L'ideologo di Jamaa al-Islamiya si dissocia da al-Qaeda. Un colpo per Zawahiri proprio dal suo Egitto
“Quello che stiamo preparando è
un documento davvero importante. Sarà l'iniziativa più
grande di Jamàa al-Islamiya verso i suoi sostenitori in Egitto
e all'estero. Verrà chiesto il blocco di tutte le operazioni
jihadiste all'interno dei paesi arabo – islamici, la fine
dell'uccisione dei civili in genere e dei turisti di tutte le
nazionalità”.
Un libro dirompente. Najih
Ibrahim, portavoce del gruppo islamista egiziano Jamàa
al-Islamiya, ha annunciato così la pubblicazione, prevista per
domenica prossima, nel nuovo prontuario sulla teoria jihadista
scritto da Sayd Imam, l'ideologo del gruppo, noto anche come il
dottor Fadel.
La notizia non è di secondo
piano, se si tiene conto che Imam viene considerato una vera e
propria autorità in materia di jihad. Secondo le prime
indiscrezioni, confermate dallo stesso Ibrahim, il libello di circa
80 pagine sancirà una presa di distanza netta dalla strategia
e dal supporto ideologico dell'organizzazione di al-Qaeda. Ayman
al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il numero due di al-Qaeda,
si è sempre ispirato alle teorie di Imam per dare, con
forzature evidenti, una copertura teologica alle iniziative del
gruppo terroristico. Sancire che l'uccisione di civili non c'entra
nulla con la jihad significa infliggere un duro colpo alla propaganda
di al-Zawahiri e di Osama bin Laden.
Una lunga scia di sangue. Jamàa
al-Islamiya, letteralmente Gruppo Islamico, nata negli anni Settanta
dopo la rinuncia alla violenza da parte dei Fratelli Musulmani, è
considerata un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti,
dall'Unione europea e dal governo egiziano. L'obiettivo dichiarato
della formazione è il rovesciamento dell'attuale governo
egiziano e l'instaurazione di una repubblica islamica.
Tra le tante accuse che vengono mosse a
Jamàa al-Islamiya, spicca l'omicidio del presidente egiziano
Sadat nel 1981, che aprì la strada al dominio di Hosni Mubarak
che dura ancora adesso.
Per non dire dell'attacco del 17
novembre 1997 contro un gruppo di turisti a Luxor, nel quale morirono
57 stranieri e quattro guide egiziane.
La repressione contro Jamàa
al-Islamiya da parte degli apparati di sicurezza di Mubarak è
stata molto dura. Il movimento, privato dei leader storici e di
migliaia di militanti, nel 2003 ha annunciato una sorta di ritirata
strategica. Nel 2006 però, secondo alcuni esperti
d'intelligence e secondo quanto dichiarato dallo stesso al-Zawahiri
in un messaggio video, Jamàa al-Islamiya era entrata
nell'orbita di al-Qaeda.
Ripensamento interessato? Questo
passaggio di campo, come in altri casi simili, aveva lasciato molto
perplessi alcuni analisti.
L'annuncio della pubblicazione del
libro di Imam, considerate le anticipazioni, sembra ribadire la
volontà di Jamàa al-Islamiya di prendere le distanze da
al-Qaeda.
Ma Sayd Imam si trova in carcere da
tempo e questa circostanza, secondo alcuni, sarebbe la vera chiave di
lettura dell'iniziativa del medico ideologo dell'organizzazione
egiziana.
Il quotidiano saudita al-Watan,
citando fonti vicine al
movimento di Imam, sostiene che il leader di Jamàa
al-Islamiya sarebbe stato spinto dalle autorità egiziane a
scrivere questo libro, per indebolire al-Qaeda. In cambio di un
regime carcerario più blando o, secondo alcuni, di un
corrispettivo economico.
Sayd Imam però
è detenuto da anni, e pare difficile che un uomo ritenuto duro
e puro si venda per soldi o per un vantaggio personale, anche se non
sarebbe né il primo né l'ultimo.
Motivazioni a
parte, resta un duro colpo per al-Qaeda in generale e per l'influenza
teorica di al-Zawahiri in particolare, che spesso ha citato i libri
di Imam come punto di riferimento.