09/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a un giornalista israeliano sui “refusnik” di Jaffa
manifestazione di solidarietà ai refusenickIl tribunale della Suprema Corte militare israeliana di Jaffa ha condannato, il 4 gennaio 2004, cinque “refusnik”, così sono definiti i soldati che si rifiutano di prestare servizio militare nei Territori Occupati. La pena: un anno di reclusione che si aggiunge ai sette mesi di carcerazione preventiva.
 
Nella sentenza si legge che Noam Bahat, Matan Kaminer, Adam Maor, Haggai Matar e Shimri Tsameret (i nomi dei cinque militari) anche se “moralmente e ideologicamente contrari all’idea di far parte di un esercito che, secondo loro, commette azioni immorali”, hanno meritato la condanna perché “il loro rifiuto non deriva solo da questo, ma dal loro desiderio di colpire l’opinione pubblica e influenzare il comportamento di altri, causando infine sostanziali modifiche nelle politiche del governo e quindi la fine dell’occupazione”.
I ragazzi sono tutti studenti di scuola media superiore. In Israele la libertà di coscienza è considerata un diritto fondamentale riconosciuto dalla legislazione, ma non esiste servizio civile sostitutivo e, per tutti i cittadini, sono previsti tre anni di servizio militare obbligatorio. I cinque militari non possono essere considerati obiettori di coscienza e quindi il loro rifiuto di prestare servizio militare nei Territori Occupati, è considerato, dal punto di vista giuridico, una scelta politica e non morale.
I genitori degli obiettori si sono uniti in un’associazione con lo scopo di fare pressione sulle autorità israeliane con l’obiettivo di ottenere la scarcerazione immediata dei giovani. I familiari dei soldati hannosottoscritto 
un appello che Dan Rabà, corrispondente del quotidiano Europa da Israele, si sta impegnando a diffondere al di fuori del territorio d'Israele.
 
Signor Rabà, perché un giornalista sente la necessità di impegnarsi in prima persona per la diffusione di una petizione?
 
Ritengo importante che in Italia si sappia che l’opinione pubblica israeliana, rispetto al conflitto con i Palestinesi, è profondamente divisa. E’ bene che venga sottolineato come la realtà interna di Israele veda crescere l’opposizione alla politica del governo israeliano, soprattutto tra i giovani e i militari.
 
Crede che in Italia non ci sia la giusta percezione di queste diversità?
 
Generalmente in Italia chi appoggia la pace in Medio Oriente appoggia la causa palestinese, ma ignora o conosce poco tutta una serie di gruppi della società civile israeliana, più o meno grandi, che si oppongono all’occupazione militare dei Territori palestinesi, alla violazione dei diritti civili dei cittadini dei territori e al conflitto in generale. Non tutti gli Israeliani sono favorevoli all’occupazione della Palestina.
 
In Israele questa opposizione ha spazio per far conoscere le sue posizioni?
 
Questi gruppi sono osteggiati dal governo e le loro attività sono spesso ignorate dalla stampa. I genitori dei ragazzi condannati hanno preso questa iniziativa e ho deciso di aiutarne la diffusione, anche in Italia.
 
TESTO DELLA PETIZIONE
 
I nostri figli – Adam, Haggai, Matan, Noam e Shimrì – sono stati condannati praticamente a un illimitato periodo di detenzione in un carcere militare (quando sarà scontata la pena, il processo ricomincerà da capo se i ragazzi non si arruoleranno).
 
Il crimine da essi commesso è quello di rifiutarsi di prestare servizio nell’esercito d’Israele che occupa i Territori palestinesi e opprime la popolazione.
 
Hanno preferito essere prigionieri piuttosto che carcerieri.
 
Siamo convinti che siano stati condannati per le loro idee. Crediamo che la severità di questa punizione rifletta la paura che il governo d’Israele nutre verso queste opinioni.
 
L’intenzione del governo israeliano è di eliminare queste idee attraverso l’intimidazione.
 
Il successo di questa politica conta sul silenzio dei media. Noi non lo permetteremo!
 
Appoggiando la petizione, appoggerete gli obiettori e combatterete contro l’intimidazione e la politica del governo israeliano.
 
Pensiamo che un massiccio supporto alla petizione possa influenzare il governo.
 
Vi chiediamo di firmare la petizione e di lavorare con noi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda.
 
Indirizzata al primo ministro d’Israele, Ariel Sharon
 
Sembra che il vostro governo condanni questi ragazzi per le loro idee. Questi giovani hanno scelto di dire la verità, cioè che il comportamento dell’esercito israeliano offende le loro coscienze.
Loro credono che l’esercito non debba essere usato per opprimere un altro popolo. L’esercito d’Israele deve avere un ruolo unicamente difensivo. Sembra fare esattamente l’opposto occupando i Territori palestinesi e negando loro i più elementari diritti civili. Questo distrugge anche la società civile israeliana, i suoi valori morali, la sua economia e provoca attacchi terroristici.
Non è un esercito di difesa, al contrario. Invece i giovani d’Israele potrebbero servire la società svolgendo un servizio civile.
Capiamo che è molto difficile per il vostro governo sentire la voce della coscienza, ma infliggere dure sentenze serve solo a intimidire altri ragazzi.
Chiediamo la liberazione immediata dei cinque obiettori.
 
Il sito dove è possibile firmare la petizione, leggere la storia dei cinque ragazzi e le loro testimonianze è www.refuz.org.il  
 

Christian Elia

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