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Gli aborigeni. Il premier battuto dopo 12 anni di governo si era sempre rifiutato di pronunciare
parole di scusa per la politica dei suoi predecessori nei confronti degli aborigeni,
giudicata ormai da tutti un orrore storico. Ma Howard si era sempre difeso dicendo
che la colpa non era sua, quindi cosa doveva scusarsi a fare? La questione non
è però solo simbolica: un mea culpa ufficiale del governo di Canberra potrebbe spianare la strada a cause di risarcimento
collettivo, ispirate alla storia a lieto fine di Bruce Trevorrow, il primo aborigeno della "stolen generation" a essere ricompensato. Rudd ha assicurato che si occuperà del caso “all'inizio
dei lavori del nuovo Parlamento”. Sarebbe il primo ministro australiano a pronunciare
parole di scusa per gli aborigeni.
Kyoto e l'Iraq. Per l'adesione al trattato di Kyoto, un impegno dei laburisti in campagna elettorale,
Rudd ha già iniziato i colloqui con alti funzionari e consiglieri del partito.
Il nuovo premier ha anche annunciato la sua presenza a una conferenza sul riscaldamento
globale che si terrà a Bali il mese prossimo. Mantenendo anche l'altra promessa
elettorale, quella di iniziare il ritiro del contingente australiano dall'Iraq
(circa 1.500 uomini sono ancora nel Paese), l'Australia lascerà così sempre più
soli gli Stati Uniti: tra Howard e George W. Bush c'era un'intesa sia personale,
sia sulle grandi scelte di politica estera, che con Rudd sarà difficile ricreare.
Cambio generazionale. Il 50enne Rudd si era posto in maniera molto chiara agli elettori. Il nuovo premier è un
laburista atipico: non viene dal mondo sindacale, è un ex diplomatico che parla
fluentemente il mandarino, un innovatore che in economia si definisce conservatore.
L'economia australiana continua a galoppare, il Pil cresce di oltre il 3 percento
l'anno, la disoccupazione è ai minimi dagli anni Settanta, le esportazioni di
materie prime sono in pieno boom. C'è da gestire la ricchezza, insomma, magari
in modo diverso – e l'impegno di cestinare le leggi che hanno aumentato la precarietà
è stato un altro dei punti vincenti di Rudd. Non sarà la politica del “me-too-ism”, l' “anch'io-ismo” di cui il 68enne Howard aveva tacciato il suo sfidante accusandolo
di non avere idee originali. Ma dopo 12 anni di “Casa Howard”, il Paese del “down under” sembra comunque un po' sottosopra. Alessandro Ursic