21/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Australia le elezioni del 24 novembre potrebbe portare alla fine dell' "era Howard"
Aggiornamento: sabato 24 Nov. Ore 13:00.
La conta dei voti per le elezioni federali in Australia non è ancora conclusa, ma esponenti del partito laburista australiano guidato da Kevin Rudd, all'opposizione da oltre 11 anni, hanno già dichiarato vittoria. Lo annuncia la vice di Rudd, Julia Gillard. Secondo l'amittente Abc, il labour si dovrebbe aggiudicare 83 seggi sui 150 alla Camera dei deputati, una netta maggioranza. L'ex premier, il conservatore John Howard, è il primo capo di governo a perdere un'elezione dal 1929. Howard è uscito sconfitto anche nel seggio della sua circoscrizione, quella di Bennelong a Sydney, dove è stato superato dalla candidata laburista Maxine McKew, ex giornalista della Tv Abc. Mentre l'ex premier riconosce la sconfitta, il suo successore, Rudd, già annnuncia l'intenzione di ritirare le truppe dall'Iraq entro il 2008 e di sottoscrivere il protocollo di Kyoto.  
 
Sedici anni consecutivi di crescita economica per il Paese, undici dei quali gestiti dai suoi governi, potrebbero non bastare a John Howard per confermarsi al potere. Dopo quattro mandati, il primo ministro australiano sembra infatti avviarsi verso la sconfitta nelle elezioni di sabato prossimo, quando il leader dei Liberali potrebbe passare la mano al laburista Kevin Rudd. Se Howard perderà, come i sondaggi prevedono stabilmente da mesi, la sua sconfitta sarà dovuta in particolare a tre fattori: la voglia degli elettori di voltare pagina, idee diverse su come gestire la ricchezza del Paese, e la presenza delle truppe australiane in Iraq.

Kevin RuddLe proposte dello sfidante. Rudd, un ex diplomatico 50enne dalla faccia pulita ma non particolarmente carismatico, ha promesso di ritirare i 1.600 soldati australiani dall'Iraq se sarà eletto, nonché di ratificare il protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni inquinanti, pur mantenendo l'alleanza con gli Stati Uniti. In sostanza propone di smarcarsi dalla politica di Washington al contrario dell'allineamento perseguito da Howard, un amico personale di George W. Bush. La posizione di Rudd è popolare tra gli australiani, molti dei quali pensano che la presenza delle truppe di Canberra in Iraq abbia aumentato i rischi di un attentato terroristico in patria. Ma il leader laburista vuole anche riformare il sistema sanitario e quello dell'istruzione. Soprattutto, promette di abolire alcune controverse leggi introdotte da Howard per regolare i rapporti di lavoro, che a detta di molti concedono troppo potere alle grandi aziende a discapito dei dipendenti.

John HowardLa continuità del premier. Howard, che ha 18 anni più del suo sfidante, rischia di pagare proprio la differenza di età. Anche nel campo conservatore, alcuni elettori lo considerano ormai “bollito”, privo di idee originali. In politica estera Howard ama porsi come “l'uomo forte”: la missione in Iraq va completata, e le truppe australiane rimarranno lì finché l'esercito iracheno non sarà in grado di reggersi con le proprie gambe. Per quanto riguarda l'economia, il suo messaggio fondamentale si può riassumere nel concetto: le cose sotto di me sono andate bene, io ho esperienza e il mio rivale no, votatemi ancora. Ma anche la forte economia australiana ha i suoi punti deboli, e gli australiani ricordano ancora l'impegno di Howard – prima della sua ultima rielezione – a non alzare i tassi di interesse. Da quella volta, i tassi sono stati aumentati sei volte, per impedire che l'economia si surriscaldi. E anche se le decisioni sui tassi spettano alla Banca centrale più che al governo, molte persone che si trovano ora in difficoltà a pagare le rate dei mutui danno comunque la colpa ad Howard. Che rischia addirittura di venire battuto nel suo collegio elettorale di Sydney nord.

In Iraq ci sono ancora 1.500 soldati australianiUltimo sprint. I rilevamenti statistici degli ultimi giorni mostrano che la forbice nelle preferenze dei due partiti si è ridotta, ma i Laburisti conservano pur sempre otto punti di vantaggio. Degli altri 46 partiti che si presentano al voto, solo i Verdi hanno qualche possibilità di ottenere seggi, tanto che potrebbero fungere da ago della bilancia al Senato. L'esito non è però scontato. Howard ha la fama di duro, e molti prevedono un suo ulteriore recupero nella caccia ai tanti elettori ancora indecisi. Il premier ha già alzato i toni: secondo lui, un governo Rudd sarebbe composto da “sindacalisti fanatici, ambientalisti estremisti e sbarbatelli”, e cambiare governo “non è come riportare indietro un regalo di Natale non voluto”. Ma dopo aver visto Howard all'opera per undici anni, gli australiani sembrano intenzionati comunque ad aprire un altro pacco.
 

Alessandro Ursic

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