21/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Fervono i preparativi per il meeting di Annapolis, ma non c'è ancora un accordo
La conferenza di pace ad Annapolis, negli Stati Uniti, si farà. Le date del 27 e 28 novembre sono state confermate ma i dubbi sui possibili esiti sono ancora molti. Le parti puntavano a sedersi al tavolo negoziale con già in tasca almeno una bozza di accordo ma, ad oggi, una dichiarazione comune non è stata raggiunta. Secondo il quotidiano israeliano Maariv, per sviare l'attenzione dalle perplessità, il presidente Bush ha annunciato che aprirà l'incontro con un discorso in cui presenterà la sua “nuova visione” per il Medio Oriente. Tra gli invitati figurano 49 paesi, tra cui anche Arabia Saudita e Siria, ma ancora non si sa quanti di questi accetteranno di prendervi parte, anche perché alcuni non hanno rapporti diplomatici con Israele. Sicuramente al tavolo negoziale siederanno Olmert e Abu Mazen, con i rappresentanti di Nazioni Unite, Quartetto, Unione Europea e Lega Araba.

Abu Mazen davanti ai soldati palestinesiConcessioni. Nel frattempo continuano le concessioni del governo israeliano all'Autorità Palestinese di Salam Fayyad, e ferve il dibattito nella Knesset sull'opportunità di tali manovre. Lunedì il premier palestinese Fayyad ha firmato un accordo di sostegno economico per 31 milioni di dollari con la Norvegia, e un piano di sviluppo economico da diversi miliardi di dollari per Cisgiordania e Gaza è stato proposto anche dall'inviato di pace Tony Blair. Mazen ha cercato di mostrare buona volontà rafforzando la polizia palestinese con il compito di disarmare le milizie e, di contro, lunedì Olmert ha dato il via libera al rilascio di 441 detenuti palestinesi. Martedì israele ha autorizzato la fornitura di 25 mezzi blindati leggeri e due milioni di proiettili alle forze di sicurezza palestinesi. Olmert spera che questa mossa serva a rafforzare la lotta di Fatah contro Hamas, ma diversi deputati della destra israeliana sono convinti che quelle armi verranno presto utilizzate contro loro. Sul fronte umanitario, il ministro per gli Affari Sociali di Israele Herzog e Tony Blair hanno anche proposto la creazione di una rete di servizi di previdenza sociale per i palestinesi, un progetto che sperano verrà finanziato dall'Unione Europea e dalla comunità internazionale.

Mazen e OlmertDivergenze. Giovedì al Cairo, in Egitto, si terrà una conferenza della Lega Araba, preparatoria per la conferenza di Annapolis. Mentre, sempre nei prossimi giorni, Olmert e il presidente egiziano Moubarak si incontreranno in un mini-vertice a Sharm el Sheik con il re di Giordania e il presidente pelestinese. Il ministro degl Esteri egiziano Ahmad Abdul Gheit ha ricordato la necessità di bloccare immediatamente la crescita degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, mentre Israele punta a congelarli solo “in futuro”. “Abbiamo promesso di non costruire nuovi insediamenti e non li costruiremo, abbiamo promesso di abbattere le colonie illegali e le abbatterermo” ha promesso Olmert. Israele non costruisce nuove colonie da quasi un decennio, ma in questi anni non ha cessato di ampliare quelle esistenti, mentre i cosiddetti avamposti illegali si sono moltiplicati. Secondo l'organizzazione israeliana Peace Now questi ultimi sarebbero oggi 51. “Il congelamento delle colonie deve essere totale o non sarà un congelamento” ha dichiarato il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, sottolineando la distanza che ancora separa le parti.

Ottimismo? Anche l'ultimo faccia a faccia tra Olmert e Mazen si è concluso con un nulla di fatto. “Restano divergenze” è stato il commento del negoziatore Erekat. Il premier israeliano sà che nell'incontro di Annapolis si gioca il suo futuro politico e ostenta ottimismo. Ha promesso che nascerano negoziati “seri e continui” con i palestinesi e che verranno affrontati tutti i temi essenziali in agenda, per arrivare alla creazione di due stati per due popoli: un accordo che potrebbe essere raggiunto “nel corso del 2008”. Anche il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice rischia buona parte della sua reputazione: negli ultimi mesi ha incontrato dozzine di diplomatici in otto viaggi nella regione. Viaggi che, secondo l'editorialista del Wall Street Journal Bret Stephens, sono stati “privi di frutti”. Secondo Stephens, la conferenza di Annapolis ridimensionata lessicamente a “meeting”, “sarà un fallimento”. “Non avrà alcun beneficio per i palestinesi” ha profetizzato anche il presidente iraniano Ahmadinejad che, dopo l'incontro con il ministro degli Esteri siriano Moallem, ha accusato “i nemici”, di avere “piani a lungo termine per tutti i paesi della regione” a cominciare da libanesi e palestinesi. Progetti che secondo lui verranno sventati dall'unità tra i musulmani della regione, rappresentati in particolare dall'asse tra Iran e Siria.

Naoki Tomasini

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