Nawabzada Balach Marrì, leader della guerriglia indipendentista
balucia è stato ucciso insieme a diverse sue guardie del corpo. Non è ancora chiaro
se
il comandante dell’Esercito di Liberazione del Balucistan (Bla) sia morto nel
corso di un’operazione dell’esercito pachistano in territorio balucio o se
invece sia stato vittima di un bombardamento della Nato mentre si trovava oltre
confine, in Afghanistan.
Versioni
contrastanti. “Qui a Quetta (capoluogo del Balucistan,
ndr) girano ancora voci contrastanti”, racconta a
PeaceReporter Yar Jaan Badinì, direttore
del giornale
Balochistan Today. “C’è
chi dice che sia stato ucciso dall’esercito nel distretto di Kholu, roccaforte
della tribù Marrì, chi parla invece di uno scontro a fuoco verso Chaman, al
confine afgano. Ma la voce più insistente in queste ultime ore è che Balach
Marrì e i suoi siano stati scambiati per un gruppo di talebani mentre si
trovavano nel sud della provincia di Helmand, nel deserto di Garmsir”.
Rabbia e ribellione.
“In tutto il Balucistan e perfino nei quartieri baluci di Karachi la situazione
è molto tesa”, riferisce Badinì. “Ieri sera, appena si è diffusa la notizia,
sono scoppiati violenti disordini sia in città che fuori. Negli scontri sono
morti due poliziotti e almeno tre manifestanti. Decine di auto sono state date
alle fiamme e gli uffici governativi sono stati assaltati. Oggi la situazione
è
più calma, ma molto tesa: scuole, uffici e negozi sono chiusi. La gente è
furiosa: giovani e anziani, donne e ragazzini: tutti stanno vivendo la morte di
Marrì come l’ennesima ingiustizia nei confronti del nostro popolo”.
“La lotta non si
ferma”. Chiediamo a Surat Khan Marrì – anziano e rispettato intellettuale
indipendentista balucio appartenente alla stessa tribù del comandante ucciso –
quale
impatto avrà la morte di Nawabzada Balach Marrì sul movimento. “Come è avvenuto
dopo l’uccisione di Nawab Akbar Bugtì l’anno scorso, anche la morte di Marrì
non avrà altro effetto se non quello di far ulteriormente crescere la rabbia antigovernativa
e la determinazione del nostro popolo. La morte di un leader non significa la
morte di un movimento organizzato come il Bla, che in breve tempo troverà un
altro comandante”.
“Bhutto o Musharraf è
lo stesso”. Domandiamo a Marrì se un cambio di governo a Islamabad, come per
esempio la fine del regime di Musharraf e il ritorno al potere di Benazir
Bhutto, comporterebbe una svolta in questo conflitto che, dal 1973 a oggi, è
costato ai baluci migliaia di morti. “Purtroppo non cambierebbe assolutamente
niente:
quando la Bhutto o Nawaz Sahrif erano al governo la guerra e le ingiustizie contro
il nostro popolo, l’occupazione militare del nostro territorio e lo
sfruttamento colonialista del nostro gas naturale sono proseguite senza sosta.
La
soluzione dei nostri problemi non verrà certo dalle elezioni di gennaio, ma
solo dalla prosecuzione della nostra lotta per la libertà”.