12/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una mostra racconta il dolore delle famiglie dei soldati Usa caduti in Iraq
Per tre anni, tra il 2003 e il 2006, Andrew Lichtenstein ha partecipato a funerali di soldati statunitensi, partiti per combattere in Iraq e mai tornati. Never coming home, come recita il titolo della mostra allestita a Milano, presso l'agenzia fotografica Grazia Neri.

 Otto minuti. I funerali militari durano circa otto minuti, durante i quali il trombettiere intona una melodia funebre, sette soldati della guardia d'onore sparano in aria tre colpi a testa e la bandiera statunitense che ricopre il feretro, ripiegata, viene consegnata ai parenti della vittima. Il celebre fotografo newyorkese racconta di come queste cerimonie siano apparentemente molto simili tra loro. Eppure, al termine del viaggio che lo ha visto partecipare a oltre cinquanta sepolture in diversi stati, l'autore conclude che “non importa quanto standardizzato sia il cerimoniale di ogni funerale militare, non ce ne sono due uguali”. Attraverso una selezione di cinquanta immagini a colori, Lichtenstein invita gli spettatori a cogliere le diverse sfumature in cui si declina la sofferenza delle famiglie. Un dolore soggettivo per una tragedia che è una drammatica perdita per tutta la nazione. “Molte famiglie preferiscono soffrire privatamente” racconta l'autore. “Altre invece preferiscono ricordare i propri figli e i propri padri come degli eroi, morti per la causa degli Stati Uniti. Ma dietro la magnificenza e la tradizione delle cerimonie militari, rimane il senso di un'enorme perdita, il dolore e a volte persino il dubbio”.

 Censura. Le immagini di Lichtenstein sono una finestra su quello che il governo statunitense cerca di nascondere: le bare dei soldati che ritornano in patria e il bilancio delle vittime Usa in Iraq, che cresce senza sosta. Dal 2001 a oggi i soldati uccisi in Iraq sono stati 3860. Si tratta di un tema politicamente scottante, che l'autore ha trattato con onestà, mettendo al centro dell'attenzione i sentimenti delle persone. Lichtenstein racconta che “alcuni sostenevano con tutto il cuore la guerra e l'amministrazione Bush, mentre una minoranza era arrabbiata col governo. Ma, per la maggior parte dei parenti, la morte del proprio caro era un fatto profondamente personale, al di là della politica”. La volontà di andare oltre la politica si legge anche nella selezione degli scatti, che presentano gli eventi attraverso dettagli isolati e azioni congelate. Foto silenziose e introverse, eppure impregnate di colori saturi per veicolare le emozioni a stento trattenute dai protagonisti. Una narrazione sospesa che torna al presente con le scarne didascalie, in cui si descrivono le circostanze della morte dei soldati e la loro età: 27anni, 26, 24, 19.. 18.

 Coproduzione. Never coming home è stata coprodotta da due vecchie conoscenze dell'informazione italiana: l'agenzia Grazia Neri e l'emittente Radio Popolare, che festeggiano rispettivamente il quarantesimo e il trentesimo anniversario. “Mi auguro che chiunque veda la mostra possa esprimere dentro di sé un giudizio sulla guerra” ha dichiarato Grazia Neri. “Non si può cambiare la storia, ma si può richiamare l'attenzione sull'inutile dolore che scaturisce dalle guerre e sulle vite che a causa di esse vengono sprecate”. L'esposizione si può visitare fino al 17 novembre, nella galleria dell'agenzia Grazia Neri a Milano.

 

Naoki Tomasini

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