24/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra loro 4 bambini e un militare italiano
Un attentato compiuto da un kamikaze pakistano ha provocato la morte di nove civili afgani (tra cui quattro bambini) e di un militare italiano nel distretto di Pagman, 15 chilometri a nord-ovest di Kabul. Altre nove persone sono rimaste ferite. La vittima era di Lecce e si chiamava Daniele Paladini, maresciallo capo dell'Esercito, reggimento pontieri di Vicenza.
 
Truppe italiane in Afghanistan'Intercettazione' mancata. Coinvolti nell'esplosione anche il Capitano dell'Esercito Salvatore Di Bartolo, il Capitano Stefano Ferrari e il Caporale Maggiore scelto Andrea Bariani, del 5° reggimento Alpini di Vipiteno. Tutti e tre sono lievemente feriti. L'attentato è avvenuto mentre le forze della missione multinazionale Isaf stavano inaugurando un ponte in una delle valli che conducono alla capitale. Intorno alle 10, ora italiana, mentre i militari italiani e le autorità locali presenziavano alla cerimonia insieme ad alcune centinaia di civili, un uomo è stato avvistato mentre risaliva il greto del fiume, avvicinandosi alla folla. Alcuni soldati sono riusciti a intercettarlo, ma non hanno potuto evitare che si facesse esplodere.
 
Il luogo dell'esplosioneTerritorio pericoloso. Nella valle di Musahi, 15 chilometri a sud di Kabul, nel settembre scorso dello scorso anno, rimasero uccisi in un attentato due militari italiani, i caporal maggiori Vincenzo Cardella e Giorgio Langella. L'intera regione intorno alla capitale italiana passerà, a dicembre, all'Italia, e questo comporterà un provvisorio aumento delle truppe, stimato per ora nell'ordine delle 250 unità. Per i militari italiani aumenteranno rischi e responsabilità. A loro sarà affidato il controllo di un territorio dove la presenza dei talebani, nascosti tra la popolazione, compiacente o intimorita, e forti della complicità di parte della polizia afgana, si sta intensificando sempre più. "La questione non è più sei talebani rientreranno a Kabul, ma quando lo faranno", riferiva questa settimana un rapporto del Senlis Council, think-tank di analisi militare londinese, secondo i cui esperti la Nato è destinata ad essere sconfitta se non raddoppierà il numero dei militari in Afghanistan. Abbiamo chiesto a Gianandrea Gaiani, direttore della rivista 'Analisi Difesa' quanto tale previsione corrisponda a verità. "I talebani potrebbero anche arrivare a Kabul - spiega Gaiani -, infiltrando 2-3 mila combattenti, provocando numerose vittime, ma non hanno la forza per assumere il controllo della capitale. Credo che in Afghanistan ci vogliano almeno 100-120 mila soldati ben equipaggiati. La Nato ne ha 40 mila, Endurin Freedom 10 mila, altri 70 mila dovrebbero essere afgani. Ma gli afgani non sono ancora in grado di schierare forze ben equipaggiate e ben addestrate, anche se il loro livello operativo sta migliorando. Rinforzi occorrerebbero soprattutto nelle aree meno presidiate, e quella italiana è quella più esposta, e lo si vede anche in questi giorni. Le forze in campo constano attualmente di circa 5 mila soldati. Un po' pochi per un'area che si estende quanto mezza Italia".
 
Eliccottero 'Mangusta'Vincoli politici. Con il passaggio del comando alla missione italiana, cosa ci potremmo aspettare da parte dei talebani? "I talebani hanno bisogno di successi spendibili sul piano mediatico. Sul piano militare non sono in grado di conseguire risultati operativi reali. Se ci facciamo caso, le loro azioni più eclatanti sono quelle dinamitarde, suicide, che hanno ucciso perlopiù civili, come quella di oggi. Azioni che hanno un grosso impatto mediatico ma nessun effetto politico o militare. I talebani concentreranno le loro azioni dove ci sono meno truppe alleate, o dove ci sono quelle che hanno limiti di impiego, come quelle italiane, tali da scoraggiarne l'utilizzo in termini offensivi. Il settore di Herat, ovvero quello italiano, sarà quindi uno dei più esposti perchè ci sono meno truppe e perchè l'italia pone molti vincoli politici per condurre azioni di tipo preventivo, cosa che invece altri settori, come gli inglesi e i canadesi fanno senza particolari problemi". Impiegheremo forze speciali per presidiare l'area da noi controllata? "A Kabul non abbiamo tante forze speciali. Le abbiamo, ma nel settore ovest. Credo che il nostro contingente lì non abbia  neppure mezzi pesanti. Ci sono i blindati Puma, molto poco protetti, e tre elicotteri, impiegati essenzialmente per l'evacuazione di feriti. Se a Kabul la situazione dovesse degenerare in conflitto più esteso, la carenza di mezzi pesanti, come è già accaduto a Herat, dove abbiamo mandato i Mangusta (elicotteri da combattimento, ndr) e i Dardo (veicolo blindato, ndr), si farebbe sentire".

Luca Galassi

Articoli correlati:
23/11/2007 Afghanistan, stragi insabbiate: Le bugie della Nato sulle vittime civili dei bombardamenti
21/11/2007 I talebani stanno conquistando l'Afghanistan: Lo dice un rapporto del Senlis Council
19/11/2007 Afghanistan, la strage svelata: L’Onu accusa la polizia afgana per il massacro dei bambini di Baghlan
16/11/2007 Afghanistan, attentato contro gli italiani: Nessuna vittima fra i soldati. Morto solo l'attentatore
06/11/2007 Afghanistan, grave attentato nel nord: Il più sanguinoso dal 2001: almeno 73 morti. Mentre non si ferma l’avanzata talebana
02/11/2007 Afghanistan, guerra sul fronte occidentale: La provincia di Farah, sotto comando italiano, sta cadendo in mano ai talebani
00/00/0000 Afghanistan, in fuga dalla Nato: Migliaia di civili scappano dalle bombe, ma la guerra non si ferma
24/09/2007 Afghanistan, massacri occultati: La nuova offensiva Nato in Helmand ha già ucciso decine di civili. I cadaveri vengono rimossi
24/09/2007 Blitz italiano: liberati ma feriti i due ostaggi: L’azione condotta nella provincia di Farah. Uccisi 9 rapitori. Grave uno degli ostaggi
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità