Kosovo al voto, anche se le scadenza chiave sono altre, ma il faccediere è in ascesa
scritto per noi da
Michele Luppi
Domenica mattina in tutto
il Kosovo si apriranno le urne per una tornata elettorale che si
annuncia come la più incerta dalla fine della guerra. La Lega
Democratica del Kosovo, partito di maggioranza relativa nella
provincia fin dalle elezioni clandestine del 1992, potrebbe per la
prima volta cedere lo scettro di primo partito al Partito Democratico
del Kosovo di Hashim Thaci, avversario storico di Rugova e leader
politico dell’Uck.
Elezioni delicate. Un voto che giunge in un
periodo estremamente delicato e carico di tensione per il futuro di
questa terra e probabilmente di tutti i balcani: il 10 dicembre la
troika formata da rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea e
Russia, che sta proseguendo i negoziati tra Pristina e Belgrado,
presenterà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il
rapporto finale di questi 120 giorni di colloqui. Un giudizio che
dovrebbe essere alla base della nuova risoluzione del Consiglio di
Sicurezza sulla provincia.
Saranno proprio i nuovi
equilibri all’interno del mondo politico kosovaro-albanese e il
conseguente nuovo governo, usciti da queste elezioni, a dover
affrontare i difficili giorni del post 10 dicembre, data dopo la
quale per mesi tutti i leader kosovari albanesi, presidente e primo
ministro in testa, hanno annunciato la proclamazione unilaterale
dell’indipendenza. Un aspetto che fa crescere l’ importanza del
voto, soprattutto di fronte a un elettorato che in questi anni ha
visto disattese quasi tutte le promesse fatte dall'elite politica.
I sondaggi pubblicati
negli ultimi giorni fanno presagire la possibilità di sorprese
e la ridefinizione degli equilibri all’interno del mondo politico
albanese.
Il tramonto del Ldk. La Lega Democratica del
Kosovo deve fare i conti con la scomparsa del suo fondatore, Ibrahim
Rugova, storico presidente e padre del Kosovo, morto nel gennaio
2006. I successi politici dell’Ldk sono sempre stati trainati dal
carisma politico di Rugova e anche oggi la linea politica dei nuovi
leader continua a ispirarsi alla sua figura. All’interno del
partito, però, dopo la sua morte si è aperta la lotta
per la successione che ha portato alla presidenza Fatmir Sejdiu. Il
grande sconfitto Nexhat Daci, ex presidente dell’Assemblea, da cui
fu costretto alle dimissioni, è uscito dal partito, nel
gennaio 2007, fondando una nuova formazione, la Lega Democratica di
Dardania, che può oggi contare su sette deputati, tutti
fuoriusciti dall’Ldk.
Una frattura che ha avuto
ripercussioni soprattutto a livello locale, dove la politica delle
alleanze non rispetta necessariamente gli equilibri a livello
parlamentare. Nelle singole municipalità acquistano maggior
forza anche i tanti partiti a base locale o etnica che a livello
parlamentare sono sacrificati dal sistema elettorale proporzionale,
organizzato su un’unica circoscrizione provinciale.
Dopo aver ottenuto nelle
precedenti due tornate elettorali risultati attorno al 45 percento
dei consensi, secondo alcuni sondaggi, Ldk vedrebbe fortemente
ridimensionata la sua posizione, attestandosi attorno al 30 percento.
Una situazione che avvantaggerebbe il Pdk, principale partito di
opposizione, che i sondaggi danno qualche punto avanti all’LDK,
facendo di Thaci un possibile candidato alla poltrona di premier.
L’altra grande novità
è rappresentata dalla discesa in campo di Behgjet Pacolli,
kosovaro-albanese con passaporto svizzero, fondatore e presidente del
Mabetex Group, un’importante gruppo finanziario con sede a Lugano,
attivo soprattutto in campo edilizio, nella costruzione di grandi
infrastrutture. Pacolli, conosciuto in Italia per essere stato
sposato con la cantante Anna Oxa, è stato fin dagli anni
novanta uno dei principali rappresentanti della diaspora kosovara in
Europa e finanziatore delle istituzioni parallele create dagli
albanesi del Kosovo negli anni novanta. Nel marzo 2006 ha fondato
l’Alleanza per un Nuovo Kosovo (Akr), che si appresta a diventare
la grande sorpresa di queste elezioni.
