20/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime vietnamita arresta 6 stranieri attivisti pro-democrazia


La polizia vietnamita ha arrestato 6 attivisti per i diritti politici nell'ex Saigon. Quattro di essi sono cittadini stranieri, tre occidentali. Due vietnamiti, un francese, un Thai e due cittadini Usa sono stati arrestati perché coinvolti in una manifestazione pro democrazia e contro il sistema del partito unico comunista.
 
il mausoleo Ho Chi Min a SaigonTre aderiscono a una Ong finanziata dal governo di Washington, che ha l'obiettivo manifesto di combattere il partito comunista al governo. Non c'è ancora un commento ufficiale del governo, che ha il pieno controllo dei media. Ne ha dato notizia l'associazione Usa 'Viet Tan' (riforma Viet) datandola a sabato scorso, quando gli attivisti sarebbero stati detenuti “per aver appena partecipato ad una riunione con altri attivisti desiderosi di discutere e promuovere un pacifico cambiamento democratico nel Paese”. I tre attivisti di Viet Tan stavano mostrando esempi di altre lotte non violente nel resto del mondo che sono riusciti ad abbattere sistemi monopartitici o dittatoriali.
 
Secondo il governo di Hanoi, Viet Tan – fondata da un generale del Sud Vietnam proamericano esiliato – è ua organizzazione terroristica ed esiste una forte propaganda nel Paese per avvertire del pericolo di frequentare riunioni organizzate dagli attivisti di questa associazione. Tra gli arrestati c'è anche la vietnamita di passaporto francese Nguyen Thi Thanh Van, attivista molto conosciuta nel Paese nonché corrispondente per diverse testate occidentali. Non esistono ancora comunicati ufficiali sulle incriminazioni degli arrestati. L'ambasciata Usa ha confermato di aver contattato il ministero dell'Interno per informarsi sulla sorte di due suoi cittadini sotto arresto. La Ong pro diritti umani 'reporters sans Frontiéres' che dalla Francia si batte per la libertà d'informazione, ha condannato l'arresto e chiesto “immediata scarcerazione degli arrestati, che stavano solo promuovendo in maniera pacifica il diritto alla libertà d'espressione”. Negli ultimi mesi l'arresto è stata la sorte comune a decine di attivisti pro diritti umani nel paese asiatico.
 

Gianluca Ursini

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