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Lo implorano. Lo adulano. Lo venerano. Associazioni e movimenti, circoli e comitati,
partiti e fazioni stanno confluendo in massa, in tutta la Russia, nel movimento
che sostiene il presidente. A due settimane dalle elezioni legislative per il
rinnovo della Duma (la Camera bassa del parlamento), la mobilitazione per Putin,
capolista del partito-Stato 'Russia Unita' è totale. 'Za Putin', 'Per Putin',
ha raccolto 30 milioni di firme in sostegno dello zar. I suoi fedeli, in questi
giorni, non hanno perso occasione di manifestargli il loro attaccamento, al punto
che le consultazioni del 2 dicembre saranno tutto fuorchè elezioni. Nessun dibattito,
nessuna tribuna politica, nessun programma. Ma soprattutto, nessun osservatore
dell'Osce, l'Istituto per la cooperazione e la sicurezza, il cui Ufficio per le
istituzioni democratiche e i diritti umani è l'organo più autorevole e imparziale
nell'attività di monitoraggio elettorale. La Commissione elettorale centrale russa
ha infatti ritardato a tal punto la concessione dei visti ai 70 osservatori in
partenza per Mosca, che la missione è stata annullata.
Come mantenere il capo del Cremlino al potere? E' questa l'unica ossessione, tra i fedeli. La Costituzione russa prevede solo
due mandati presidenziali consecutivi. Quale sarà il ruolo di Putin dopo il marzo
del 2008? Per ipotizzarlo bisogna partire proprio dal 3 dicembre, quando verranno
resi noti i risultati - scontati - delle elezioni per la Duma. Una vittoria schiacciante
per Russia Unita, con almeno i due terzi del parlamento, vincolerà a doppio filo
il successore di Putin al suo programma, fornendogli quel 'mandato morale' che
il presidente rivendica, nella vita politica russa. Putin potrebbe diventare capo
del partito, attualmente guidato da Boris Gryzlov, ex ministro degli Interni e
attuale presidente della Duma. Attraverso una maggioranza così forte, il partito
potrebbe introdurre i cambiamenti costituzionali necessari per consentire - se
non la possibilità di un terzo mandato presidenziale - almeno un nuovo assetto
istituzionale, dopo il marzo 2008, nel quale i poteri del nuovo presidente verrebbero
marginalizzati a scapito del rafforzamento dell'ex agente del Kgb. In quest'ultima
circostanza, la nuova carica di Putin potrebbe essere quella di un Primo ministro
plenipotenziario, un guida suprema con l'ultima parola su ogni scelta, epicentro
della vita politica in grado di oscurare il ruolo, a questo punto meramente cerimoniale,
del nuovo capo di Stato. Un'ipotesi avanzata da alcuni analisti contempla addirittura
le dimissioni del nuovo presidente dopo alcuni mesi e l'indizione di nuove elezioni.
In tal caso, il terzo mandato di Putin non sarebbe più 'consecutivo', con buona
pace dei suoi detrattori.
Niente osservatori. Mentre disegnare scenari futuri attiene ancora al campo della fantasia, la realtà,
nella Russia di oggi, parla chiaro. Il 2 dicembre 'Russia Unita' guadagnerà la
maggioranza assoluta del Parlamento. Lo sforzo mediatico e propagandistico per
non andare sotto il 71 percento (lo schiacciante risultato ottenuto dal partito
nel 2004) è colossale. Se sono davvero pochi a temere che si verifichi una Rivoluzione
delle Rose, come in Georgia nel 2003, o una Rivoluzione arancione, come in Ucraina
nel 2004, un certo nervosismo pervade comunque il Cremlino. Non si spiegherebbe
altrimenti la porta sbattuta in faccia agli osservatori dell'Osce, un evento che
solo nel 1996 si era verificato, in Albania. "Abbiamo provato fino all'ultimo
- ha spiegato a PeaceReporter Urdur Gunnarsdottir, portavoce dell'Ufficio per le istituzioni democratiche
e i diritti umani dell'Osce, che fornisce il personale per le missioni di osservatori
elettorali -, ma i visti non sono arrivati". Ci saranno altri osservatori, provenienti
dal Consiglio d'Europa, o dal Gruppo di Shanghai, ma nessuno da parte dell'organismo
più accreditato a livello mondiale, cioè il vostro. Che bisogno c'era di impedirvi
di partecipare alle elezioni? "Da un punto di vista economico e organizzativo,
la Russia non ha nessun onere. Siamo noi, ovvero gli stati membri dell'Osce, che
copriamo tutti i costi. I nostri esperti, poi, non interferiscono in alcun modo
con il processo elettorale". Da un punto di vista politico, invece? "Non faccio
commenti di carattere politico. I russi dovranno solo spiegare perché hanno deciso
prima di limitare il numero degli osservatori, poi di ritardare i visti, determinando
di fatto l'annullamento della nostra missione". Ci sarà una richiesta ufficiale
di spiegazioni? "Non saprei risponderle. Non sono a conoscenza di iniziative in
tal senso. Almeno per quanto riguarda l'Osce". Come giudica il comportamento del
Cremlino? "Deplorevole".
Luca Galassi