stampa
invia
Due miliardi e mezzo di euro. Tanto sarebbero costati, secondo la Confindustria
francese (Medef) gli scioperi dei dipendenti pubblici che da 8 giorni paralizzano
la francia. Mentre cominciano i colloqui tra sindacati, aziende e governo, centinaia
di migliaia di persone sono ancora in piazza per opporsi alle riforme volute dal
presidente Nicolas Sarkozy, il cui punto focale è l'eliminazione dei privilegi
pensionistici per mezzo milione di lavoratori. Lo sciopero dei trasporti viene
considerato come 'ingiusto e corporativo' dalla maggior parte dei francesi, che
invece ritengono motivato quello della funzione pubblica, le cui rivendicazioni
riguardano aumenti salariali e rifiuto della soppressione di 20 mila posti di
lavoro.
Trattativa duratura. Il clima nella capitale francese si è surriscaldato stamani, quando atti di
sabotaggio hanno colpito alcuni convogli 'Tgv' della compagnia di Stato Scnf.
Incendi hanno danneggiato alcuni circuiti elettrici, mentre un treno ha preso
fuoco poche ore dopo l'annuncio del ministro del Lavoro, Xavier Bertrand, dell'avvio
dei negoziati. Le ferrovie, come i vertici delle unioni sindacali, hanno deplorato
l'incidente, ammonendo che tali atti 'mettono a rischio la sicurezza di tutti'.
I 'sabotaggi', come sono stati definiti dalla Scnf, sono il risultato di tensioni
accumulatesi - senza incidenti - fino ad oggi, quando al tavolo delle trattative
sono seduti la Ratp (Regie autonome des transportes pariesiens) e la Cgt (Confederation
generale du travail). Il presidente di quest'ultima, Didier Le Rester, ha detto
che il negoziato potrebbe durare anche un mese.
La protesta continuerà. Il presidente Nicolas Sarkozy e il governo di centrodestra del primo ministro
François Fillon vogliono a tutti i costi la riforma. Sarkozy, che ha parlato ieri
sera dopo un insolito silenzio durato una settimana, ha avvertito: "Non cederò,
nè farò marcia indietro su riforme di cui la Francia ha bisogno". Mentre i suoi
consiglieri affermano che il presidente sta seguendo 'minuto per minuto' il conflitto
sociale intorno ai regimi pensionistici delle grandi aziende pubbliche, secondo
'Le Monde' Sarkozy finge di considerarlo come quasi risolto, essendo già passato
ad aprire il dossier successivo, quello del potere d'acquisto delle famiglie.
Secondo l'editoriale del quotidiano francese, però, su questo soggetto il potere
politico può fare poco, avendo abbattuto quest'estate l'unica carta a disposizione
dei prelievi fiscali e sociali, esentando le ore di straordinario ed i prestiti
immobiliari. Nonostante lasciare il lavoro (col massimo della pensione) a un'età
compresa tra i 50 e i 55 anni sia considerato da molti anacronistico, i lavoratori
hanno annunciato che la protesta continuerà, anche durante la discussione tra
governo e sindacati.
Luca Galassi