20/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il dittatore pachistano si riconquista, sul campo di battaglia, la fiducia degli Usa
Musharraf ha sferrato la tanto attesa – da Washington – offensiva contro i ‘talebani pachistani’ nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. Quindicimila soldati, artiglieria pesante ed elicotteri da combattimento sono impegnati da cinque giorni in violenti combattimenti e bombardamenti nelle regioni di Swat e Shangala. Il bilancio provvisorio fornito dall’esercito parla di almeno centoventi ribelli uccisi. Loro, i ribelli, smentiscono dicendo di aver perso solo nove uomini e di aver invece inflitto pesanti perdite alle forze governative. In mezzo, la popolazione civile conta i morti, soprattutto nei villaggi di Matta e Thothano Banda, pesantemente bombardati dalle cannonate dell’esercito. Migliaia di civili stanno fuggendo dalla regione in seguito agli avvertimenti del'esercito, che preannuncia azioni ancor più massicce.
 
SwatMusica per le orecchie di Washington. L’impegno bellico ‘antiterrorismo’ che Musharraf sta dimostrando in questi giorni pare soddisfare l’amministrazione Usa, al punto da farle nuovamente cambiare idea sull’opportunità di sostenere il baffuto generale. Dopo la quasi-rottura della scorsa settimana, quando Washington pareva decisa a mollare Musharraf e a puntare tutte le sue carte su Benazir Bhutto – la quale aveva dichiarato di non voler più trattare con il presidente, gli Stati Uniti hanno deciso di dare un’altra chance al loro vecchio alleato. Domenica, il vicesegretario di Stato John Negroponte, in visita a Islamabad, ha ordinato al presidente pachistano di riaprire il dialogo con la Bhutto. E lunedì, l’ambasciatrice Usa in Pakistan, Anne Patterson, è andata a casa della Bhutto invitandola a riconsiderare la sua decisione di non trattare più con Musharraf.
 
L'ambasciatrice Usa dalla BhuttoGli Usa non vogliono emarginare l’esercito pachistano. Probabilmente gli Usa non hanno mai pensato – nemmeno per un momento – di scaricare Musharraf. I segnali arrivati da Washington in questo senso nei giorni passati servivano forse a mettere il generale alle strette per spronarlo ad agire sul fronte della guerra al terrorismo: l’unica cosa che sta a cuore al governo Usa. E ci sono riusciti.
Secondo diversi analisti, gli Stati Uniti sanno bene di non poter prescindere da Musharraf in quanto unica garanzia di controllo sulle ambigue forze armate pachistane e sulle loro testate atomiche.
Sostenere un cambio di governo con la Bhutto, da sola o in coalizione con Nawaz Sharif, significa emarginare pericolosamente l’esercito pachistano, già di suo mal disposto verso l’Occidente.
Ora tutto dipende da Musharraf: nei prossimi giorni dovrà dare prova di meritarsi la rinnovata fiducia statunitense, sia sul piano militare che su quello politico.
 

Enrico Piovesana

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