01/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Un gruppo di religiosi ebrei si batte per il rispetto dei diritti umani. Dei Palestinesi
rabbini raccolgono olive per i palestinesiE' facile ridurre la lotta tra israeliani e palestinesi ad una guerra di religione: imam di qua e rabbini di là.
In effetti, la realtà è più complessa di come appare.
Un bello 'schiaffo' a pregiudizi e schemi preconcetti viene dal gruppo Rabbini per i diritti umani, fondato nel 1998 dal rabbino Arik Asherman per denunciare le violazioni subite dai civili palestinesi ad opera dell'esercito israeliano.
 
Il gruppo fa parte del Consiglio di coordinamento interreligioso in Israele (ICCI), il cui obiettivo è di informare correttamente la società israeliana su ciò che accade nei Territori Occupati. Ma non solo: promuove azioni concrete tra coloro che non ritengono la repressione una via di uscita al conflitto.
Lo spirito che muove questa iniziativa è nelle parole del capo dei Rabbini per i diritti Umani, rabbi Arik Asherman: ” non possiamo rimanere in silenzio di fronte alle gravi violazioni compiute nei Territori dal governo, dall’esercito e dai cittadini israeliani”.
Obiettivo del gruppo, infatti, è restituire all’ebraismo la sua antichissima tradizione di comprensione e di responsabilità morale. 
Non a caso, è facile trovare questi religiosi fianco a fianco alla gente. Difendono i contadini che vedono sradicati gli alberi dalle loro terre. Raccolgono fondi per acquistare nuove piante e organizzano cerimonie simboliche della semina con israeliani e palestinesi. Si battono per la rimozione di blocchi stradali e di check-point. Si impegnano nella ricostruzione di case palestinesi demolite dall'esercito israeliano per 'motivi di sicurezza'.
 
Affrontano ogni giorno gli squilibri della società israeliana denunciando le discriminazioni quotidiane che subiscono arabi-israeliani e beduini nella scuola, nella sanità e nel lavoro. Lo stesso Ascherman è stato arrestato mentre manifestava contro l’abbattimento di case palestinesi, dopo essere stato uno dei pochissimi israeliani a visitare il campo profughi di Jenin, subito dopo la sua distruzione. ”Alcuni ci dicono che stiamo salvando l’ebraismo”, spiega Asherman, ”altri ci osteggiano, soprattutto i religiosi, perchè siamo una minaccia per quella comoda relazione che c'è tra opinioni estremiste e religione”.
 
Il motivo che ha spinto i Rabbini per i diritti umani a prendere posizione, è stata l’indifferenza dei leader religiosi ebrei di fronte agli abusi del governo israeliano, tollerati -secondo Ascherman- perchè commessi a danno dei nemici arabi.
Asherman non dimentica però che ”con tutte le critiche che si possono fare ad Israele, anche i palestinesi hanno contributo ad estremizzare la situazione”.
Lontano dagli estremismi, come recita il manifesto dei Rabbini per i diritti umani, ebraismo e mondo islamico, devono e possono ritrovare nelle loro radici la spinta al dialogo interreligioso.

Christian Elia

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