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I fatti. Decine di giovani madri private con la forza dalle bande criminali dei loro
figli si sono date appuntamento davanti alla sede del Ministero Publico per protestare per il clima di insicurezza nel quale la popolazione è costretta
a vivere. Una protesta forte, senza mezze misure. Davanti a loro le carrozzine
vuote, una scena desolante. E un dubbio enorme: i bambini che fine hanno fatto?
Sono stati venduti a coppie straniere? Sembra proprio che la risposta alla seconda
domanda sia affermativa.
Economia del reato. Cifre spaventose quelle relative al traffico di bambini. Secondo un rapporto
Unicef il 95 percento dei bambini guatemaltechi adottabili andrebbe negli Stati
Uniti. Solo lo 0,5 percento di loro sarebbe adottato da famiglie locali. Dal 2004
al 2007 lo Stato centroamericano ha autorizzato l'adozione di oltre 18 mila minori.
Grazie a un semplice calcolo, l'Unicef fa sapere che l'incasso derivato dalla
pratica delle adozioni si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di dollari. Cifra
che fa gola a molti. E non è difficile intuire come siano nate velocemente nel
paese organizzazioni criminali che speculano anche su questo dramma.
I falsi. Pur di riuscire a mettere le mani sull'enorme quantità di denaro mossa dalle
adozioni, le organizzazioni criminali non hanno esitato a coinvolgere avvocati,
medici, lavoratori sociali e impiegati del Registro Civile, che hanno emesso documenti
di nascita falsificati per facilitare la cessione dei bambini alle famiglie adottive.
Ma qualcosa sembra si stia muovendo. Il Congresso ha, infatti, già approvato una
legge (entrerà in vigore il 1° gennaio 2008) che regoli il numero delle adozioni
e sia in linea con le direttive mondiali che specificano che l'adozione abbia
come obiettivo principale “l'interesse supremo del bambino".
Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter