Un gruppo di religiosi ebrei si batte per il rispetto dei diritti umani. Dei Palestinesi

E' facile ridurre la lotta tra israeliani e palestinesi ad una guerra di religione:
imam di qua e rabbini di là.
In effetti, la realtà è più complessa di come appare.
Un bello 'schiaffo' a pregiudizi e schemi preconcetti viene dal gruppo
Rabbini per i diritti umani, fondato nel 1998 dal rabbino Arik Asherman per denunciare le violazioni subite
dai civili palestinesi ad opera dell'esercito israeliano.
Il gruppo fa parte del Consiglio di coordinamento interreligioso in Israele (ICCI), il cui
obiettivo è di informare correttamente la società israeliana su ciò che accade nei
Territori Occupati. Ma non solo: promuove azioni concrete tra coloro che non ritengono la
repressione una via di uscita al conflitto.
Lo spirito che muove questa iniziativa è nelle parole del capo dei Rabbini per
i diritti Umani, rabbi Arik Asherman: ” non possiamo rimanere in silenzio di fronte
alle gravi violazioni compiute nei Territori dal governo, dall’esercito e dai
cittadini israeliani”.
Obiettivo del gruppo, infatti, è restituire all’ebraismo la sua antichissima
tradizione di comprensione e di responsabilità morale.
Non a caso, è facile trovare questi religiosi fianco a fianco alla gente. Difendono
i contadini che vedono sradicati gli alberi dalle loro terre. Raccolgono fondi
per acquistare nuove piante e organizzano cerimonie simboliche della semina con
israeliani e palestinesi. Si battono per la rimozione di blocchi stradali e di
check-point. Si impegnano nella ricostruzione di case palestinesi demolite dall'esercito
israeliano per 'motivi di sicurezza'.
Affrontano ogni giorno gli squilibri della società israeliana denunciando le
discriminazioni quotidiane che subiscono arabi-israeliani e beduini nella scuola,
nella sanità e nel lavoro. Lo stesso Ascherman è stato arrestato mentre manifestava
contro l’abbattimento di case palestinesi, dopo essere stato uno dei pochissimi
israeliani a visitare il campo profughi di Jenin, subito dopo la sua distruzione.
”Alcuni ci dicono che stiamo salvando l’ebraismo”, spiega Asherman, ”altri ci
osteggiano, soprattutto i religiosi, perchè siamo una minaccia per quella comoda
relazione che c'è tra opinioni estremiste e religione”.
Il motivo che ha spinto i Rabbini per i diritti umani a prendere posizione, è stata l’indifferenza dei leader religiosi ebrei di fronte
agli abusi del governo israeliano, tollerati -secondo Ascherman- perchè commessi
a danno dei nemici arabi.
Asherman non dimentica però che ”con tutte le critiche che si possono fare ad
Israele, anche i palestinesi hanno contributo ad estremizzare la situazione”.
Lontano dagli estremismi, come recita il manifesto dei Rabbini per i diritti umani, ebraismo e mondo islamico, devono e possono ritrovare nelle loro radici la spinta
al dialogo interreligioso.