, come ti dicevo, dell'ipotesi di espellere i cittadini arabi
israeliani. É più di quanto ogni israeliano di destra
potrebbe mai sognare. Tornando a Olmert, penso che presto perderà
il potere. C'è una piccola possibilità che a
sostituirlo sia Barak, che sta cercando di ripristinare la sua
reputazione nell'elettorato, ma non sarà facile che riesca a
farci dimenticare che la seconda intifada è scoppiata sotto il
suo governo. Tzipi Livni invece sembra essere l'eterna numero due,
un'opportunista cui mancano sia i principi che il senso
dell'opportunità. Aveva tutte le possibiltà del mondo
l'anno scorso, quando uscì il rapporto Winograd, per prendere
il potere. Fu sul punto di dimettersi -cosa che avrebbe portato a
elezioni che aveva buone possibilità di vincere- ma non ebbe
il coraggio e tornò indietro. In ogni caso tutti e tre i
candidati rappresentano lo stesso modo di pensare, quindi se anche
Olmert perdesse il posto non sarebbe un grande cambiamento.
E
Abu Mazen?
Secondo
me il vertice farà perdere peso politico anche ad Abu Mazen.
La domanda da porsi è: a favore di chi? L'ipotesi che possa
essere sostituito da Marwan Barghouti sembra più una fantasia
israeliana, quella di trovare un leader come Nelson Mandela per i
palestinesi. Il tempo per la sua riemersione politica è
passato da un pezzo, avrebbero dovuto liberarlo quando venne fuori il
documento dei prigionieri, allora sì che sarebbe stato un vero
cambiamento. Le chiacchiere su Barghouti dimostrano che il nostro
governo è interessato solo al mantenimento dello status quo.