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Le proposte dello sfidante. Rudd, un ex diplomatico 50enne dalla faccia pulita ma non particolarmente carismatico,
ha promesso di ritirare i 1.600 soldati australiani dall'Iraq se sarà eletto,
nonché di ratificare il protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni inquinanti,
pur mantenendo l'alleanza con gli Stati Uniti. In sostanza propone di smarcarsi
dalla politica di Washington al contrario dell'allineamento perseguito da Howard,
un amico personale di George W. Bush. La posizione di Rudd è popolare tra gli
australiani, molti dei quali pensano che la presenza delle truppe di Canberra
in Iraq abbia aumentato i rischi di un attentato terroristico in patria. Ma il
leader laburista vuole anche riformare il sistema sanitario e quello dell'istruzione.
Soprattutto, promette di abolire alcune controverse leggi introdotte da Howard
per regolare i rapporti di lavoro, che a detta di molti concedono troppo potere
alle grandi aziende a discapito dei dipendenti.
La continuità del premier. Howard, che ha 18 anni più del suo sfidante, rischia di pagare proprio la differenza
di età. Anche nel campo conservatore, alcuni elettori lo considerano ormai “bollito”,
privo di idee originali. In politica estera Howard ama porsi come “l'uomo forte”:
la missione in Iraq va completata, e le truppe australiane rimarranno lì finché
l'esercito iracheno non sarà in grado di reggersi con le proprie gambe. Per quanto
riguarda l'economia, il suo messaggio fondamentale si può riassumere nel concetto:
le cose sotto di me sono andate bene, io ho esperienza e il mio rivale no, votatemi
ancora. Ma anche la forte economia australiana ha i suoi punti deboli, e gli australiani
ricordano ancora l'impegno di Howard – prima della sua ultima rielezione – a non
alzare i tassi di interesse. Da quella volta, i tassi sono stati aumentati sei
volte, per impedire che l'economia si surriscaldi. E anche se le decisioni sui
tassi spettano alla Banca centrale più che al governo, molte persone che si trovano
ora in difficoltà a pagare le rate dei mutui danno comunque la colpa ad Howard.
Che rischia addirittura di venire battuto nel suo collegio elettorale di Sydney
nord.
Ultimo sprint. I rilevamenti statistici degli ultimi giorni mostrano che la forbice nelle preferenze
dei due partiti si è ridotta, ma i Laburisti conservano pur sempre otto punti
di vantaggio. Degli altri 46 partiti che si presentano al voto, solo i Verdi hanno
qualche possibilità di ottenere seggi, tanto che potrebbero fungere da ago della
bilancia al Senato. L'esito non è però scontato. Howard ha la fama di duro, e
molti prevedono un suo ulteriore recupero nella caccia ai tanti elettori ancora
indecisi. Il premier ha già alzato i toni: secondo lui, un governo Rudd sarebbe
composto da “sindacalisti fanatici, ambientalisti estremisti e sbarbatelli”, e
cambiare governo “non è come riportare indietro un regalo di Natale non voluto”.
Ma dopo aver visto Howard all'opera per undici anni, gli australiani sembrano
intenzionati comunque ad aprire un altro pacco.Alessandro Ursic