Pacolli, l'uomo nuovo. Dopo aver fondato nel
1990 la Mabetex, il leader dell’Akr ha accumulato una fortuna
grazie a importanti appalti ottenuti in Russia, tra cui la
ristrutturazione del Cremlino, e in molte repubbliche ex Sovietiche.
Per questi lavori Pacolli è stato coinvolto in uno scandalo di
tangenti e corruzione insieme ad alcuni leader politici russi, tra
cui il presidente Eltsin e il suo collaboratore Borodin. Indagini di
cui si occupò, nella seconda metà degli anni novanta,
Carla del Ponte, allora Pubblico Ministero della Confederazione
Elvetica, che furono archiviate senza alcuna condanna per Pacolli.
Negli ultimi anni la
Mebatex, presente in 16 paesi del mondo, ha ottenuto importanti
appalti in Kazakistan per la costruzione della nuova capitale Astana:
la residenza presidenziale, il parlamento e vari uffici governativi.
Dalla fine della guerra
Pacolli è attivo nella sua terra natale attraverso la
“Fondazione per la ricostruzione del Kosovo”, che ha realizzato
molti servizi pubblici, tra cuilizzato molti servizi pubblici,o
svizzero,oltrona di
Premier.
alcune cliniche, scuole e impianti sportivi. Il suo gruppo, che ha
inoltre realizzato gli uffici a Pristina delle delegazioni
statunitense, tedescha, canadese e svedese, è attiva anche sul
piano editoriale, avendo fondato il magazine
Lajm. Il rapporto
tra editoria e politica è molto forte in Kosovo: emblematico
il caso di Veton Surroi, editore del quotidiano
Koha Ditore e
leader della Lista Civica Ora, partito di opposizione che per queste
elezioni ha puntato sulla candidatura di figure di spicco della
società civile.
Verso la coalizione. I sondaggi parlano di un
possibile risultato della Nuova Alleanza per il Kosovo attorno al 10
percento, altri si sbilanciano parlando addirittura di esito
superiore al 15 percento.
Di fronte al calo
annunciato del partito di maggioranza queste elezioni potrebbero
diventare per l’Akr e il suo discusso leader, in particolare per i
suoi passati legami con la Russia, un vero e proprio trampolino di
lancio, facendo di Pacolli una presenza con cui i futuri leader della
provincia dovranno necessariamente confrontarsi.
In una situazione così
equilibrata saranno molto importanti gli accordi post-elettorali per
la formazione della coalizione di governo.
Pur riuscendo a
confermarsi vincitore, l’Ldk, non avrà, quasi certamente, i
numeri per poter governare, com'é avvenuto in questa
legislatura, con il solo appoggio dell’Alleanza per il Futuro del
Kosovo (Aak), del Premier Agim Ceku, non candidatosi, e di Ramush
Haradinaj, che nonostante l’imputazione dell'Aja è riuscito
ad ottenere dall’Unmik il consenso a candidarsi, dovendo così
allargare la propria coalizione. Dall’altra parte anche il Pdk
molto probabilmente non avrà i numeri per governare con il
solo appoggio della Lista Civica Ora e dovrà cercare altri
appoggi.
Si aprirebbe così
la possibilità di una coalizione tra Pdk e Ldk per affrontare
la difficile transizione dei prossimi mesi: una soluzione già
sperimentata dopo le elezioni del 2001, quando si formò un
esecutivo di coalizione guidato da Bairam Rexhepi, del Pdk, a cui
parteciparono tutti i principali partiti, Ldk in testa.
Uno scenario complesso a
cui solo i risultati del voto potranno iniziare a dare qualche
risposta.