23/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Slitta ancora l'elezione del presidente libanese, mentre stanotte scade il mandato di Lahoud
Aggiornamento: sabato 24 Nov. Ore 12:00.
Il presidente libanese Emile Lahoud ha lasciato la residenza del capo dello stato e, dalla mezzanotte di ieri, ha concluso il suo mandato senza un successore. Ieri il parlamento aveva rinviato l'elezione del nuovo presidente per la quinta volta e, da questa mattina, la responsabilità della sicurezza nel paese dei Cedri è nelle mani delle froze armate libanesi. L'ultimo gesto di Lahoud è stato infatti quello di dichiarare lo stato di emergenza. La nuova sessione parlamentare per eleggere il successore di Lahoud è stata convocata per il 30 di novembre, dopo il vertice sul Medio Oriente che si terrà il 27 ad Annapolis, in Maryland. Nel vuoto di potere che si è venuto a creare, i poteri del presidente sono stati assunti ad interim dal governo di Fouad Siniora, anche se lo stesso esecutivo è considerato illegittimo, sia dalle opposizioni che dallo stesso capo dello Stato uscente, per la mancanza dei rappresentanti della comunità sciita. Nel paese si teme la situazione possa precipitare e da più parti giungono appelli alla moderazione. Tra le fazioni si sta sviluppando un tacito accordo, per cui si impegnano a mantenere la pace sociale, almeno fino alla sessione parlamentare del 30. Il governo Siniora si dovrebbe limitare al disbrigo delle pratiche correnti, mentre lo opposizioni si dovrebbero astenere da qualunque azione di protesta o dimostazione di forza.
Mercoledì la gran parte dei libanesi non ha lavorato, e oggi i quotidiani, con l'eccezione di quello edito dal partito di Saad Hariri, sono in edicola. Ieri era il 64 mo anniversario dell'indipendenza, una ricorrenza che generalmente vede sfilare per le strade parate militari e migliaia di civili in festa. Ma oggi le strade di Beirut sono vuote, e i militari che le pattugliano non sono affatto in parata. Al parlamento si consuma infatti l'ennesimo stallo sul nodo delle elezioni del presidente che dovrà sostituire Emile Lahoud, il cui mandato scade oggi a mezzanotte.

La vignetta di An Nahar“Non c'è nulla che rispecchi l'amara realtà della nostra indipendenza meglio della crisi sulla presidenza” ha scritto il commentatore libanese Rafik Khouri sul quotidiano Al Anwar. Dalla creazione del paese dei Cedri negli anni Venti, sono almeno dodici gli eserciti stranieri che hanno calpestato il territorio libanese, e molti di più sono stati, e sono ancora, i tentativi di condizionarne la politica e l'economia. Il libano è come una piccola mattonella su cui stanno in equilibrio due acerrimi nemici, Siria e Israele, insieme a tutti i rispettivi alleati stranieri che tentano di pestarsi i piedi. Non stupisce allora che il paese sia spezzato in due coalizioni che non riescono a trovare un accordo. Oggi anche l'ultimo tentativo di mediazione è fallito, quando la maggioranza ha rifiutato la proposta del Generale Aoun, alleato di Hezbollah, che ipotizzava l'elezione di un presidente neutrale come il medico Pierre Dakkar, e di un premier altrettanto neutrale, per un periodo limitato a due anni. Da qualche tempo sulla televisione di Hariri passa un o spot il cui slogan è “Il Libano non è un giocattolo nelle mani di nessuno”. Ma forse, il miglior ritratto della situazione attuale si trova in una vignetta pubblicata dal quotidiano online An Nahar, in cui la bandiera libanese sfuma in quelle dei paesi che sostengono le due coalizioni nazionali, mentre il cedro al centro diventa un seggio, quello che stasera verrà lasciato vuoto da Lahoud.

Lahoud tra i generali dell'esercito libaneseNonostante l'annunciata assenza dei deputati dell'opposizione, oggi alle 13 il parlamento si è riunito, rispondendo all'invito di Nabih Berri. Constatata l'impossibilità di eleggere il nuovo presidente con una maggioranza di due terzi, l'elezione è stata nuovamente rimandata. L'ha annunciato lo stesso Berri, aggiungendo che la nuova data sarà il 30 di novembre, dunque dopo il vertice di Annapolis. L'ennesima conferma che la trattativa che deve decidere il futuro del Libano è tutt'altro che un fatto interno. I deputati della maggioranza non si sono comunque allontanati dal parlamento, hanno accusato l'opposizione di essere responsabile del vuoto di potere e, dopo avere incontrato il partiarca cristiano Sfeir, Saad Hariri ha fatto sapere che la sua coalizione considera costituzionalmente legittimo eleggere il presidente, anche a maggioranza semplice. Secondo l'articolo 62 della costituzione, se il parlamento non sceglie un successore entro la fine del mandato del presidente, i poteri del capo dello Stato passano al governo. Lahoud ha però già fatto sapere che non considera legittima l'elezione del suo successore da parte di un parlamento orfano dei deputati dell'opposizone.

Soldato libanese davanto al parlamentoPrima della mezzanotte, comunque, il filosiriano Lahud annuncerà la sua “decisione per preservare la pace e la sicurezza”, come ha riferito la sua portavoce. Tra le opzioni nelle sue mani c'è quella di dichiarare lo stato di emergenza o di passare il potere nelle mani dei capi dell'esercito. Subito dopo il rinvio della sessione, però, il vice presidente dell'assemblea Farid Makari, parlando a nome della maggioranza, ha dichiarato che ogni decisione di Lahud sarà “priva di valore costituzionale”. “L'unico diritto che ha Lahud è quello di lasciare il palazzo presidenziale di Baabda” ha aggiunto. Poco dopo l'annuncio del rinvio, le strade di Beirut si sono svuotate. La città è presidiata da soldati, jeep, blindati e tank. Check point dell'esercito bloccano le strade e controllano i punti chiave della città: edifici governativi, sedi dei partiti e abitazioni dei deputati. Lo stato d'allerta è massimo e anche tutte le licenze di porto d'armi ai cittadini sono state sospese. Tutto sembra pronto per lo scenario peggiore. Non resta che attendere.
 

Naoki Tomasini

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