20/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le elezioni del 2 dicembre saranno un plebiscito per Putin
Re PutinLo implorano. Lo adulano. Lo venerano. Associazioni e movimenti, circoli e comitati, partiti e fazioni stanno confluendo in massa, in tutta la Russia, nel movimento che sostiene il presidente. A due settimane dalle elezioni legislative per il rinnovo della Duma (la Camera bassa del parlamento), la mobilitazione per Putin, capolista del partito-Stato 'Russia Unita' è totale. 'Za Putin', 'Per Putin', ha raccolto 30 milioni di firme in sostegno dello zar. I suoi fedeli, in questi giorni, non hanno perso occasione di manifestargli il loro attaccamento, al punto che le consultazioni del 2 dicembre saranno tutto fuorchè elezioni. Nessun dibattito, nessuna tribuna politica, nessun programma. Ma soprattutto, nessun osservatore dell'Osce, l'Istituto per la cooperazione e la sicurezza, il cui Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani è l'organo più autorevole e imparziale nell'attività di monitoraggio elettorale. La Commissione elettorale centrale russa ha infatti ritardato a tal punto la concessione dei visti ai 70 osservatori in partenza per Mosca, che la missione è stata annullata.

Sostenitore di PutinCome mantenere il capo del Cremlino al potere? E' questa l'unica ossessione, tra i fedeli. La Costituzione russa prevede solo due mandati presidenziali consecutivi. Quale sarà il ruolo di Putin dopo il marzo del 2008? Per ipotizzarlo bisogna partire proprio dal 3 dicembre, quando verranno resi noti i risultati - scontati - delle elezioni per la Duma. Una vittoria schiacciante per Russia Unita, con almeno i due terzi del parlamento, vincolerà a doppio filo il successore di Putin al suo programma, fornendogli quel 'mandato morale' che il presidente rivendica, nella vita politica russa. Putin potrebbe diventare capo del partito, attualmente guidato da Boris Gryzlov, ex ministro degli Interni e attuale presidente della Duma. Attraverso una maggioranza così forte, il partito potrebbe introdurre i cambiamenti costituzionali necessari per consentire - se non la possibilità di un terzo mandato presidenziale - almeno un nuovo assetto istituzionale, dopo il marzo 2008, nel quale i poteri del nuovo presidente verrebbero marginalizzati a scapito del rafforzamento dell'ex agente del Kgb. In quest'ultima circostanza, la nuova carica di Putin potrebbe essere quella di un Primo ministro plenipotenziario, un guida suprema con l'ultima parola su ogni scelta, epicentro della vita politica in grado di oscurare il ruolo, a questo punto meramente cerimoniale, del nuovo capo di Stato. Un'ipotesi avanzata da alcuni analisti contempla addirittura le dimissioni del nuovo presidente dopo alcuni mesi e l'indizione di nuove elezioni. In tal caso, il terzo mandato di Putin non sarebbe più 'consecutivo', con buona pace dei suoi detrattori.

Urdur GunnarsdottirNiente osservatori. Mentre disegnare scenari futuri attiene ancora al campo della fantasia, la realtà, nella Russia di oggi, parla chiaro. Il 2 dicembre 'Russia Unita' guadagnerà la maggioranza assoluta del Parlamento. Lo sforzo mediatico e propagandistico per non andare sotto il 71 percento (lo schiacciante risultato ottenuto dal partito nel 2004) è colossale. Se sono davvero pochi a temere che si verifichi una Rivoluzione delle Rose, come in Georgia nel 2003, o una Rivoluzione arancione, come in Ucraina nel 2004, un certo nervosismo pervade comunque il Cremlino. Non si spiegherebbe altrimenti la porta sbattuta in faccia agli osservatori dell'Osce, un evento che solo nel 1996 si era verificato, in Albania. "Abbiamo provato fino all'ultimo - ha spiegato a PeaceReporter Urdur Gunnarsdottir, portavoce dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Osce, che fornisce il personale per le missioni di osservatori elettorali -, ma i visti non sono arrivati". Ci saranno altri osservatori, provenienti dal Consiglio d'Europa, o dal Gruppo di Shanghai, ma nessuno da parte dell'organismo più accreditato a livello mondiale, cioè il vostro. Che bisogno c'era di impedirvi di partecipare alle elezioni? "Da un punto di vista economico e organizzativo, la Russia non ha nessun onere. Siamo noi, ovvero gli stati membri dell'Osce, che copriamo tutti i costi. I nostri esperti, poi, non interferiscono in alcun modo con il processo elettorale". Da un punto di vista politico, invece? "Non faccio commenti di carattere politico. I russi dovranno solo spiegare perché hanno deciso prima di limitare il numero degli osservatori, poi di ritardare i visti, determinando di fatto l'annullamento della nostra missione". Ci sarà una richiesta ufficiale di spiegazioni? "Non saprei risponderle. Non sono a conoscenza di iniziative in tal senso. Almeno per quanto riguarda l'Osce". Come giudica il comportamento del Cremlino? "Deplorevole".

Luca Galassi

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