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1.500 arresti a Lahore. Un centinaio di auto si stanno lentamente muovendo verso Kasur, a sud di Lahore,
forse per spiazzare la polizia che si aspettava invece che il corteo si muovesse
verso Islamabad, che sta a nord. Ciononostante, le forze dell’ordine stanno bloccando
molti veicoli lungo il tragitto, arrestando molti manifestanti. Arresti che si
aggiungono a quelli ‘preventivi’ condotti a Lahore durante la notte: pare che
nelle ultime 24 ore, solo in questa città, siano state arrestati 1.500 attivisti
nel corso di una massiccia operazione di polizia. Operazione condotta con metodi
assai brutali: “Sfondano le finestre, fanno irruzione nelle case, umiliano le
donne e picchiano gli uomini”, ha dichiarato questa mattina la Bhutto.
La Bhutto sotto assedio. La leader dell’opposizione è prigioniera nella sua residenza di Lahore, circondata
da ben 1.100 agenti di polizia che hanno blindato l’edificio con barricate di
filo spinato, transenne, sacchi di sabbia, camion e mezzi blindati. Dalla sua
nuova prigione, la Bhutto ha fatto sapere che cercherà comunque di uscire, ma
sarà un’impresa veramente difficile. Nelle scorse ore si era sparsa la voce di
un suo trasferimento a Karachi a bordo di un aereo dell’esercito: notizia infondata
fatta forse circolare come avvertimento.
“Musharraf deve dimettersi”. Non potendo rompere l’assedio della polizia, la Bhutto ha deciso di rompere
ogni indugio politico alzando il tiro contro Musharraf. Questa mattina, parlando
con la stampa, ha dichiarato per la prima volta che “Musharraf deve dimettersi”
– non più solo revocare lo stato d’emergenza come chiedeva fino a ieri sera –
e che lei “non sarà mai primo ministro con Musharraf presidente”. La Bhutto ha
poi annunciato che, una volta libera, lavorerà “per costruire una grande alleanza
con tutti i leader dell’opposizione, a partire da Nawaz Sharif”, l’ex premier
che da sempre rifiuta ogni dialogo con Musharraf e che nei mesi scorsi aveva criticato
la decisione della Bhutto di trattare con il generale. Enrico Piovesana