Il tribunale della Suprema Corte militare israeliana di Jaffa ha condannato,
il 4 gennaio 2004, cinque “refusnik”, così sono definiti i soldati che si rifiutano
di prestare servizio militare nei Territori Occupati. La pena: un anno di reclusione
che si aggiunge ai sette mesi di carcerazione preventiva.
Nella sentenza si legge che Noam Bahat, Matan Kaminer, Adam Maor, Haggai Matar
e Shimri Tsameret (i nomi dei cinque militari) anche se “moralmente e ideologicamente
contrari all’idea di far parte di un esercito che, secondo loro, commette azioni
immorali”, hanno meritato la condanna perché “il loro rifiuto non deriva solo
da questo, ma dal loro desiderio di colpire l’opinione pubblica e influenzare
il comportamento di altri, causando infine sostanziali modifiche nelle politiche
del governo e quindi la fine dell’occupazione”.
I ragazzi sono tutti studenti di scuola media superiore. In Israele la libertà
di coscienza è considerata un diritto fondamentale riconosciuto dalla legislazione,
ma non esiste servizio civile sostitutivo e, per tutti i cittadini, sono previsti
tre anni di servizio militare obbligatorio. I cinque militari non possono essere
considerati obiettori di coscienza e quindi il loro rifiuto di prestare servizio
militare nei Territori Occupati, è considerato, dal punto di vista giuridico,
una scelta politica e non morale.
I genitori degli obiettori si sono uniti in un’associazione con lo scopo di fare
pressione sulle autorità israeliane con l’obiettivo di ottenere la scarcerazione
immediata dei giovani. I familiari dei soldati hannosottoscritto
un appello che Dan Rabà, corrispondente del quotidiano Europa da Israele, si
sta impegnando a diffondere al di fuori del territorio d'Israele.
Signor Rabà, perché un giornalista sente la necessità di impegnarsi in prima
persona per la diffusione di una petizione?
Ritengo importante che in Italia si sappia che l’opinione pubblica israeliana,
rispetto al conflitto con i Palestinesi, è profondamente divisa. E’ bene che venga
sottolineato come la realtà interna di Israele veda crescere l’opposizione alla
politica del governo israeliano, soprattutto tra i giovani e i militari.
Crede che in Italia non ci sia la giusta percezione di queste diversità?
Generalmente in Italia chi appoggia la pace in Medio Oriente appoggia la causa
palestinese, ma ignora o conosce poco tutta una serie di gruppi della società
civile israeliana, più o meno grandi, che si oppongono all’occupazione militare
dei Territori palestinesi, alla violazione dei diritti civili dei cittadini dei
territori e al conflitto in generale. Non tutti gli Israeliani sono favorevoli
all’occupazione della Palestina.
In Israele questa opposizione ha spazio per far conoscere le sue posizioni?
Questi gruppi sono osteggiati dal governo e le loro attività sono spesso ignorate
dalla stampa. I genitori dei ragazzi condannati hanno preso questa iniziativa
e ho deciso di aiutarne la diffusione, anche in Italia.
TESTO DELLA PETIZIONE
I nostri figli – Adam, Haggai, Matan, Noam e Shimrì – sono stati condannati praticamente
a un illimitato periodo di detenzione in un carcere militare (quando sarà scontata
la pena, il processo ricomincerà da capo se i ragazzi non si arruoleranno).
Il crimine da essi commesso è quello di rifiutarsi di prestare servizio nell’esercito
d’Israele che occupa i Territori palestinesi e opprime la popolazione.
Hanno preferito essere prigionieri piuttosto che carcerieri.
Siamo convinti che siano stati condannati per le loro idee. Crediamo che la severità
di questa punizione rifletta la paura che il governo d’Israele nutre verso queste
opinioni.
L’intenzione del governo israeliano è di eliminare queste idee attraverso l’intimidazione.
Il successo di questa politica conta sul silenzio dei media. Noi non lo permetteremo!
Appoggiando la petizione, appoggerete gli obiettori e combatterete contro l’intimidazione
e la politica del governo israeliano.
Pensiamo che un massiccio supporto alla petizione possa influenzare il governo.
Vi chiediamo di firmare la petizione e di lavorare con noi per attirare l’attenzione
dell’opinione pubblica sulla vicenda.
Indirizzata al primo ministro d’Israele, Ariel Sharon
Sembra che il vostro governo condanni questi ragazzi per le loro idee. Questi
giovani hanno scelto di dire la verità, cioè che il comportamento dell’esercito
israeliano offende le loro coscienze.
Loro credono che l’esercito non debba essere usato per opprimere un altro popolo.
L’esercito d’Israele deve avere un ruolo unicamente difensivo. Sembra fare esattamente
l’opposto occupando i Territori palestinesi e negando loro i più elementari diritti
civili. Questo distrugge anche la società civile israeliana, i suoi valori morali,
la sua economia e provoca attacchi terroristici.
Non è un esercito di difesa, al contrario. Invece i giovani d’Israele potrebbero
servire la società svolgendo un servizio civile.
Capiamo che è molto difficile per il vostro governo sentire la voce della coscienza,
ma infliggere dure sentenze serve solo a intimidire altri ragazzi.
Chiediamo la liberazione immediata dei cinque obiettori.
Il sito dove è possibile firmare la petizione, leggere la storia dei cinque ragazzi
e le loro testimonianze è www.refuz.org.il