Una pericolosa miscela tra ire presidenziali e dirette Tv ha scatenato la più grande crisi tra Colombia e Venezuela di cui si abbia memoria
Scritto per noi da
Simone Bruno
Lo scorso giovedì il presidente colombiano Álvaro Uribe, aveva dichiarato conclusa
l’esperienza del presidente venezuelano, Hugo Chávez, come mediatore tra Bogotà
e i guerriglieri delle Farc per la liberazione dei 45 ostaggi nelle loro mani.
La reazione del presidente venezuelano è stata un crescendo.
La sera di giovedì ha dichiarato che accettava la decisione sovrana di Bogotà
e si diceva disponibile per una eventuale ripresa dei dialoghi.
Venerdì ha indurito un poco i toni confidando di "aver perso la fiducia nel presidente
Uribe", aggiungendo che "il processo andava molto bene e diritto verso la liberazione
degli ostaggi". Ieri, invece, durante il tradizionale programma "Aló presidente" in diretta Tv
è rovinato come una valanga sul governo colombiano.
Le parole di Chavez. Il leader bolivariano ha dichiarato sospese tutte le relazioni commerciali tra
i due paesi, chiamato il suo collega Uribe bugiardo per ben 7 volte e dichiarato
tra le altre cose che: "il governo colombiano non vuole la pace. Per questo ci
hanno fermato". Poi ha aggiunto: "Non ho fiducia in nessuno del governo colombiano.
La Colombia merita un altro presidente, un presidente migliore, più degno". Inoltre,
Chavez ha chiamato all’allerta il governo del suo Paese e le forze armate. Il presidente venezuelano accusa Uribe di aver dato retta a pettegolezzi per
interrompere i negoziati invece di rivolgersi a lui direttamente come previamente
accordato in caso del sopraggiungere di qualche problema.
Lo accusa, inoltre, di essersi riunito con alcuni dei suoi collaboratori più
stretti prima di emettere il comunicato che definisce "pieno di bugie" e dice
"è grave quando un presidente si rinchiude con i suoi ministri ed assessori per
scrivere un comunicato pieno di bugie, sapendo che sono tali".
Secondo Chavez Uribe ha ceduto a forti pressioni di settori che non vogliono
la pace, tra cui l’oligarchia colombiana, alcuni settori dell’esercito, del governo
e gli Stati Uniti.
Ed ha aggiunto: "Mi rendo conto della gravità delle mie accuse e delle possibili
conseguenza, e che gli Usa potrebbero approfittarne. Spero che Uribe non permetta
agli Stati Uniti di usare la Colombia contro Venezuela".
Sospesi i rapporti. Per finire ha poi dichiarato sospese le relazioni commerciali anche con la Spagna
fino a che il re Juan Carlos, al pari di Uribe, non si scuserà pubblicamente per
quanto accaduto durante il XVII vertice Iberoamericano in Cile.
Dall’altrettanto usuale scenario domenicale dei consigli Comunitari Domenicali,
il presidente colombiano ha prontamente risposto alle accuse.
"Abbiamo bisogno di un mediatore e non di chi legittima il terrorismo" ha gridato
livido in volto Uribe. "Chavez non voleva la pace in Colombia, ma che fossimo
vittime di un governo terrorista". Ha poi dichiarato di aver permesso a Chavez
di fare ciò che voleva: il mediatore, riunirsi con le Farc e che il presidente
venezuelano non può "incendiare il continente" accusando Colombia, Spagna e gli
Stati Uniti tutti i giorni. Come conseguenza ora i rapporti commerciali tra i due paesi sono sospesi, cosa
che è molto più grave per la Colombia che ha nel Venezuela l’unico paese che compra
i suoi prodotti manifatturati, per un volume di affari che non era stato mai tanto
alto (2760 milioni di dollari nell’anno in corso), mentre i venezuelani importano
prodotti agricoli che non sarà difficile reperire altrove.
Tensioni. L’unica tensione simile, anche se indubbiamente meno grave, tra i due paesi
si verificò 3 anni fa, quando il guerrigliero Rodrigo Granda fu sequestrato in
territorio venezuelano da forze colombiane. Anche in quell’occasione ci fu la
sospensione delle relazioni e tutto si concluse con delle scuse a mezza bocca
del presidente Uribe. Il guerrigliero Granda è ora libero, paradossalmente, e
si trova a Caracas dove era portavoce delle Farc insieme ad Ivan Marquez.
Da più parti si chiede adesso una forte e seria azione diplomatica per cercare
di riportare le relazioni ad una pseudo normalità.
Ciò che è certo è che le poche speranze che si realizzasse uno scambio umanitario
sono ormai distrutte e i 45 ostaggi continueranno a marcire in qualche capanna
delle montagne colombiane.
Resta da notare che tra le molte accuse rivolte ieri dal presidente Uribe al
presidente Chavez non si è ascoltata la più classica, ossia quella di volersi
perpetuare al potere. Cosa strana, proprio ad una settimana dal referendum costituzionale
che prevede la rieleggibilità indefinita, insieme ad una serie importanti di altre
modifiche. Forse che Uribe abbia deciso di ricandidarsi nel 2010?