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'Intercettazione' mancata. Coinvolti nell'esplosione anche il Capitano dell'Esercito Salvatore Di Bartolo,
il Capitano Stefano Ferrari e il Caporale Maggiore scelto Andrea Bariani, del
5° reggimento Alpini di Vipiteno. Tutti e tre sono lievemente feriti. L'attentato
è avvenuto mentre le forze della missione multinazionale Isaf stavano inaugurando
un ponte in una delle valli che conducono alla capitale. Intorno alle 10, ora
italiana, mentre i militari italiani e le autorità locali presenziavano alla cerimonia
insieme ad alcune centinaia di civili, un uomo è stato avvistato mentre risaliva
il greto del fiume, avvicinandosi alla folla. Alcuni soldati sono riusciti a intercettarlo,
ma non hanno potuto evitare che si facesse esplodere.
Territorio pericoloso. Nella valle di Musahi, 15 chilometri a sud di Kabul, nel settembre scorso dello
scorso anno, rimasero uccisi in un attentato due militari italiani, i caporal
maggiori Vincenzo Cardella e Giorgio Langella. L'intera regione intorno alla capitale
italiana passerà, a dicembre, all'Italia, e questo comporterà un provvisorio aumento
delle truppe, stimato per ora nell'ordine delle 250 unità. Per i militari italiani
aumenteranno rischi e responsabilità. A loro sarà affidato il controllo di un
territorio dove la presenza dei talebani, nascosti tra la popolazione, compiacente
o intimorita, e forti della complicità di parte della polizia afgana, si sta intensificando
sempre più. "La questione non è più sei talebani rientreranno a Kabul, ma quando
lo faranno", riferiva questa settimana un rapporto del Senlis Council, think-tank
di analisi militare londinese, secondo i cui esperti la Nato è destinata ad essere
sconfitta se non raddoppierà il numero dei militari in Afghanistan. Abbiamo chiesto
a Gianandrea Gaiani, direttore della rivista 'Analisi Difesa' quanto tale previsione
corrisponda a verità. "I talebani potrebbero anche arrivare a Kabul - spiega Gaiani
-, infiltrando 2-3 mila combattenti, provocando numerose vittime, ma non hanno
la forza per assumere il controllo della capitale. Credo che in Afghanistan ci
vogliano almeno 100-120 mila soldati ben equipaggiati. La Nato ne ha 40 mila,
Endurin Freedom 10 mila, altri 70 mila dovrebbero essere afgani. Ma gli afgani
non sono ancora in grado di schierare forze ben equipaggiate e ben addestrate,
anche se il loro livello operativo sta migliorando. Rinforzi occorrerebbero soprattutto
nelle aree meno presidiate, e quella italiana è quella più esposta, e lo si vede
anche in questi giorni. Le forze in campo constano attualmente di circa 5 mila
soldati. Un po' pochi per un'area che si estende quanto mezza Italia".
Vincoli politici. Con il passaggio del comando alla missione italiana, cosa ci potremmo aspettare
da parte dei talebani? "I talebani hanno bisogno di successi spendibili sul piano
mediatico. Sul piano militare non sono in grado di conseguire risultati operativi
reali. Se ci facciamo caso, le loro azioni più eclatanti sono quelle dinamitarde,
suicide, che hanno ucciso perlopiù civili, come quella di oggi. Azioni che hanno
un grosso impatto mediatico ma nessun effetto politico o militare. I talebani
concentreranno le loro azioni dove ci sono meno truppe alleate, o dove ci sono
quelle che hanno limiti di impiego, come quelle italiane, tali da scoraggiarne
l'utilizzo in termini offensivi. Il settore di Herat, ovvero quello italiano,
sarà quindi uno dei più esposti perchè ci sono meno truppe e perchè l'italia pone
molti vincoli politici per condurre azioni di tipo preventivo, cosa che invece
altri settori, come gli inglesi e i canadesi fanno senza particolari problemi".
Impiegheremo forze speciali per presidiare l'area da noi controllata? "A Kabul
non abbiamo tante forze speciali. Le abbiamo, ma nel settore ovest. Credo che
il nostro contingente lì non abbia neppure mezzi pesanti. Ci sono i blindati
Puma, molto poco protetti, e tre elicotteri, impiegati essenzialmente per l'evacuazione
di feriti. Se a Kabul la situazione dovesse degenerare in conflitto più esteso,
la carenza di mezzi pesanti, come è già accaduto a Herat, dove abbiamo mandato
i Mangusta (elicotteri da combattimento, ndr) e i Dardo (veicolo blindato, ndr),
si farebbe sentire".
Luca Galassi