20/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente al-Bashir chiede ai paramilitari di riarmarsi, sale la tensione con il Splm
Se un mese fa poteva sembrare una crisi momentanea, ora il fossato che separa il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir e gli ex-ribelli del Sudan People's Liberation Movement preoccupa per davvero. Lo scorso weekend, il presidente ha chiesto il riarmo dei paramilitari delle Popular Defence Forces, una milizia impiegata durante la guerra civile proprio contro il Splm, e responsabile di numerose atrocità nei confronti dei civili, avvertendole di tenersi “pronte a tutto”. Il Splm ha risposto dicendosi pronto a difendersi se attaccato, in un'atmosfera sempre più avvelenata da accuse reciproche e sospetti.

Il presidente sudanese Hassan Omar al-BashirLa questione Abyei. E' passato più di un mese da quando, lo scorso ottobre, il Splm aveva deciso di sospendere la propria partecipazione al governo di unità nazionale, accusando il National Congress Party del presidente di non rispettare gli accordi di pace siglati nel 2005. Tra i maggiori punti di disaccordo c'erano il mancato ritiro dell'esercito dalle aree meridionali e il limbo giuridico della regione di Abyei, ricca di petrolio e ancora contesa tra il nord e il sud del Sudan, che dal 2005 è amministrato come un'entità autonoma.
Su nessuna delle principali questioni si sono registrati passi avanti. Anzi, nel discorso del fine settimana, tenuto nella città di Medani per il 18esimo anniversario delle Pdf, al-Bashir ha preannunciato che il suo partito non si riterrà vincolato dalle decisioni della Abyei Boundary Commission, incaricata proprio di tracciare i nuovi confini della regione contesa.

Guerra e pace. Secondo una tattica da tempo collaudata, se da una parte Khartoum mostra i muscoli, dall'altra offre al Splm un ramoscello d'ulivo. Così, al-Bashir ha anche fatto appello ai nemici di sempre, invitandoli a non chiamare in causa mediatori internazionali (segnatamente gli Usa e la Gran Bretagna) per risolvere la crisi. E, come corollario all'appello alla mobilitazione lanciato alle Pdf, al-Bashir ha specificato che tale atto non mirerebbe a far riprendere il conflitto, ma a tenersi pronti nel caso la situazione dovesse precipitare.
Un modo per gettare la palla nel campo del Splm, trovatosi impreparato dalla nuova piega presa dagli eventi: lunedì pomeriggio, il presidente del gruppo (e vice-presidente del Sudan) Salva Kiir è tornato a Juba, capitale del Sudan meridionale, al termine di un viaggio negli Usa, sacrificando una riunione prevista proprio con al-Bashir per tenere un comizio. Kiir ha risposto alle velate minacce di Khartoum ricordando che "nessuno ha il monopolio della forza in Sudan", e dicendosi pronto a difendere il proprio territorio in caso di attacco. A criticare le dichiarazioni del presidente sono stati anche i leader dei gruppi ribelli darfurini, che hanno interrotto le trattative con Khartoum perché non ritengono che un governo dimezzato dall'assenza del Splm possa essere un partner credibile.

Una parata militare durante le celebrazioni di sabatoMinacce. Ma al-Bashir non sembra preoccupato dal fuoco incrociato delle critiche: anzi, per rincarare la dose, il presidente ha ammonito il Splm consigliandolo di non sottovalutare il Ncp, e di non credere che l'esercito si sia indebolito per la guerra in Darfur. D'altronde, sia durante la guerra civile nord-sud, sia durante il conflitto darfurino, Khartoum ha optato per assoldare milizie paramilitari in una sorta di guerra per procura, senza impegnarsi in prima persona. Riprendere il conflitto sarebbe più una questione di mezzi economici che di uomini, insomma. E, grazie all'estrazione del petrolio, Khartoum di soldi ne ha a sufficienza. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità