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Otto minuti. I funerali militari
durano circa otto minuti, durante i quali il trombettiere intona una
melodia funebre, sette soldati della guardia d'onore sparano in aria
tre colpi a testa e la bandiera statunitense che ricopre il feretro,
ripiegata, viene consegnata ai parenti della vittima. Il celebre
fotografo newyorkese racconta di come queste cerimonie siano
apparentemente molto simili tra loro. Eppure, al termine del viaggio
che lo ha visto partecipare a oltre cinquanta sepolture in diversi
stati, l'autore conclude che “non importa quanto standardizzato sia
il cerimoniale di ogni funerale militare, non ce ne sono due uguali”.
Attraverso una selezione di cinquanta immagini a colori, Lichtenstein
invita gli spettatori a cogliere le diverse sfumature in cui si
declina la sofferenza delle famiglie. Un dolore soggettivo per una
tragedia che è una drammatica perdita per tutta la nazione.
“Molte famiglie preferiscono soffrire privatamente” racconta
l'autore. “Altre invece preferiscono ricordare i propri figli e i
propri padri come degli eroi, morti per la causa degli Stati Uniti.
Ma dietro la magnificenza e la tradizione delle cerimonie militari,
rimane il senso di un'enorme perdita, il dolore e a volte persino il
dubbio”.
Censura. Le immagini di
Lichtenstein sono una finestra su quello che il governo statunitense
cerca di nascondere: le bare dei soldati che ritornano in patria e il
bilancio delle vittime Usa in Iraq, che cresce senza sosta. Dal 2001
a oggi i soldati uccisi in Iraq sono stati 3860. Si tratta di un tema
politicamente scottante, che l'autore ha trattato con onestà,
mettendo al centro dell'attenzione i sentimenti delle persone.
Lichtenstein racconta che “alcuni sostenevano con tutto il cuore la
guerra e l'amministrazione Bush, mentre una minoranza era arrabbiata
col governo. Ma, per la maggior parte dei parenti, la morte del
proprio caro era un fatto profondamente personale, al di là
della politica”. La volontà di andare oltre la politica si
legge anche nella selezione degli scatti, che presentano gli eventi
attraverso dettagli isolati e azioni congelate. Foto silenziose e
introverse, eppure impregnate di colori saturi per veicolare le
emozioni a stento trattenute dai protagonisti. Una narrazione sospesa
che torna al presente con le scarne didascalie, in cui si descrivono
le circostanze della morte dei soldati e la loro età: 27anni,
26, 24, 19.. 18.
Coproduzione. Never coming
home è stata coprodotta da due vecchie conoscenze
dell'informazione italiana: l'agenzia Grazia Neri e l'emittente Radio
Popolare, che festeggiano rispettivamente il quarantesimo e il
trentesimo anniversario. “Mi auguro che chiunque veda la mostra
possa esprimere dentro di sé un giudizio sulla guerra” ha
dichiarato Grazia Neri. “Non si può cambiare la storia, ma
si può richiamare l'attenzione sull'inutile dolore che
scaturisce dalle guerre e sulle vite che a causa di esse vengono
sprecate”. L'esposizione si può visitare fino al 17
novembre, nella galleria dell'agenzia Grazia Neri a Milano.Naoki Tomasini