26/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo premier australiano Rudd cambia politica su aborigeni, Kyoto e Iraq
Altro che due leader uguali, entrambi con idee moderate, indistinguibili se non per l'età: appena eletto, il nuovo primo ministro australiano Kevin Rudd ha già annunciato tre cambiamenti di politica rispetto al suo predecessore John Howard. Ritiro delle truppe dall'Iraq, ratifica del protocollo di Kyoto sulle emissioni nocive, e scuse formali alla comunità aborigena per il trauma della “generazione rubata”, ossia il trasferimento forzato di 100mila bambini, dati a famiglie bianche tra il 1910 e gli anni Settanta. Tutti argomenti tabù per il conservatore John Howard, che evidentemente non aveva intercettato la voglia degli australiani di voltare pagina.

Una donna aborigena ad Alice SpringsGli aborigeni. Il premier battuto dopo 12 anni di governo si era sempre rifiutato di pronunciare parole di scusa per la politica dei suoi predecessori nei confronti degli aborigeni, giudicata ormai da tutti un orrore storico. Ma Howard si era sempre difeso dicendo che la colpa non era sua, quindi cosa doveva scusarsi a fare? La questione non è però solo simbolica: un mea culpa ufficiale del governo di Canberra potrebbe spianare la strada a cause di risarcimento collettivo, ispirate alla storia a lieto fine di Bruce Trevorrow, il primo aborigeno della "stolen generation" a essere ricompensato. Rudd ha assicurato che si occuperà del caso “all'inizio dei lavori del nuovo Parlamento”. Sarebbe il primo ministro australiano a pronunciare parole di scusa per gli aborigeni.

Kevin RuddKyoto e l'Iraq. Per l'adesione al trattato di Kyoto, un impegno dei laburisti in campagna elettorale, Rudd ha già iniziato i colloqui con alti funzionari e consiglieri del partito. Il nuovo premier ha anche annunciato la sua presenza a una conferenza sul riscaldamento globale che si terrà a Bali il mese prossimo. Mantenendo anche l'altra promessa elettorale, quella di iniziare il ritiro del contingente australiano dall'Iraq (circa 1.500 uomini sono ancora nel Paese), l'Australia lascerà così sempre più soli gli Stati Uniti: tra Howard e George W. Bush c'era un'intesa sia personale, sia sulle grandi scelte di politica estera, che con Rudd sarà difficile ricreare.

Gradualità al potere. Ma i cambiamenti di Rudd potrebbero non essere così rivoluzionari. Sebbene Howard si fosse sempre rifiutato di ratificare Kyoto – con la stessa motivazione degli Usa: lo facciano anche Cina e India, altrimenti l'unico effetto è quello di danneggiare la nostra economia – la riduzione delle emissioni nocive ottenuta dal precedente governo australiano è in linea con quella richiesta dal protocollo. E parlando in campagna elettorale del trattato che dovrà succedergli, il cosiddetto Kyoto II, Rudd si è posto con termini non molto diversi da quelli di Howard: l'Australia non si impegnerà se Pechino e Nuova Delhi non faranno lo stesso. Per quanto riguarda l'Iraq, l'idea del dietrofront sarà portata avanti senza strappi con Washington. Nessun “tutti a casa”, ma un ritiro graduale di un un terzo delle truppe nei prossimi sette mesi.

Manifesti elettorali nei giorni prima delle elezioniCambio generazionale. Il 50enne Rudd si era posto in maniera molto chiara agli elettori. Il nuovo premier è un laburista atipico: non viene dal mondo sindacale, è un ex diplomatico che parla fluentemente il mandarino, un innovatore che in economia si definisce conservatore. L'economia australiana continua a galoppare, il Pil cresce di oltre il 3 percento l'anno, la disoccupazione è ai minimi dagli anni Settanta, le esportazioni di materie prime sono in pieno boom. C'è da gestire la ricchezza, insomma, magari in modo diverso – e l'impegno di cestinare le leggi che hanno aumentato la precarietà è stato un altro dei punti vincenti di Rudd. Non sarà la politica del “me-too-ism”, l' “anch'io-ismo” di cui il 68enne Howard aveva tacciato il suo sfidante accusandolo di non avere idee originali. Ma dopo 12 anni di “Casa Howard”, il Paese del “down under” sembra comunque un po' sottosopra. 

Alessandro Ursic

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