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Il metodo utilizzato dalle Nazione Unite e dall'Unione Europea per inserire sospetti nella lista nera del terrorismo è ' totalmente arbitrario' e 'viola i principi fondamentali della legge e dei diritti umani'. A stabilirlo, la Commissione degli affari giuridici e dei diritti umani del Consiglio d'Europa, presieduta dallo svizzero Dick Marty. La commissione ha richiesto una revisione urgente delle metodologie praticate, in modo che individui e gruppi inseriti nella lista nera - che prevede il congelamento dei beni e il divieto di spostamento - abbiano accesso alle prove contro di loro, diritto a un processo equo e a risarcimenti in caso di innocenza.
Un messaggio preoccupante. "In Europa, un serial killer ha più diritti di una persona inclusa nella lista
nera del terrorismo - ha dichiarato Marty -. La lotta al terrorismo è imprescindibile,
ma non possiamo, in nome di questa lotta, derogare ai principi fondamentali di
una società democratica". La commissione ha elaborato una risoluzione che verrà
dibattuta dal Consiglio d'Europa a gennaio. In essa si legge: "Se si aggiunge
alla situazione la pratica delle consegne straordinarie, dei centri di detenzione
segreta, della tortura, tutto ciò fornisce un messaggio preoccupante e devastante:
principi fondamentali come la legge e la protezione dei diritti umani sono accessori
opzionali applicabili solo durante la bella stagione".
Senza appello. Circa 370 persone e 60 organizzazioni in tutto il mondo sono nella blacklist
del Consiglio di sicurezza dell'Onu o dell'Unione Europea. "La persona o il gruppo
sospetto non ha nessuna notizia del suo inserimento in tale lista, fino a quando
non deve attraversare un confine o utilizzare un conto bancario", ha scritto Marty
nella sua relazione. Il presidente della commissione ha citato un caso ben noto,
quello di Youssef Nada, 75enne finanziere egiziano con cittadinanza italiana,
che ha vissuto in Svizzera per anni "senza mai avere problemi con nessuno". Nel
2001 fu inserito nella lista nera del Consiglio di Sicurezza dell'Onu perchè sospettato
di avere finanziato gli attacchi dell'11 settembre. "E' stato accusato - spiega
Marty - senza essere stato informato del fatto e senza possibilità di appello".
Nessuna difesa. Dopo un'indagine durata 4 anni, nessuna prova a suo carico è stata addotta dalla
magistratura svizzera. Nada è un musulmano affiliato da tempo con i Fratelli musulmani,
una delle più antiche organizzazioni islamiche del mondo arabo. "Come è giustificabile,
nell'ambito della lotta al terrorismo, l'inserimento nella lista nera per più
di sei anni di un uomo contro il quale gli inquirenti di due Paesi non hanno trovato
uno straccio di prova?", si chiede Marty. La commissione ha riferito che "la più
grave violazione dei diritti umani" è l'inosservanza dei principi che prevedono
un giusto processo. Nessun individuo, tra quelli messi all'indice, può difendersi
di fronte a un giudice. Nonostante già diversi casi siano stati portati di fronte
al Tribunale europeo per i diritti umani, o di fronte ad altre corti, non vi è
stato un singolo caso in cui si è rilevata l'illegalità delle risoluzioni Onu
o dell'Unione Europea.Luca Galassi