14/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ideologo di Jamaa al-Islamiya si dissocia da al-Qaeda. Un colpo per Zawahiri proprio dal suo Egitto
“Quello che stiamo preparando è un documento davvero importante. Sarà l'iniziativa più grande di Jamàa al-Islamiya verso i suoi sostenitori in Egitto e all'estero. Verrà chiesto il blocco di tutte le operazioni jihadiste all'interno dei paesi arabo – islamici, la fine dell'uccisione dei civili in genere e dei turisti di tutte le nazionalità”.

Un libro dirompente. Najih Ibrahim, portavoce del gruppo islamista egiziano Jamàa al-Islamiya, ha annunciato così la pubblicazione, prevista per domenica prossima, nel nuovo prontuario sulla teoria jihadista scritto da Sayd Imam, l'ideologo del gruppo, noto anche come il dottor Fadel.
La notizia non è di secondo piano, se si tiene conto che Imam viene considerato una vera e propria autorità in materia di jihad. Secondo le prime indiscrezioni, confermate dallo stesso Ibrahim, il libello di circa 80 pagine sancirà una presa di distanza netta dalla strategia e dal supporto ideologico dell'organizzazione di al-Qaeda. Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il numero due di al-Qaeda, si è sempre ispirato alle teorie di Imam per dare, con forzature evidenti, una copertura teologica alle iniziative del gruppo terroristico. Sancire che l'uccisione di civili non c'entra nulla con la jihad significa infliggere un duro colpo alla propaganda di al-Zawahiri e di Osama bin Laden.

Una lunga scia di sangue. Jamàa al-Islamiya, letteralmente Gruppo Islamico, nata negli anni Settanta dopo la rinuncia alla violenza da parte dei Fratelli Musulmani, è considerata un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, dall'Unione europea e dal governo egiziano. L'obiettivo dichiarato della formazione è il rovesciamento dell'attuale governo egiziano e l'instaurazione di una repubblica islamica.
Tra le tante accuse che vengono mosse a Jamàa al-Islamiya, spicca l'omicidio del presidente egiziano Sadat nel 1981, che aprì la strada al dominio di Hosni Mubarak che dura ancora adesso.
Per non dire dell'attacco del 17 novembre 1997 contro un gruppo di turisti a Luxor, nel quale morirono 57 stranieri e quattro guide egiziane.
La repressione contro Jamàa al-Islamiya da parte degli apparati di sicurezza di Mubarak è stata molto dura. Il movimento, privato dei leader storici e di migliaia di militanti, nel 2003 ha annunciato una sorta di ritirata strategica. Nel 2006 però, secondo alcuni esperti d'intelligence e secondo quanto dichiarato dallo stesso al-Zawahiri in un messaggio video, Jamàa al-Islamiya era entrata nell'orbita di al-Qaeda.

Ripensamento interessato? Questo passaggio di campo, come in altri casi simili, aveva lasciato molto perplessi alcuni analisti.
L'annuncio della pubblicazione del libro di Imam, considerate le anticipazioni, sembra ribadire la volontà di Jamàa al-Islamiya di prendere le distanze da al-Qaeda.
Ma Sayd Imam si trova in carcere da tempo e questa circostanza, secondo alcuni, sarebbe la vera chiave di lettura dell'iniziativa del medico ideologo dell'organizzazione egiziana.
Il quotidiano saudita al-Watan, citando fonti vicine al movimento di Imam, sostiene che il leader di Jamàa al-Islamiya sarebbe stato spinto dalle autorità egiziane a scrivere questo libro, per indebolire al-Qaeda. In cambio di un regime carcerario più blando o, secondo alcuni, di un corrispettivo economico.
Sayd Imam però è detenuto da anni, e pare difficile che un uomo ritenuto duro e puro si venda per soldi o per un vantaggio personale, anche se non sarebbe né il primo né l'ultimo.
Motivazioni a parte, resta un duro colpo per al-Qaeda in generale e per l'influenza teorica di al-Zawahiri in particolare, che spesso ha citato i libri di Imam come punto di riferimento.

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità