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Concessioni. Nel frattempo
continuano le concessioni del governo israeliano all'Autorità
Palestinese di Salam Fayyad, e ferve il dibattito nella Knesset
sull'opportunità di tali manovre. Lunedì il premier
palestinese Fayyad ha firmato un accordo di sostegno economico per 31
milioni di dollari con la Norvegia, e un piano di sviluppo economico
da diversi miliardi di dollari per Cisgiordania e Gaza è stato
proposto anche dall'inviato di pace Tony Blair. Mazen ha cercato di
mostrare buona volontà rafforzando la polizia palestinese con
il compito di disarmare le milizie e, di contro, lunedì Olmert
ha dato il via libera al rilascio di 441 detenuti palestinesi.
Martedì israele ha autorizzato la fornitura di 25 mezzi
blindati leggeri e due milioni di proiettili alle forze di sicurezza
palestinesi. Olmert spera che questa mossa serva a rafforzare la
lotta di Fatah contro Hamas, ma diversi deputati della destra
israeliana sono convinti che quelle armi verranno presto utilizzate
contro loro. Sul fronte umanitario, il ministro per gli Affari
Sociali di Israele Herzog e Tony Blair hanno anche proposto la
creazione di una rete di servizi di previdenza sociale per i
palestinesi, un progetto che sperano verrà finanziato
dall'Unione Europea e dalla comunità internazionale.
Divergenze. Giovedì al
Cairo, in Egitto, si terrà una conferenza della Lega Araba,
preparatoria per la conferenza di Annapolis. Mentre, sempre nei
prossimi giorni, Olmert e il presidente egiziano Moubarak si
incontreranno in un mini-vertice a Sharm el Sheik con il re di
Giordania e il presidente pelestinese. Il ministro degl Esteri
egiziano Ahmad Abdul Gheit ha ricordato la necessità di
bloccare immediatamente la crescita degli insediamenti ebraici in
Cisgiordania, mentre Israele punta a congelarli solo “in futuro”.
“Abbiamo promesso di non costruire nuovi insediamenti e non li
costruiremo, abbiamo promesso di abbattere le colonie illegali e le
abbatterermo” ha promesso Olmert. Israele non costruisce nuove
colonie da quasi un decennio, ma in questi anni non ha cessato di
ampliare quelle esistenti, mentre i cosiddetti avamposti illegali si
sono moltiplicati. Secondo l'organizzazione israeliana Peace Now
questi ultimi sarebbero oggi 51. “Il congelamento delle colonie
deve essere totale o non sarà un congelamento” ha dichiarato
il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, sottolineando la
distanza che ancora separa le parti.
Ottimismo? Anche l'ultimo faccia
a faccia tra Olmert e Mazen si è concluso con un nulla di
fatto. “Restano divergenze” è stato il commento del
negoziatore Erekat. Il premier israeliano sà che nell'incontro
di Annapolis si gioca il suo futuro politico e ostenta ottimismo. Ha
promesso che nascerano negoziati “seri e continui” con i
palestinesi e che verranno affrontati tutti i temi essenziali in
agenda, per arrivare alla creazione di due stati per due popoli: un
accordo che potrebbe essere raggiunto “nel corso del 2008”. Anche
il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice rischia buona parte della
sua reputazione: negli ultimi mesi ha incontrato dozzine di
diplomatici in otto viaggi nella regione. Viaggi che, secondo
l'editorialista del Wall Street Journal Bret Stephens, sono stati
“privi di frutti”. Secondo Stephens, la conferenza di Annapolis
ridimensionata lessicamente a “meeting”, “sarà un
fallimento”. “Non avrà alcun beneficio per i palestinesi”
ha profetizzato anche il presidente iraniano Ahmadinejad che, dopo
l'incontro con il ministro degli Esteri siriano Moallem, ha accusato
“i nemici”, di avere “piani a lungo termine per tutti i paesi
della regione” a cominciare da libanesi e palestinesi. Progetti che
secondo lui verranno sventati dall'unità tra i musulmani della
regione, rappresentati in particolare dall'asse tra Iran e Siria.
Naoki Tomasini
Parole chiave: annapolis, olmert, mazen, bush, erekat, ahmadinejad, moallem