Il dittatore pachistano si riconquista, sul campo di battaglia, la fiducia degli Usa
Musharraf ha sferrato la tanto attesa – da Washington –
offensiva contro i ‘talebani pachistani’ nelle aree tribali al confine
con
l’Afghanistan. Quindicimila soldati, artiglieria pesante ed elicotteri
da
combattimento sono impegnati da cinque giorni in violenti combattimenti
e
bombardamenti nelle regioni di Swat e Shangala. Il bilancio provvisorio
fornito
dall’esercito parla di almeno centoventi ribelli uccisi. Loro, i
ribelli,
smentiscono dicendo di aver perso solo nove uomini e di aver invece
inflitto
pesanti perdite alle forze governative. In mezzo, la popolazione civile
conta i
morti, soprattutto nei villaggi di Matta e Thothano Banda, pesantemente
bombardati dalle cannonate dell’esercito. Migliaia di civili stanno
fuggendo dalla regione in seguito agli avvertimenti del'esercito, che
preannuncia azioni ancor più massicce.
Musica per le
orecchie di Washington. L’impegno bellico ‘antiterrorismo’ che Musharraf
sta dimostrando in questi giorni pare soddisfare l’amministrazione Usa, al
punto da farle nuovamente cambiare idea sull’opportunità di sostenere il baffuto
generale. Dopo la quasi-rottura della scorsa settimana, quando Washington
pareva decisa a mollare Musharraf e a
puntare
tutte le sue carte su Benazir Bhutto – la quale aveva dichiarato di
non
voler più trattare con il presidente, gli Stati Uniti hanno deciso di dare
un’altra chance al loro vecchio alleato. Domenica, il vicesegretario di Stato
John Negroponte, in visita a Islamabad, ha ordinato al presidente pachistano di
riaprire il dialogo con la Bhutto. E lunedì, l’ambasciatrice Usa in Pakistan,
Anne Patterson, è andata a casa della Bhutto invitandola a riconsiderare la sua
decisione di non trattare più con Musharraf.
Gli Usa non vogliono
emarginare l’esercito pachistano. Probabilmente gli Usa non hanno mai
pensato – nemmeno per un momento – di scaricare Musharraf. I segnali arrivati
da
Washington in questo senso nei giorni passati servivano forse a mettere il
generale alle strette per spronarlo ad agire sul fronte della guerra al
terrorismo: l’unica cosa che sta a cuore al governo Usa. E ci
sono riusciti.
Secondo
diversi analisti,
gli Stati Uniti sanno bene di non poter prescindere da Musharraf in quanto
unica garanzia di controllo sulle ambigue forze armate pachistane e sulle loro
testate atomiche.
Sostenere un cambio di governo con la Bhutto, da sola o in
coalizione con Nawaz Sharif, significa emarginare pericolosamente l’esercito
pachistano, già di suo mal disposto verso l’Occidente.
Ora tutto dipende da Musharraf: nei prossimi giorni dovrà
dare prova di meritarsi la rinnovata fiducia statunitense, sia sul piano
militare che su quello politico.