scritto per noi da
Raffaele Coniglio
Per
la mancanza di progetti concreti e la grande attesa di ciò che
seguirà alla decisione sullo status del Kosovo, prevista per
il 10 dicembre, anche i più grandi partiti, quelli che
aspirano a vincere le elezioni e a governare il paese, hanno
affrontato una campagna elettorale sterile.
Molti
i volti nuovi, tanti quelli con seri vizi legali. L’ong locale
Cohu
ha pubblicato la lista dei candidati al momento sospettati di
corruzione e atti illegali. La lista parla di 55 candidati: 21 del
Ldk, 14 del Aak, 10 dell’ Ldd, 8 del Pdk e 2 del Akr. Solo il
partito di opposizione
Ora risulta essere pulito. Sarà
per la sua esclusione dagli attuali giochi politici?
Comunque
sia, queste elezioni (le quarte dal 1999, da quando il Kosovo è
amministrato dall’Unmik) prevedono il voto di lista aperto e per la
prima volta l’elettorato potrà liberamente scegliere un
massimo di dieci (un po’ troppe forse!) preferenze all’interno
della stesso partito politico, in un sistema elettorale che rimane
proporzionale. Attualmente il parlamento è composto da 120
parlamentari, 20 dei quali spettano per legge alla rappresentanza
delle minoranze:10 ai candidati della comunità serba, 4 per
quella R.A.E. ( Rom, Ashkali ed Egiziani) 3 per i bosniaci, 2 per la
comunità turca e 1 per i gorani.
Ci
si aspetta una partecipazione più alta delle precedenti volte,
quando si è attestata ad appena il 49,5 percento. Questo nuovo
sistema elettorale ha spinto i partiti a nominare volti nuovi, ma
spesso molto popolari.
La
comunità serba (o comunque la stragrande maggioranza di essa)
è divisa sulla partecipazione o meno alle elezioni. C’è
chi sostiene, come Dragan Milosevic del Partito Forza del Popolo, che
dalla partecipazione elettorale si potranno ricevere più
benefici di quelli che si perderanno. Prescindendo dalla risoluzione
sullo status, serbi e albanesi, secondo lui, devono rimanere vicini e
concentrare l’attenzione sullo sviluppo economico della regione.
Dall’altro
lato, l’esponente del Partito Radicale serbo, Zvonko Mihajlovic, ha
invitato tutti i serbi a boicottare le elezioni, aggiungendo che non
credono nelle istituzioni locali e internazionali del Kosovo e che
andare a votare, quindi, significa riconoscere la piena autorevolezza
dell’Assemblea appena eletta e dell’amministrazione Unmik. Per il
momento soltanto il Partito Nuova Democrazia, facente capo
all’attuale ministro delle Comunità e dei Rientri, Branislav
Grbic, ha confermato la sua partecipazione alle elezioni. Nuova
Democrazia parteciperà con un chiaro programma elettorale. Il
ritorno sostenibile dei serbi del Kosovo è considerato di
cruciale importanza e può essere favorito attraverso la
coesistenza amministrativa tra tutte le comunità del kosovo,
sostiene il Ministro.
Altri
sei partiti serbi, appena pochi giorni fa, si sono rivolti al
Comitato Centrale per le Elezioni chiedendo l’inserimento nella
lista dei partiti che parteciperanno. Quanto richiesto è
tecnicamente impossibile, essendo scaduto il termine per la
presentazione delle liste. Fonti giornalistiche riportano inoltre che
Slobodan Petrovic, leader del Partito Liberale Indipendente, ha
affermato che persone manipolate da Belgrado stanno minacciando i
serbi del kosovo che saranno in pericolo se parteciperanno alle
elezioni.
Da
parte albanese, Albin Kurti, leader del Movimento Vetevendosje (
Autodeterminazione), ancora agli arresti domiciliari per gli scontri
avvenuti in Kosovo durante la manifestazione dello scorso 10 Febbraio
(2 morti e almeno 80 i feriti), afferma che ''le elezioni di novembre
serviranno solo a distrarre la gente da temi importanti come la
libertà e l’indipendenza e poi a creare una grande
coalizione Ldk – Pdk, dando legittimazione a questo marcio sistema
politico”. Il movimento Vetevendosje, da sempre critico verso
l’amministrazione Unmik e la sua gestione politico-amministrativa
del Kosovo, si dice completamente contrario a queste elezioni. Solo
dopo un referendum sull’indipendenza del Kosovo, e solo dopo che lo
status del Kosovo sarà cambiato, potranno esserci vere
elezioni.
La
tematica insidiosa, ma di grande impatto elettorale,
dell’indipendenza del Kosovo, è stata tenuta in quarantena. Il
più grande partito politico, Partito Democratico del Kosovo
(Pdk) ha affrontato la sua campagna elettorale focalizzando
l’attenzione sulla necessaria riforma della tassazione per attrarre
gli investitori stranieri in Kosovo. Si promette che lo sviluppo
economico giungerà presto, non appena le strutture legali e di
politica fiscale saranno messe a posto. La tassazione dei salari,
oggi al 20 percento, sarà ridotta della metà, fa sapere
Bedri Hamza, responsabile economico del partito.
L’Alleanza
per il Futuro del Kosovo (Aak) ha anch’essa posto lo sviluppo
economico come parte prioritaria del suo programma, giocando la carta
della costruzione imminente della termocentrale Kosova C, per far
fronte agli ormai cronici problemi elettrici.
La
proposta del più grande partito di opposizione, Partito delle
Riforme (Ora) del leader Vetun Surroi, intende invece risolvere lo
stallo economico utilizzando i milioni di euro accumulati dal
processo delle privatizzazioni e dalle imprese statali del Kosovo.
Più di 500 milioni sono le riserve delle Telecomunicazioni del
Kosovo (Ptk) e del Kosovo Trust Agency (Kta). Questi fondi saranno da
loro usati a beneficio dei cittadini, dice Ora.
Anche
il partito di Pacolli, l’Alleanza per il Nuovo Kosovo (Akr),
promette grandi scenari di benessere e sviluppo. L’Akr punta tutto
sulla riduzione del tasso di disoccupazione (supera il 50 percento).
Se venisse eletto, dice Pacolli, in un breve periodo di tempo creerà
70mila nuovi posti di lavoro. Tutto il Kosovo è pieno di
poster con le opere realizzate in giro per il mondo da kosovari
grazie all’imprenditore Pacolli.
Dal
18 novembre finiranno i sogni e le promesse, e i due milioni di
kosovari si misureranno con l’aumento del prezzo del pane, del
latte e della benzina, con la disoccupazione alle stelle e un livello
di povertà molto preoccupante. Tutti hanno speso grandi parole
su false aspettative. I temi e le fratture sociali, che riguardano i
tre quarti della popolazione sono passati in secondo piano. Un solo
partito ha impostato la sua campagna elettorale sui problemi di
emarginazione e di povertà, il Partito della Giustizia (Pd).
Se queste elezioni saranno solo un abbaglio, non c’è di che
preoccuparsi, i kosovari sapranno sempre pazientemente aspettare il
10 di dicembre, quando il tempo delle aspettative sarà finito.