16/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Apre i battenti a Rangun una enorme asta pubblica di rubini e giade birmane. Per sovvenzionare il regime militare
scritto da gianluca Ursini
 
E' cominciata a Rangun la maggiore fiera delle gemme di Birmania. Mentre lo scorso mese l'associazione dei gioiellieri d'America aveva messo il bando all'import di gemme dalla Birmania seguito dai maggiori dealer asiatici, il regime birmano continua impunemente a trarre sostentamento dalle gemme.
 
giada birmanaFiera Cinese Questo dopo che una Fiera in Cina a fine ottobre aveva già messo in mostra i preziosi del sottosuolo birmano, oltretutto con l'avallo dell'Asean, comunità economica dell'estremo oriente, come denunciato dalla Ong umanitaria 'Human Right Watch' che in un rapporto denuncia lo sfruttamento da parte della Giunta di questa opportunità, e chiede ai maggiori importatori, Cina e Thailandia, di non fare più affari coi militari, finchè San Suu Kii sarà ancora imprigionata e non sarà restaurata la democrazia nel Paese asiatico. “La vendita di queste gemme permette ai militari di realizzare contanti facili e rimanere per il momento al potere” ha detto responsabile per “Business e diritti umani” di Hrw, Arvind Ganesan, “la giada e i rubini birmani sono delle vere meraviglie della natura, ma la dura realtà è che il mercato di queste pietre sostiene la violazione di diritti umani fondamentali”.
 
 
l'asta di Rangun è prontaIl 90 percento dei rubini mondiali Il regime ha organizzato una asta internazionale al 'centro congressi del Myanmar' di Rangun dal 14 al 26 novembre. Enormi quantità di gemme, decine di migliaia saranno quotidianamente in vendita; i più famosi tra i preziosi birmani sono la giada e i rubini. Circa il 90 percento dei rubini mondiali viene da questa sfortunata terra. La Birmania è anche la maggiore produttrice mondiale di giadeita, un tipo di petra dura molto rinomata dal verde scuro. La ditta statale 'Myanmar Gems Enterprise' ha dichiarato per il 2006 profitti dal solo commercio di rubini per 300 milioni di dollari Usa. Un incremento rispetto al 2005 del 45 percento. Questo ne fa il terzo produttore di reddito nel Myanmar dopo le altre due imprese statali maggiori, la Myanmar Gas and Oil, che esporta gli idrocarburi, e la Myanmar Timber, che esporta il legno pregiato, come il tek. Le aste pubbliche, come quella incorso, si tenevano annualmente fino al 1992, da quando sono diventate semestrali. Ma dal 2004 il regime ha preso l'abitudine di convocarne alcune a casaccio, per tappare le falle del sempre disastrato bilancio pubblico. Questa vendita pubblica è la prima a tenersi dopo la repressione violenta iniziata il 25 settembre delle proteste democratiche. E' già stata rinviata due volte per timore che lo sdegno internazionale per il regime militare attirasse pochi compratori. Come riportato a PeaceReporter dal fotoreporter italiano Aldo Pavan (“Birmania, le vie dell'oppio” si intitola il suo reportage fotografico dal Paese) la regione dei rubini è altamente militarizzata e l'accesso è proibito a chi non vive nella zona. I militari controllano tutto la produzione è l'estrazione delle gemme, molto spesso concludendo affari sottobanco per intascare tutto il compenso. Inoltre l'accesso limitato ha reso impossibile l'accesso a cure più adeguata per gli infettati di Hiv,col risultato che il tasso di sieropositivi in zona è ora il più alto del Sud Est asiatico. Le condizioni di lavoro nelle miniere di gemme birmane sono denunciate dall'Onu come ''spaventose'', mentre sono stati accertati disastri ecologici a catena nella regione a causa dello sfruttamento indiscriminato e troppo vorace del territorio.
 
enomre blocco di giadeite alla FieraCina e Thailandia, i due clienti I due maggiori clienti delle gemme birmane, a cui si rivolge l'appello di Human R .W. Sono thailandia e Cina. La giada birmana è molto usat ain Cina, e si crede che sarà largamente utilizzata per preparare parecchi souvenir in vista di Pechino 208, l eprossime Olimpiadi.
Sempre in Cina, a Nanning, si è tenuta da 28 al 31 ottobre nello Yunnan la più grande compravendita di gemme dell'area economica Asean. La vendita di preziosi birmani ha fruttato, secondo il Myanmar Times, circa 27mila dollari Usa al giorno. Le gemme birmane, comunque, per lo più vengono importate in thailandia, da dove vengono tagliate, pulite e smerciate sui mercati giapponese, europeo e americano. Uguale industria s'è sviluppata nel Bengala indiano, ma con meno export verso l'europa. Una larga fetta di rubini viene direttamente importata in Svizzera, da dove prende dopo un primo taglio la strada dell'America, senza una certificazione che faccia risalire alla Birmania la sua provenienza, nonostante il 90 percento dei rubini mondiali sia birmano, e gli Svizzeri notoriamente non producano rubini. Ma consoliamoci, la democrazia non è per sempre. Un prezioso sì.
 

Gianluca Ursini

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