Piovono critiche sul nuovo segretario alla Giustizia. Ma la sua nomina sarà ratificata

Già quando in novembre il neoeletto presidente George W. Bush l’aveva designato
a prossimo segretario alla Giustizia, su Alberto Gonzales piovvero le critiche
delle organizzazioni per i diritti umani, della stampa progressista e di molti
esponenti democratici.
Ora che la sua nomina dovrà essere ratificata dal Senato – le prime udienze cominciano
domani a Washington – il primo ispanico a ricoprire la carica di procuratore generale
degli Stati Uniti trova sul suo cammino un ostacolo nuovo e inusuale per la prassi
politica americana: una lettera firmata da una decina di ex militari di alto rango,
dove si chiede alla commissione Giustizia del Senato di bocciare la sua nomina.
I due documenti chiave. Le accuse non sono nuove: nel mirino ci sono in particolare due memorandum firmati
da Gonzales in veste di consigliere legale della Casa Bianca. In uno dei documenti
l’attorney general designato definiva “obsoleta” la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri
e “pittoresche” alcune sue disposizioni. Nel secondo memo, Gonzales restringeva
il significato della tortura, considerando tale solo la violenza che provochi
“la morte, il mancato funzionamento di alcuni organi, o il serio danneggiamento
delle funzioni corporee” del detenuto.
L'architetto di Abu Ghraib. Alla base di tutto c’è l’idea che la guerra al terrorismo richieda nuovi metodi,
e che i diritti concessi ai prigionieri durante un conflitto non debbano essere
garantiti ai “nemici combattenti”, cioè ai presunti terroristi catturati e rinchiusi
nelle carceri Usa in giro per il mondo. Gonzales, in sostanza, è considerato da
molti come l’architetto del sistema che ha portato agli abusi di Guantanamo, di
Abu Ghraib e delle prigioni afgane. “Oggi è chiaro che queste operazioni hanno
provocato una grande animosità verso gli Stati Uniti, hanno indebolito gli sforzi
della nostra intelligence e hanno aumentato i rischi per le nostre truppe”, scrivono
gli ex ufficiali nella lettera indirizzata al Senato, compilata con l’aiuto del
gruppo
Human Rights First.
Il nuovo spauracchio. In realtà la nomina di Gonzales non è in discussione: al Senato i repubblicani
hanno 55 seggi contro i 44 dei democratici. Ma la figura del nuovo segretario
alla Giustizia – che ha preso il posto del dimissionario John Ashcroft – sembra
sulla buona strada per diventare un bersaglio dell’opposizione tanto quanto il
suo predecessore. Organizzazioni come l’American Civil Liberties Union, Human Rights Watch e il Center for Constitutional Rights fanno pressione sui senatori democratici della commissione Giustizia – di cui
fa parte anche il candidato vicepresidente John Edwards – affinché mettano Gonzales
sotto torchio durante le udienze per la ratifica della nomina. Sui blog anti-Bush
il segretario alla Giustizia in pectore è già soprannominato “Abu Gonzales” e iniziano a circolare vignette che lo collegano
esplicitamente allo scandalo degli abusi sui prigionieri.

Relazioni pericolose. Le ombre nella carriera di Gonzales – uno degli otto figli di una coppia di
immigrati messicani, l’unico tra i suoi fratelli a frequentare l’università –
vengono spesso menzionate. Una tra queste è l’aver difeso la Enron, il colosso
energetico grande finanziatore di Bush che fallì nel 2001 smascherando i vizi
del sistema capitalistico americano. E poi c’è la questione della pena di morte.
Tra il 1995 e il 1997, quando Gonzales era consigliere legale dell’allora governatore
George W. Bush, il numero di esecuzioni nel Texas schizzò a 57. Di queste, una
in particolare fece molto discutere: la pena di morte inflitta a Terry Washington,
un 33enne ritardato mentale con le capacità comunicative di un bambino di sette
anni. Come consigliere di Bush, prima dell’iniezione letale Gonzales presentava
al governatore un rapporto sul condannato: un documento che in alcuni casi è stato
decisivo per graziare un detenuto all’ultimo momento. I memorandum di Gonzales
a Bush non cambiarono mai il giudizio di condanna.
Alberto e George. L’armonia di vedute tra i due è evidente dal tipo di cammino fatto da Gonzales
dopo aver conosciuto Bush nel 1994. Prima suo consigliere legale, poi segretario
di Stato del Texas, infine la nomina (fatta da Bush) a membro della Corte Suprema
texana. Nel 2000, quando Bush si spostò da Austin a Washington, Gonzales diventò
consigliere legale della Casa Bianca. La designazione a nuovo procuratore generale
è la quinta carica sotto George W. Bush del figlio di immigrati messicani. Anche
per questo, non solo per la tranquilla maggioranza repubblicana al Senato, nessuno
si aspetta che il presidente ritiri la nomina del suo fidato collaboratore.