05/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle Andamane si sono salvati dallo tsunami. Non vogliono essere disturbati

Un indigeno SentineleseLi avevano già dati per estinti. E invece, grazie alla loro millenaria simbiosi con la natura, sono quasi tutti scampati alla furia distruttiva dello tsunami. E, a quanto pare, non gradiscono visite, nemmeno per avere aiuti. Quando sul paradiso tropicale delle isole indiane delle Andamane e Nicobare si è scatenato l’inferno d’acqua, gli indigeni di questo magnifico arcipelago del Golfo del Bengala si erano già messi in salvo sulle alture assieme agli animali, come loro messi in guardia dall’insolito ritrarsi della marea.

Frecce contro un elicottero. Il governo indiano già aveva dato per scontata la loro sparizione dalla faccia della Terra. Gli antropologi di tutto il mondo già  piangevano l’estinzione delle ultime tribù paleolitiche ancora esistenti sulla terra, in particolare quella dei Sentinelesi, una comunità di pigmei cacciatori-raccoglitori che nessuno mai è riuscito ad avvicinare a causa della loro ostilità.  Non si sa nemmeno quanti siano esattamente.
Invece sono stati proprio i piccoli Sentinelesi, l’altro ieri, i primi a smentire tutti. Panorama dell'arcipelago delle Andamane e NicobareQuando un elicottero della Guardia Costiera indiana ha sorvolato la spiaggia della loro isola, il velivolo è stato investito da una pioggia di frecce e lance.
Volando sulle altre isole dell’arcipelago gli ispettori del governo hanno potuto constatare che anche le altre piccole e isolate tribù indigene dell’arcipelago erano rimaste numericamente integre. Diversa la situazione invece tra la più grande tribù, quella dei Nicobaresi: 30 mila in tutto, di cui alcune migliaia risultano morti o dispersi, come buona parte degli oltre 300 mila abitanti non indigeni dell’arcipelago.

Le diverse tribù. Da Londra, Sophie Grig, responsabile d’area per l’associazione di difesa dei popoli indigeni “Survival”, spiega qual è la situazione su queste isole.  
“I nostri contatti locali tendono a frenare l’ottimismo delle autorità indiane, che fino a pochi giorni fa parlavano di un’ecatombe e oggi affermano che tutte le tribù indigene si sono salvate.  E’ molto probabile che le piccole comunità delle isole Andamane si siano salvate grazie alla loro profonda conoscenza dei fenomeni naturali e anche grazie al fatto che i loro insediamenti non sono sulla costa ma sulle alture interne, poiché non vivono tanto di pesca, quanto di caccia e raccolta. Panorama dell'arcipelago delle Andamane e NicobareNon ultimo il fatto che questa parte nord dell’arcipelago è la più lontana dall’epicentro del maremoto. Sembra quindi siano tutti salvi i 270 Jarawa, i cento Onge, i 41 Grandi Andamanesi e i Sentinelesi, che non si sa quanti siano, 50, ma forse molti di più. Non si sa invece ancora nulla dei 380 Shompen che vivono sull’isola di Grande Nicobar, la più meridionale, proprio davanti all’epicentro del sisma, ma è probabile che anche loro si siano salvati dato che vivevano sulle colline dell’entroterra. Siamo invece molto preoccupati per i Nicobaresi che vivono poco più a nord, sull’isoletta di Car Nicobar. Questa numerosa tribù, che assieme agli Shompen è l’unica di origine non negroide, non africana, bensì mongoloide, probabilmente malese, è la sola ad aver abbandonato le tradizioni paleolitiche, aprendosi alla modernità, convertendosi al cristianesimo, abbandonando la caccia e la raccolta e dedicandosi alla coltivazione stanziale. Per questo i loro dodici villaggi, tutti situati nelle pianure costiere e non nel fitto della giungla tropicale che ricopre le colline interne, sono stati spazzati via dal maremoto e migliaia di loro sono sicuramente morti”.

Decimati dalla modernità. “E’ molto difficile raccogliere informazioni dal posto – spiega la Grig – dato che il governo indiano tiene lontani tutti gli stranieri adducendo motivazioni di sicurezza nazionale. Nelle Nicobare infatti si trovano grosse basi della marina militare e delle forze aeree indiane, e per questo le autorità non gradiscono intrusi. Panorama dell'arcipelago delle Andamane e NicobarePer questo l’altro giorno hanno addirittura rifiutato aiuti umanitari stranieri, affermando che se la sarebbero benissimo cavati da soli. Ma per ora non sembra abbiano fatto granché, se ancora oggi non si sa nemmeno quante vittime ci sono state fuori dai centri urbani. D’altronde l’interesse delle autorità per le popolazioni indigene locali non è mai stata notevole. Anzi! Queste tribù sono state decimate da decenni di politica governativa di sedentarizzazione forzata, volta a trasferire gli indigeni dalle foreste alle città, e dallo stupro del loro habitat naturale da parte dei pescatori di frodo e dei bracconieri. Speriamo solo che questa tragedia serva ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul destino di queste preziose popolazioni indigene, che possono resistere alle catastrofi naturali, ma non alla modernizzazione selvaggia”. 

Enrico Piovesana

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