Sembra arrivata ad una situazione di stallo la mediazione di Chavez per la liberazione dei prigionieri delle Farc.
Chavez chiede al leader Marulanda la prova che Ingrid Betancourt sia ancora viva
Scritto per noi da
Simone Bruno
“Non parlare con i generali o me li fai diventare Chavisti”. Con questa battuta
il presidente colombiano, Uribe Vélez, aveva risposto al suo omologo venezuelano,
Hugo Chávez, che chiedeva di poter stabilire un contatto diretto con le forze
armate Colombiane, per avere informazioni sui militari e poliziotti sequestrati
dalle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas).
I fatti. E proprio questa è stata la causa della rottura dei negoziati per la liberazione
dei sequestrati nelle mani del gruppo guerrigliero, e la fine della mediazione
del presidente Chávez e della senatrice liberale Piedad Cordoba.
La Cordoba e il presidente Venezuelano erano da poco rientrati a Caracas da Parigi,
dove erano stati ricevuti dal presidente Sarkozy per discutere i progressi del
“intercambio humanitario”, tema che il presidente Francese ha molto a cuore ,
dato che la sequestrata più famosa è la Franco-Colombiana Ingrid Betancourt.
Durante una telefonata con il generale Mario Montoya, la senatrice, ha passato
il telefono al presidente Chávez per dei saluti formali, durati, secondo la Cordoba,
non più di 20 secondi.
Stop alle trattative. Durante la notte, il presidente Uribe, informato dallo stesso generale, ha deciso
di interrompere ogni trattativa con le FARC e di revocare il mandato al presidente
Venezuelano e alla senatrice Liberale.
Una goccia piccolissima che ha fatto traboccare un vaso vuoto.
Sembra davvero poca cosa una telefonata formale di 20 secondi per interrompere
un processo così importante per chi è sequestrato da 4,5 o 10 anni.
Marleny Orjuela portavoce della associazione dei familiari dei sequestrati (ASFAMIPAZ)
ha chiesto al presidente Uribe di mettersi per un minuto nei panni dei sequestrati
o delle loro famiglie.
Altri famigliari come Lucy Gechen de Turbay hanno commentato tristemente che:
“ci dispiace molto che si spenga la luce della speranza che avevamo di ricevere
prove di vita e la liberazione”.
Fabrice Delloye ex marito di Ingrid Betancourt e Juan Carlos Lecomte, suo attuale
compagno, hanno invece convenuto nei loro commenti che il presidente Uribe non
ha mai avuto nessuna intenzione di arrivare ad un accordo e “come al solito quando
ci sono reali possibilità di una liberazione lui pone degli ostacoli”, sono convinti
che la telefonata di cui sopra non sia altro che un banale pretesto.
Dall’Eliseo, Sarkozy, attraverso il suo portavoce, ha fatto sapere che: “Continuo
a credere che la gestione del presidente Chavez sia la migliore possibile” e che
“chiedo al presidente Uribe di lasciare che la negoziazione continui”, ha anche
annunciato che farà avere al presidente Colombiano una lettera dall’ ambasciata.
Il professor Moncayo. Ormai famoso in tutto il mondo per le sue camminate di centinaia di chilometri
per chiedere la libertà di suo figlio, ha appreso dalla notizia mentre si stava
recando a Caracas, dove pensa di arrivare tra qualche settimana. “Chiedo al presidente
Uribe di cambiare idea”. Proprio oggi suo figlio compie 10 anni nelle mani delle
FARC.
Ciò che realmente preoccupa il presidente Uribe è che il gruppo guerrigliero
stia approfittando della situazione per guadagnare visibilità internazionale,
senza, per il momento, aver dato nulla in cambio, neppure le prove di sopravvivenza
che la scorsa settimana sembravano tanto vicine. Altro tema che non si digerisce
nel palazzo di Nariño è che il presidente Chávez si sia tenuto equidistante dalle
parti, cosa che contribuisce a diffondere l’idea che la colpa della situazione
dei sequestrati sia condivisa tra i sequestratori e chi poco ha fatto per la loro
liberazione.
Se da un lato è indubbio che questa sia una strategia delle FARC e che la rinnovata
attenzione internazionale giovi al gruppo, dall’altro lato è sconcertante che
la paura della propaganda conti di più della vita dei sequestrati.
Sembra comunque improbabile che questa importante esperienza di mediazione, spesso
definita come l’ultima speranza, si concluda in modo tanto improvviso e senza
alcuna ragione seria, contro il volere della comunità internazionale e dell’opinione
pubblica Colombiana.
Proprio oggi era previsto un incontro tra i due presidenti a Bogotà e da più
parti si spera che un incontro, magari in una zona di frontiera tra i due paese,
nei prossimi giorni, possa rimettere in marcia il processo.