Testimonianze di volontari e funzionari della Protezione civile italiana nello Sri Lanka
Il lento ritorno alla normalità, in un Paese dove il tributo alla furia del mare
ha toccato la quota di trentamila vite umane, è affidato anche all’impegno e all’esperienza
di un anestesista calabrese e di un ingegnere toscano. Giuseppe Arcidiacono è
il team leader dell'equipe di cinque medici e quattro infermieri del Gruppo chirurgia
d’urgenza di Pisa che per primo ha raggiunto la disastrata zona di Galle, nel
sud-ovest dello Sri Lanka, assistendo e curando circa mille persone. Giuseppe
Mazzotta, alla guida della squadra di sei vigili del fuoco del comando provinciale
di Pisa, ha lasciato ieri l’isola di Kinnyia, nel nord-est popolato dalla maggioranza
Tamil, dove cinquemila abitazioni sono andate distrutte e 12.400 persone sono
state sfollate. Entrambi sono partiti con la missione italiana coordinata dalla
Protezione Civile. Ad accomunarli, un’altra tragedia: il terremoto di Bam, esattamente
un anno prima, il 26 dicembre 2003. Anche lì avevano tempestivamente raggiunto
la zona della devastazione, portando i primi, indispensabili aiuti alla popolazione
colpita dal sisma. PeaceReporter li ha contattati dopo sette giorni di intenso
lavoro, inframezzato solo dalle pause pranzo e da poche ore di sonno.
Dottor Arcidiacono, cosa avete trovato al vostro arrivo a Unawatuna?
“Una situazione drammatica. C’erano numerosi cadaveri per la strada e un forte
odore di putrefazione tutto intorno. Ci siamo subito messi al lavoro, allestendo
un posto medico avanzato, composto da tre tende pneumatiche, nel quale riusciamo
a ‘trattare’ fino a 150 pazienti al giorno. I primi giorni abbiamo assistito chi
aveva subito traumi come fratture, lussazioni, ferite di vario tipo, provocate
dall’impatto con l’onda. Si tratta di gente sopravvissuta all’urto, che era stata
sbattuta contro muri, edifici, alberi e quant’altro. Poi, man mano che il numero
di questi diminuiva, ci siamo dedicati alle cure mediche ordinarie, sostituendo
il lavoro degli ospedali locali, in parte allagati e quindi inagibili, cercando
di alleggerire l’attività svolta da questi e dedicata alle patologie comuni.
Com’è la situazione attuale?
Si sta verificando un lento, progressivo ritorno alla normalità. All’inizio,
la gravità della situazione mi ha impedito di uscire dal presidio medico, ma dopo
qualche giorno, facendo un rapido giro per la città, ho constatato che i corpi
erano stati tolti dalle strade e le macerie erano state pian piano eliminate.
Attualmente ci sono accenni di ripristino della normalità. La gente del posto
si sta dando un gran da fare per recuperare ritmi e abitudini di vita quotidiane.
Prima del maremoto Unawatuna era una splendida località marina, con una spiaggia
dorata e una estesissima barriera corallina. Altrettanto incantevole era l’isola
di Kinniya, se solo i turisti avessero potuto visitarla. Popolata da pescatori
e rimasta a lungo inaccessibile per i continui scontri tra i guerriglieri Tamil
e la popolazione musulmana, a Kinniya era in vigore il coprifuoco fino a qualche
mese fa. Lo tsunami l’ha interamente sommersa per alcuni minuti.
Ingegner Mazzotta, perché avete scelto di cominciare da qui la ricostruzione?
La richiesta di aiuto è arrivata espressamente dal governo cingalese. Dopo il
nostro arrivo a Colombo, il 27, e alcune verifiche sulla stabilità di strutture
pubbliche nel sud dello Sri Lanka, siamo rimasti per tre giorni qui. C’era un
ospedale vicino al mare che è andato quasi completamente distrutto. Con i miei
colleghi abbiamo messo a punto un presidio sanitario di primo soccorso, rifatto
l’impianto idrico ed elettrico, diviso gli ambienti per destinarli ad ambulatorio
e magazzino farmaci. Inoltre, stiamo costruendo quattro campi di accoglienza per
150 persone ciascuno. Purtroppo circa dodicimila persone sono sfollate nelle
scuole, che da metà gennaio riapriranno.
Com’è stata l’accoglienza da parte del governo e della popolazione locale?
Magnifica. Siamo stati ospitati in una base navale e i militari si sono subito
messi a disposizione. La popolazione è gente squisita: di fronte alla tragedia
hanno mostrato un coraggio e una dignità eccezionali.
Ad accompagnare e coordinare il lavoro di medici, vigili del fuoco e tecnici,
due funzionari governativi: Simona Vaccari del ministero degli Interni e Massimiliano
Borzetti della presidenza del Consiglio. Raggiunti telefonicamente, erano completamente
all’oscuro della polemica, scoppiata due giorni fa, sulla gestione dei fondi destinati
all’emergenza.
“Non ne sappiamo nulla – hanno risposto – né ci interessa. Abbiamo piena e totale
fiducia nell’operato del capo della Protezione Guido Bertolaso. Siamo qui per
lavorare, e questo stiamo facendo. La popolazione dello Sri Lanka ha bisogno di
aiuto. Non di polemiche”.